Sinead O’Connor – Capitol Music Hall Pordenone – 16 gennaio 2020

Sinead O’Connor – Capitol Music Hall Pordenone – 16 gennaio 2020
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Pur con una backing band a tratti fin troppo blanda, il carattere e il carisma di Sinead O’Connor trascinano quella che è la prima delle tre date italiane della cantante irlandese, che torna in tour pur non pubblicando un disco da ben sei anni (I’m Not Bossy, I’m The Boss)

Il gruppo di supporto è forse l’unica macchia dell’intero show, non riuscendo nel non facile ruolo di supportare con la musica il talento, le stratificazioni e la grinta di una delle figure più discusse e contemporaneamente affascinanti del panorama pop mondiale, questo anche a causa di suoni non eccelsi.

Pur essendosi convertita all’Islam da ormai due anni, la O’Connor non si presenta sul palco con l’hijab, ma con il capo scoperto che svela quella testa rasata a zero che negli anni è diventato il suo marchio di fabbrica.

Un concerto, della durata relativamente breve ma carico di emozioni, che mostra un’artista che nella sua sfera personale si dimostra agli antipodi rispetto a colei che si presenta su di un palco.

Timida, tra una canzone e l’altra si limita a dei semplici “Thank you” carichi di sincerità per un pubblico, quello del Capitol di Pordenone, che l’ha accolta con un caloroso sold out in un giovedì di metà gennaio. Un successo clamoroso raggiunto in Europa e confermato anche dalle prevendite delle tappe in Nordamerica, andate sold out nel giro di poche ore.

E anche se molti dei presenti erano lì per quella Nothing Compares 2 U, brano inciso da Prince negli Anni Ottanta e reso famoso in tutto al mondo nella sua toccante interpretazione, lo show si è caratterizzato di numerosi momenti da ricordare.

In un viaggio tra rock, soul, il beat uptempo di 4Th And Vine e quella matrice folk che collega tutti i pezzi suonati nel corso della serata, come ad esempio Black Boys On Mopeds.

Una parentesi tra tutti merita di essere ricordata ed è quella nella quale la O’Connor, prima da sola e poi con il supporto dei suoi due chitarristi, propone delle reinterpretazioni a cappella da lasciare senza fiato di I Am Stretched on Your Grave e In This Heart.

Una cantante che, pur facendo parlare molto di sé e della sua privata, al momento di esibirsi su di un palco si spoglia di ogni gossip per dare spazio all’arte.

E, da questo punto di vista, Sinead O’Connor (oppure Shuhada’ Sadaqat, come risulta all’anagrafe da un paio di anni) può ancora oggi giocare le sue carte nel mondo della musica.

E, di fronte ad una voce così carica di pathos, si può anche mettere in secondo piano il fatto che il concerto è durato poco più di un’ora e un quarto.

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A cura di
Nicola Lucchetta

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