Il miglior Momentum dei Calibro 35: la recensione

Il miglior Momentum dei Calibro 35: la recensione
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Li abbiamo conosciuti con l’unica operazione nostalgia che ha avuto un senso degli ultimi venti anni, quella di riprendere i brani che furono le colonne sonore dei leggendari poliziotteschi anni Settanta.

E, se il mondo delle tracce inedite in realtà iniziarono ad esplorarlo già da subito (chi ricorda Eurocrime?) ed è ormai il loro modus operandi da quattro dischi, nei suoi primi anni i Calibro 35 sembravano sempre dei musicisti di quegli anni catapultati, non si sa per quale motivo, nel Terzo Millennio.

Entriamo nel dettaglio

Con Momentum si completa quindi l’evoluzione della band iniziata con S.P.A.C.E. e che ci offre in dote un collettivo che non tradisce il passato ma che non scimmiotta più quell’ispirazione che tanta fortuna le ha dato nella fase iniziale della carriera.

Non si immaginano più quindi le Alfa Giulia della polizia che sfrecciano per le vie dei Navigli. Il pensiero questa volta si collega alla musica di quegli anni, dove anche l’artista più pop in circolazione richiedeva la collaborazione di numerosi abili turnisti.

Lavoro che al tempo era ben stimato, ben retribuito e grazie al quale hanno potuto veder la luce numerose band, una tra queste i Toto.

I Calibro 35 di Momentum inseriscono nuove sfumature al loro sound: compaiono i sintetizzatori e, quasi ad omaggiare Jay Z e Dr.Dre che li hanno celebrati negli ultimi anni, trovano spazio alcune linee Hip Hop.

Linee che ricordano molto il periodo nel quale il genere era ancora un ibrido tra R’n’B e soul, come avviene nelle due collaborazioni del disco, Black Moon con MEI e non casuale accoppiata Stan Lee / Death Of Storytelling, che vede la band insieme a Illa J. 

Un disco artigianale

Come tutti i loro album, Momentum è un disco artigianale, dove ad emergere non sono synth messi in loop ma strumenti suonati da persone fisiche di grande talento.

Un approccio che per una vasta fascia di pubblico può suonare anacronistica ma che per altri è la conferma che un certo modo di fare musica non è ancora morto.

Il disco disorienta, perché l’unico fil rouge tra tutti i pezzi è chi ci suona e l’altissima qualità delle canzoni, rendendo impossibile la scelta di un brano rappresentativo.

C’è il soul, il post rock, il rap, il funk, il blues e tante improvvisazioni e un approccio, questo sì anacronistico, che mette alla prova l’ascoltatore invitandolo ad un ascolto completo di un disco che si avvicina ai 40 minuti di durata.

Certo, nell’era delle playlist, brani come Stan Lee li troverete sicuramente in una di quelle che caratterizzano le vostre giornate. Tuttavia andare contro il presente è come voler sfidare il vento con un cucchiaio.

In conclusione…

C’è tanto disorientamento, ci sono tante idee e il pensiero che domina il post ascolto è, oltre a quello di aver ascoltato un (altro) capolavoro dei Calibro 35, dove la band voglia andare a parare.

D’altronde ci troviamo in un’era dove tutto è ben definito e anche chi si professa come cross-border in realtà percorre strade battute già da altri.

Momentum è questo: un’ulteriore conferma del fatto che i Calibro 35 ripudiano etichette e generi, dando vita ad un progetto senza tempo e senza confini. Eroi del nostro tempo.

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A cura di
Nicola Lucchetta

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