Sette giorni in Giordania

Sette giorni in Giordania
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La Giordania non è stata una vacanza, è stata un viaggio interiore assieme ai chilometri percorsi fisicamente.

È stata un’esperienza che mi ha cambiato, addolcito e fatto sentire spesso fortunata ma talvolta anche molto povera. Una povertà, la mia, che risiede nell’animo occidentale di chi forse ha rinunciato a dare un valore più grande allo spirito piuttosto che alla materia.

Immergersi nella cultura millenaria giordana è stato avvincente, come scoprire un passato che in realtà è anche nostro. Un’avventura che non mi aspettavo sopra ogni cosa per una meta che ormai ha preso piede diventando quasi moda. In realtà, per non cadere nei cliché basta viverla con spirito da viaggiatore rifuggendo i tour classici.

N.B. Prima di partire si consiglia di acquistare un Jordan Pass che include il prezzo del visto e l’entrata alle principali strutture. Se di primo impatto può sembrare costoso (70 JOD a testa il prezzo base), avendo intenzione di visitare quante più cose possibili per noi è stato estremamente vantaggioso. Sul sito www.jordanpass.jo ci sono le diverse opzioni acquistabili.

Ma iniziamo con la nostra avventura.

24 maggio 2019
Viaggio – Amman (773 – 1029 Sopra LM)

Partiamo con Ryanair dall’Aeroporto di Marconi di Bologna e atterriamo in serata, dopo due ore di viaggio, all’aeroporto Queen Alia di Amman, la capitale della Giordania, a nord dello Stato. È sera e al nostro arrivo c’è subito l’automobile pronta che abbiamo prenotato da casa con la compagnia Dollar (automobile con cambio automatico, 210 euro per 7 giorni).

L’aeroporto dista circa quaranta minuti dal centro della città di Amman ed è facilmente raggiungibile da una superstrada ben illuminata.

Al nostro arrivo appoggiamo le valigie presso il Beirut Hotel sulla strada principale del centro della città e cerchiamo un posto in cui mangiare. Lasciandoci consigliare da Trip Advisor scegliamo di cenare da Hashem Restaurant che scopriamo poi essere conosciuto e frequentato da personaggi politici, da attori nonché dalla famiglia reale, molto amata in Giordania.

I tavoli sono dislocati sugli scalini che portano alla strada parallela a quella principale. I palazzi a destra e a sinistra della scalinata accolgono invece la cucina a vista e un salone interno. Decidiamo di sederci sulle scale.

Il ristorante serve esclusivamente cibo vegetariano con pietanze tipiche come Hummus e Babaganoush (salse di ceci e melanzane), pane locale, verdure fresche e the caldo alla menta. È tutto molto semplice: ti siedi e loro ti portano il cibo che hanno a disposizione. Il tutto per soli 5 JOD a testa. Una cena fantastica.

Qui è la prima volta in cui ci rendiamo realmente conto di cosa sia il Ramadan. Le persone arrivano al tavolo e si siedono per cenare anche a mezzanotte con bambini al seguito belli svegli e giocosi. Prima del tramonto infatti non è concesso mangiare.

Inoltre è la vigilia del Giorno dell’Indipendenza giordana e il clima è festoso più che mai. Dopo una camminata lungo la via principale del centro decidiamo di andare a dormire.

Durante la colazione faccio quattro chiacchere con il proprietario dell’albergo

Mi dice che per le donne è sconsigliato girare per strada con canotte o con un abbigliamento troppo scollato. Non è solo per una mancanza di rispetto ma anche per una questione di sicurezza e di disagio personale. Degna di nota poi è la peculiarità (per loro) dei capelli corti: in Giordania le donne li hanno lunghissimi e ben nascosti. Non ultimo, conclude, una donna rischia di sentirsi ancora più a disagio ad Amman poiché di turisti ce ne sono pochi nonostante sia qui che si vede la vera vita dei giordani.

Finita la colazione si riparte, anche perché è tutto chiuso.

25 maggio 2019
Jerash (600 m Sopra LM) – Monte Nebo (817 m Sopra LM) – Madaba (763 m Sopra LM)

Jerash (Gerasa) è un sito archeologico ben conservato. È talmente ben conservato che non sembra nemmeno costruito più di duemila anni fa. Prima di partire per la Giordania ci siamo informati se visitare Jerash o meno e su quasi tutte le guide abbiamo notato che viene posta ben poca enfasi sulla visita di questo sito archeologico. Non so se sia dovuto al nostro sguardo europeo, un po’ come se “hai visto Roma hai già visto tutto il meglio delle rovine romane”, ma la maggior parte dei turisti qui non viene.

Noi invece abbiamo deciso invece di farci un giretto. È un sito enorme. ENORME. Dall’esterno non se ne percepisce la magnificenza, ma quando ti addentri per le vie della grande Jerash ti sembra di fare un tuffo nel passato.

Il foro

Il primo insediamento risale ai Greci, ma è con i Romani che ha la massima espansione in special modo nel 64 a.C. con Pompeo. Si possono ancora ben distinguere i fori, le terme, i templi e il teatro.

Nota utile: se le bancarelle spesso disturbano, qui sono una manna dal cielo. Se non si ha un cappellino, una crema solare o un fazzoletto come copricapo si rischia un’insolazione poiché il sito è completamente esposto al sole senza un angolo di ombra.

All’interno del sito ci sono molti beduini che sono disposti a farti delle fotografie bellissime per pochi JOD.

Per poter spendere meno abbiamo mangiato in un ristorante di quelli più lontani al sito archeologico. Un posto ampio, pulito, pieno di fontanelle interne e piante sulla strada per il Monte Nebo e si chiama Green Valley.

Da qui siamo passati al Monte Nebo.

Non fraintendetemi, non ho intenzione ora di dire che non sia un posto importante a livello religioso ma visitare il Monte Nebo nel nostro caso non è stato troppo affascinante. È un sito molto piccolo che principalmente valorizza il luogo dove è possibile vedere la Terrasanta mostrando una mappa incisa nella pietra di tutto quello che, se il cielo è terso, si può vedere.

Nel nostro caso purtroppo il cielo è pieno di foschia e non è stato possibile vedere nulla. All’interno della chiesa costruita accanto al punto panoramico si celebra una messa con rito cattolico, dove un gruppo di filippini in pellegrinaggio prega in inglese.

Questo sito è escluso dal Jordan Pass e costa 2 JOD a persona.

Dopo quindi un breve giro ci rechiamo verso la meta definitiva della nostra giornata: Madaba, a 8 km di distanza dal Monte Nebo

Questa città che è quanto di più lontano ci possa essere dal turismo tra le mete che abbiamo visitato, mi ha davvero colpito.

Fondata dai cattolici alla fine del 1800 è un esempio di coesistenza pacifica tra religioni. Qui per la prima volta vedo donne in abiti occidentali, truccate e acconciate di fresco di parrucchiere.

Sul nostro cammino incontriamo una Chiesa Ortodossa e una Cattolica. In quella Ortodossa facciamo una breve incursione poiché non è permesso entrare durante la messa, invece in quella cattolica siamo gentilmente invitati ad entrare durante il rito e a partecipare.

Il cappellano inoltre mentre descrive la chiesa e i mosaici bizantini in essa contenuti, ci invita a seguirlo in cima al campanile per aiutarlo a suonare le campane allo scoccare delle 18:00, orario di messa.

Madaba è una città molto ventosa. Quando usciamo per cena abbiamo quasi freddo. Qui infatti una t-shirt e pantaloni di lino non bastano. Ceniamo all’Ayola Restaurant dove solo con 11 JOD ci portano una zuppa di lenticchie buonissima e due insalatone.

Il nostro Hotel è il Saint John (San Giovanni Battista è il patrono della città), molto grande, pulito e comodo. I proprietari sono cattolici e all’interno della hall hanno tutti i simboli religiosi cattolici, compresi gli oggetti e i simboli delle feste tradizionali. I proprietari dell’hotel ci ricordano, sorridendo, che da loro si possono bere vino e alcolici dato che non sono musulmani.

26 maggio
Wadi Mujib (- 100 m Sotto LM) – Karak ( 930 m Sopra LM) – Wadi Musa (1050-1450 Sopra LM)

Il Wadi Mujib è senza dubbio una delle esperienze più divertenti che io abbia mai fatto in tutta la mia vita da adulta. Si tratta di un giro a piedi tra i canyon dove tra tratti bagnati e tratti asciutti si scalano le rocce arrivando fino alla cascata che origina il fiume Wadi Mujib, che poi sfocia nel Mar Morto.

Wadi Mujib

Qui è possibile scegliere tra diversi percorsi, quello che scegliamo noi è possibile farlo senza una guida e si chiama Siq Trail. Il mio consiglio è di andare con il costume (intero sempre) e pantaloni elasticizzati comodi. Ai piedi le scarpette di gomma apposite per il canyoning oppure quelle per gli scogli.

Qui il video con la GoPro al nostro Siq Trail al Wadi Mujib. Tempo di permanenza 3 ore.

Al Castello di Kerak nella città di al-Karak arriviamo come ultima meta della giornata. È stato costruito nel XII secolo e fa parte di quelle mete poco battute che a noi invece piacciono tanto ed è un antico castello crociato costruito per dare rifugio ai crociati in un’area dove era facile controllare le vie di passaggio per Damasco e La Mecca.

Al suo interno è ancora ben visibile una cripta e una chiesa.

Questo luogo è una fiaba. Consiglio a tutti di recarvisi poiché sembra addirittura che quando si entra i colori cambino. Tutto assume una tonalità color ocra, sabbia, cosa che fa accomunare il luogo ad una fotografia d’epoca. Essere qui è mistico ed equivale a percepire la presenza di tante vite che prima di noi vi sono passate. Prima di spostarci abbiamo pranzato/cenato al Kir Heres Restaurant. Il padrone è uno chef e i piatti sono divini.

Da qui ci muoviamo sempre più a sud verso la città di Wadi Musa, punto di approdo per poter visitare la città di Petra e nata proprio a seguito della sua scoperta per il mondo occidentale ad opera dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt nel 1812. È una città molto turistica e si vede che è nuova, pulita e moderna. Qui si respira un clima più fresco e arido, soffia un bel venticello e per uscire a cena porto con me una maglia a maniche lunghe. Dopo un breve giro andiamo a dormire prestissimo data la sveglia alle 5:30. Soggiorniamo al Petra Sky Hotel. Un hotel molto basico ma pulitissimo e di nuova costruzione.

27 maggio
Petra (1396 m Sopra LM)

Ci hanno consigliato la sveglia all’alba per poter così entrare molto presto a Petra e tentare di evitare le ore più calde. L’accento sulla parola “tentare” è d’obbligo dato che non ci siamo assolutamente riusciti.

Entriamo a Petra alle 7:30 e ne usciamo alle 17:30 e devo ammettere che è stata dura. Molto dura. Purtroppo per me è tutto più complicato data la mia influenza, la sinusite e gli antibiotici ma devo ammettere che se avessi rinunciato al giro causa malattia l’avrei rimpianto a lungo. Con diversi percorsi tra cui scegliere decidiamo di prendere una strada non tracciata sulla mappa, per scoprire così aree probabilmente poco esplorate.

Petra è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO il 6 dicembre 1985 e dal 2007 è stata anche inserita tra le sette meraviglie del mondo moderno. Capitale dei Nabatei, popolo di commercianti e guerrieri, è una città interamente scolpita nella roccia che rivela il susseguirsi negli secoli della vita delle civiltà al suo interno, come il grandissimo anfiteatro romano e i mosaici bizantini.

Affermo con sicurezza che una camminata di questo tipo se fatta in primavera o autunno può essere più agevole, poiché con questi 40 gradi è davvero difficile. L’importante è comunque munirsi di acqua (noi ne abbiamo 7 litri e mezzo), di liquerizia per gli sbalzi di pressione e di frutta secca.

Potrei dilungarmi per tantissimo tempo descrivendo il nostro percorso e quello che ho visto, ma è stata una “passeggiata” di dieci ore durante le quali ho visto tanta meraviglia (e bancarelle arroccate sugli scalini con manufatti più o meno autentici) accompagnata da altrettanta fatica e felicità per aver raggiunto il monastero, ultima tappa del percorso. Ed è una sorta di pellegrinaggio.

Quel giorno abbiamo camminato per più di 25 chilometri.

28 maggio
Wadi Rum (1600 – 1734 m SLM)

Prenotato da casa con i Wadi Rum Nomads (consigliatimi da un amico e che a mia volta consiglio anche io), arriviamo alle 9:00 presso gli uffici dell’agenzia. Siamo accolti con tè nero alla menta e dopo una breve sosta, spiegandoci cosa poter fare o non poter fare durante i tour, partiamo con le jeep guidata da Mahmood, la nostra guida beduina per due giorni.

Da casa si possono scegliere diverse tappe, consiglio di visitare il loro sito per farsi un’idea della varietà dell’offerta che prevede anche dei piccoli tragitti con i cammelli, se richiesti. Nel mio caso evito, preferendo rimanere sulla jeep e percorrere quel tratto comodamente seduta all’ombra. La scelta è quella giusta mi conferma Mahmood perché il sole a picco delle 12:00 è il peggio che si possa affrontare nel deserto.

Pranzo al sacco (preparato in loco dai beduini) e dopo due ore di siesta, necessarie per il caldo, ripartiamo.

Tra le varie tappe di una meraviglia estrema, vi è però il tramonto seduti sulle dune che ricorderò per sempre come un’esperienza toccante, quasi mistica. La sabbia del deserto è rossa e morbida, sembra quasi panna montata.

Dopo la cena beduina con cibo cotto sotto la sabbia (ottime verdure), balli e danze in tenda, ci ritiriamo per una doccia e per un ultimo giro di perlustrazione al buio sotto le stelle.

Vi siete mai chiesti quante siano le stelle? Da quella sera non me lo chiedo più, perché sono troppe. E il silenzio è roboante tanto da rendermi impossibile dormire.

Faccio yoga per rilassarmi. E finalmente prendo sonno.

29 maggio
Aqaba (6 m SLM)

È stato qui che abbiamo commesso (da casa) un errore fidandoci di tutti quelli che ci hanno sconsigliato di prendere un albergo in centro preferendo quindi un albergo sul mar Rosso, dato che pareva non esserci nulla in città.

Al calar del sole (è ancora periodo di Ramadan) le famiglie si fermano lungo la strada accostando con le macchine per improvvisare un pic nic sul lungomare fatto di lussuosi mattoni bianchi, il South Beach Highway che affaccia sul Mar Rosso. Uno spettacolo meraviglioso.

Conquistata da Lawrence d’Arabia e strappata ai Turchi-Ottomani durante la Prima Guerra Mondiale, Aqaba è la seconda città per grandezza ed è l’unica città portuale della Giordania. È una città piena di vita, è moderna, luccicante, pulita. Sembra una piccola Las Vegas orientale.

Aqaba è anche il luogo dove più che altrove ho assaporato il caldo peggiore, con il termometro della macchina che tocca i 44 gradi. Durante la giornata fuori dall’acqua è impossibile stare. Un vento bollente estremamente forte ti solca la pelle come tante piccole lame e l’unica salvezza sono le fantastiche immersioni al Japanese Garden.

Aqaba è anche la città del paradosso: abbigliamento molto occidentale, jeans e maglietta in stile urbano, abituati al turismo con donne giordane senza velo e nonostante questo, in pochi sanno l’inglese. Quelli che lo sanno, in realtà lo “masticano” solo a livello di small talks.

Il Security Hotel and Chalets, l’hotel dove soggiorniamo è bellissimo, pulito e lussuoso, ma molto carente nella colazione.

30 maggio
Mar Morto (- 430 m Sotto LM)

La strada che ci porta verso il mar morto è tutta dritta e ben asfaltata, chiaramente una strada commerciale. Questa è l’unica strada che attraversa il deserto ed è davvero DESERTA. Non ci sono beduini ai lati e non ci sono cammelli. La cosa particolare di questa strada è che dalla parte di Israele (il confine è vicinissimo alla strada) si vedono irrigazioni e campi coltivati, mentre guardando dalla parte del territorio giordano quello che si vede è esclusivamente sabbia.

Arrivati sul Mar Morto iniziamo seriamente iniziato a chiederci come mai tutto fosse così deserto. Avevamo già visto in giro le città deserte, come pure le spiagge di Aqaba, ma mai come qui. Qui tutto è vuoto. Controlliamo anche online: è un periodo di altissima stagione in Giordania.

Allora come mai in giro non c’è nessuno?

Saliamo in camera (soggiorniamo all’Hilton Hotel che per gli standard degli Hilton il prezzo è molto basso) e ci prepariamo per una “nuotata” nel Mar Morto.

Il relax sulle rive del mar morto è un piacere da provare almeno una volta nella vita. I fanghi scuri sul fondo del mare, il galleggiamento nelle acque ipersaline scoprendo le tante piccole ferite che si hanno sulla pelle, e il succo di limone e menta tipico della zona, rendono il nostro ultimo giorno un qualcosa di speciale.

In acqua incontriamo una famiglia inglese di origine indiana e facciamo quattro chiacchiere. Uno di loro ci spiega che essendo il Ramadan per i giordani è troppo caldo fare il bagno nel mare e stare sotto al sole. Inoltre non possono fare il bagno poiché se entra l’acqua in bocca vengono meno al digiuno. Infatti durante i periodi di alta stagione è praticamente impossibile trovare posti negli hotel se il periodo non è quello del Ramadan perché i giordani possono accedere alle spiagge attrezzate pagando un biglietto giornaliero.

Ecco quindi il perché del prezzo ribassato dell’Hilton.

Il giorno successivo torniamo ad Amman per un ultimo alla Cittadella sito storico nel quale sono vissute diverse civiltà, e considerato uno dei più antichi luoghi al mondo che siano stati vissuti ininterrottamente da diverse civiltà, fino al suo abbandono iniziato a partire dal 1878. Gran parte della Cittadella ancora non è stata scavata e quello che si vede ora è solo una piccola parte di scavi intrapresi a partire dagli anni ’20 del secolo passato.

Devo essere sincera, per amore delle fotografie tento di sembrare sempre fresca e profumata, ma non fatevi ingannare: nel profondo desideravo solo una secchiata di ghiaccio fine fine come le granite della riviera romagnola.

Cittadella
Attenzione!
  • In Giordania il clima è molto secco e nonostante i gradi si suda molto poco e di rischia di non sentire la sete e la necessità di bere. Bevete quindi con regolarità nonostante non se ne senta l’esigenza.
  • Crema solare anche sotto gli abiti, poiché l’ustione è garantita.
  • Scarpe da Trekking ben fatte: senza quelle avrei avuto vesciche e sarei scivolata più volte.
  • In autostrada ci sono dei dossi giganteschi, nemmeno fosse un centro cittadino. Sono talmente alti che sembrava di decollare.
  • In autostrada non ci sono gli spartitraffico, quindi ATTENZIONE anche perché qui nessuno mette mai la freccia e se hanno bisogno di fermarsi per strada, lo fanno, anche al centro della carreggiata.
  • Nessun occidentale può entrare nelle moschee, noi siamo stati cacciati.
  • Fare il bagno nel Mar Morto senza poi avere un posto dove farsi subito la doccia è sconsigliatissimo e molto fastidioso. È sempre bene infatti soggiornare in un hotel dove a disposizione ci sono docce e piscine.
CURIOSITÀ
  • Durante il Ramadan i negozi stanno aperti anche di notte.
  • Ci sono un sacco di gatti rossi in Giordania e tutti si fanno avvicinare e coccolare.
  • Nei ristoranti non appena arriva il cameriere chiede in automatico se sei vegetariano o vegano o se mangi carne, così sanno cosa proporti e cosa portarti.
  • Qui si beve il centrifugato della canna da zucchero. Se vi piacciono i sapori dolci e forti è una bevanda per voi.
  • Bevanda tipica del Ramadan è il succo di datteri che ad Aqaba ci hanno offerto al nostro arrivo al ristorante.
  • Il Mar Morto sta pian piano scomparendo. Fate una scappata il prima possibile.

a cura di
Sara Alice Ceccarelli

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Sara Alice Ceccarelli

Sara Alice Ceccarelli

Giornalista iscritta all’ODG Emilia Romagna si laurea in Lettere e Comunicazione e successivamente in Giornalismo e Cultura editoriale presso l’Università di Parma. Nel 2017 consegue poi un Master in Organizzazione e Promozione Eventi Culturali presso l’Università di Bologna. Sebbene sia la “senior” del gruppo talvolta è realmente la più VEZ. Nel 2017 e 2018 si occupa dell’Ufficio Stampa degli eventi di LP Rock Events come Bay Fest, Rimini Park Rock e Sullasabbia e durante lo stesso periodo segue l’ufficio stampa del Vidia Club di Cesena. Ama il viola ma solo per le calzature e sulle pareti di casa, vive in simbiosi con il coinquilino Aurelio (un micetto nero) e per amore del fidanzato ora ama anche le moto. La sua religione è Star Wars. Che la forza sia con voi.

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