Betting On Zero: una truffa chiamata Herbalife

Betting On Zero: una truffa chiamata Herbalife
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Intendiamoci: non stupisce affatto che il succo di Betting On Zero, documentario del 2016, sia – effettivamente – “Herbalife è una truffa”
Chiunque avrebbe potuto rendersene conto. O forse no?

Facciamo un passo indietro. Che cos’è Herbalife?

Herbalife è un’azienda americana che opera dal 1980 nel settore alimentare e del dimagrimento e che promette, attraverso i suoi prodotti miracolosi, una cura eccezionale del corpo favorendo la perdita di peso e il mantenimento della salute. L’azienda distribuisce i suoi articoli in 94 nazioni (stando ai dati dello scorso anno), utilizzando una metodologia diversa da quella a cui siamo abituati ogni giorno recandoci, per esempio, in un qualsiasi negozio o in un supermercato. 

Herbalife si basa su distributori indipendenti, persone comuni incaricate dall’azienda stessa di vendere i suoi prodotti ad altri soggetti. In poche parole: non ci sono passaggi intermedi tra cliente e merce e il distributore diventa il negozio stesso, un promotore, uno sponsor.
I distributori indipendenti si affidano a quello che viene chiamato network marketing e dovrebbero guadagnare in un duplice modo: dalla vendita diretta e dalle commissioni addizionali che l’azienda gli garantisce.

Ancora un attimo. Che cos’è Betting on Zero?

L’articolo che andrete a leggere basa le sue considerazioni sul documentario statunitense intitolato Betting on Zero, un’analisi del 2016 diretta da Ted Braun (regia e sceneggiatura) che indaga sull’accusa secondo cui l’azienda Herbalife opererebbe attraverso uno schema piramidale

Il documentario – della durata di 1 ora e 44 minuti, decisamente lungo ma ricco di particolari – spiega abbondantemente tutte le logiche di mercato dell’azienda e il suo funzionamento nei dettagli.
Il punto di vista è quello di Bill Ackman, miliardario di un fondo speculativo che, attraverso la cosiddetta “vendita allo scoperto”, scommise un miliardo di dollari sul fallimento dell’azienda, mettendosi dalla parte di chi vuole dimostrare di essere stato truffato. 

Il lungometraggio si compone di numerose le interviste – sia di esperti del settore che di testimoni diretti che hanno avuto a che fare con l’azienda – che delineano per filo e per segno l’intero percorso di Bill Ackman e della sua lotta contro l’azienda. Non mancano interviste più o meno recenti, sia da parte di Bill Ackman, rilasciate ad emittenti americane, che di Mark Reynolds Hughes (fondatore di Herbalife) e di Michael O. Johnson (CEO Herbalife). Il documentario riporta anche diverse storie di persone truffate dalla società.
Lo scopo di Bill Ackman è quello di dimostrare che Herbalife operi secondo uno schema piramidale. 

Il marketing piramidale è illegale.
Partiamo. Che cos’è il marketing piramidale?

Non entreremo nei meriti delle logiche di finanza e mercato più profonde, ma cercheremo di rendervi chiara l’idea di marketing piramidale e del perché questa struttura sia illegale e truffaldina – applicandola a Herbalife.
Questa metodologia implica due elementi principali: l’arruolamento e l’investimento iniziale di denaro. Un investimento che, lì per lì, sembra incredibilmente vantaggioso e abbordabile per chiunque.

Per fare un esempio pratico, un amico viene da noi e ci propone di “entrare in azienda”, o ,ancora meglio, di “entrare nel team”, di diventare parte della “famiglia” (questi sono generalmente i termini su cui si punta maggiormente, per stabilire un contatto emotivo con l’interlocutore), promettendoci grandi guadagni e una vita di lusso con il minimo sforzo. Sembra fantastico, in effetti.

Si investe così del denaro con la speranza di un ritorno molto più copioso, si acquista il kit necessario per diventare distributori indipendenti, si comprano i prodotti che sicuramente si potranno rivendere al doppio del prezzo, ovviamente puntando ad arruolare – così come ha fatto l’amico di cui sopra – altri soggetti, che faranno la stessa cosa, facendoci guadagnare delle percentuali, così come noi le faremo guadagnare al nostro amico. 
Sembra la perfetta conclusione di una fiaba dal lieto fine.

Falso.

Inutile dire che ci sono tante clausole e tante fregature dietro questo gioco. Un gioco che arricchisce solo chi è ai vertici della piramide. Pensateci: per guadagnare davvero dovremmo arruolare tot persone, che a loro volta dovranno arruolare ancora più persone, che a loro volta… avete capito? 
Si tratta di una catena in cui “vince” chi coinvolge sempre più persone, ma chi si colloca ai livelli inferiori di questa piramide si trova a dover fare affidamento su un numero sempre maggiore di soggetti.
A dir poco impossibile. 

Per non parlare del fatto che i prodotti da acquistare (quelli che dovremo vendere ad altri soggetti per guadagnare effettivamente qualcosa) hanno una data di scadenza.
Dettaglio non trascurabile. Superate quelle date sarà necessario acquistare nuovamente tutto. E riprovarci.  Capite bene che le perdite in quantità di denaro sono ingenti e preoccupanti.

Ma veniamo alle valutazioni

Quello che più mette rabbia, guardando il documentario (che rimane senza dubbio di parte) è l’appeal che questo prodotto ha sulle persone.
Sappiamo bene che l’argomento alimentazione e perdita di peso rappresenta, ad oggi, uno tra i più seguiti. E non a caso l’America, con il suo elevato tasso di obesità, risulta tra i paesi più coinvolti dal caso Herbalife. 

La prima valutazione riguarda appunto la forte leva che l’azienda fa ogni giorno sulle insicurezze della gente. Il sentirsi a disagio con il proprio fisico è uno dei problemi forse più difficili da superare, specialmente in un mondo come quello odierno, dove Internet rappresenta una continua vetrina che espone la “perfezione”. Per quanto sia facile ammettere che non è tutto oro ciò che luccica, è altrettanto difficile non lasciare che i nostri occhi e il nostro cervello non vengano influenzati da quelle immagini che dipingono corpi scolpiti e muscoli perfetti. 

Ogni giorno veniamo bombardati da immagini che – nella stragrande maggioranza dei casi – non rispecchiano la realtà.

Herbalife ha trovato un terreno fertile per piantare i propri semi. Promesse di salute e guadagno – gli elementi che cardini di una vita felice – con il minimo sforzo e senza alcuna controindicazione
Facilmente comprensibile, d’altra parte. Ci propongo di rimanere in salute, di intraprendere un lavoro effettivamente comodo e stimolante, di dimagrire, avere un corpo come lo abbiamo sempre sognato e di guadagnare migliaia di dollari. 

In pratica Herbalife sta vendendo la felicità

Saremmo stupidi a non accettare. La felicità dentro un beverone a base di fragola in polvere.
Abbiamo quindi appurato che l’elemento legato all’aspetto fisico è tanto delicato, quanto proficuo per l’azienda statunitense che non vende sogni ma solide realtà, per usare un adagio noto dalle nostre parti.

Un’altra leva importantissima viene fatta poi su quella popolazione che – diciamocelo – non se la passa affatto bene. 
Secondo voi un imprenditore di successo, un avvocato con una villa a Malibu, un medico di grande fama, investirebbe mai il suo denaro in un progetto simile? Venderebbe beveroni nella speranza che i soggetti della sua downline facciano lo stesso, affinché possa guadagnare sulle loro vendite? La risposta è no.

Ecco perché Herbalife punta in modo consapevole e ingannevole a coinvolgere persone ingenue, che non hanno capacità di vendersi sul mercato e che possano riporre ciecamente la loro fiducia in una prospettiva di guadagno a dir poco ridicola. 
Ecco dunque che, sempre come dimostra il documentario, Herbalife punta a reclutare coloro che alle logiche di mercato sono completamente estranei, coloro che sono più deboli e per cui il cosiddetto sogno americano possa avere buone possibilità di realizzarsi. 

E veniamo al terzo ed ultimo punto. La questione della fiducia e del passaparola

Ragionate un attimo. Quanti di voi hanno provato un ristorante dopo aver visto uno spot pubblicitario? Quanti di voi invece lo hanno fatto dopo che un amico vi ha suggerito di farlo? Non c’è paragone. 

È dimostrato come il passaparola tra persone, specialmente tra amici, conoscenti e familiari, sia molto più efficace rispetto a qualsiasi altro metodo pubblicitario. Se ve lo dice un amico siete molto più propensi a comprare quel prodotto perché lui ci è passato, lui garantisce per voi, lui non vi consiglierebbe mai qualcosa di sconveniente. 

È semplice: l’arruolamento in Herbalife funziona perché mette in gioco la fiducia delle persone, ma non di sconosciuti. Di persone care. Per questo motivo l’azienda vieta in modo categorico di pubblicizzare l’attività dei distributori attraverso i canali mediatici: esporsi a livello generale farebbe perdere la presa sui rapporti di fiducia one-to-one. 
Una cosa a dir poco sconvolgente.
La sfera emotiva viene così intaccata da false promesse che nessuno sarebbe in grado di mantenere. False promesse che hanno le loro conseguenze solo su quello strato di società fragile e indifesa, talvolta ignorante ed ingenua. 

Probabilmente Betting on Zero ci ha persuasi a tal punto da farci schierare categoricamente da una parte ma, attualmente, non troviamo documentazioni valide per farci ricredere. 
Giocare con le insicurezze delle persone, comunque, rimane una delle cose più disgustose che esistano: che l’oggetto della vendita siano beveroni, calamite oppure bidet. 

a cura di
Giovanna Vittoria Ghiglione

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Giovanna Vittoria Ghiglione

Giovanna, classe 1992, è un’instancabile penna incallita. Per lei, le cose importanti passano tra inchiostro e carta: tutto il resto è noia. Impulsiva come Malgioglio davanti a un negozio di pashmine floreali, ha sempre trovato nella scrittura il rimedio più efficace contro gli errori della vita: scrivere significa pensare e pensare – purtroppo – non è da tutti. La musica ha sempre giocato un ruolo primario nella sua vita e scriverne è diventato presto un obiettivo da raggiungere. E se è vero che non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, a lei non piace proprio tutto: è passata, negli anni, da grandi classici della scena Pop dell’adolescenza, al Rock degli anni ‘90, fino all’Hip Hop – che sin da bambina ha amato grazie alla danza. Autentica sostenitrice della morte dell’Indie, oggi non ha un genere preferito nonostante le statistiche di Spotify evidenzino una grande tendenza Pop.

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