Nato da un’idea venuta in mente al regista decenni fa, Ice Cream Man punta ad essere l’horror più splatter dell’anno, proponendo un letale mix di violenza e commedia. Con un cast principalmente composto da ragazzini, volti poco noti e lo stesso Eli Roth, il film è in tutto e per tutto un’opera con un forte stampo da B-movie. Da domani 29 ottobre nelle sale italiane.
Eli Roth – per chi non ha idea di chi sia, è stato l’Orso Ebreo in Bastardi Senza Gloria di Tarantino – è una mano particolare all’interno del cinema horror. Da grande amante del genere, è sempre riuscito a trasmettere, anche nei suoi film meno riusciti, la passione per il macabro. Purtroppo però questo non è sempre bastato a portare a casa dei buoni risultati.
Partito a razzo con Cabin Fever nel 2002 – che per quanto non sia chissà cosa, è riuscito a diventare nel tempo un piccolo cult, capace di generare sequel, prequel e remake diretti da altri registi – Roth esplose nel 2005 grazie ad Hostel e al suo seguito del 2007.
Nel corso degli anni però, non è riuscito a mantenersi saldo sulla cresta dell’onda grazie al successo generato dai due Hostel. The Green Inferno (2013) e Knock Knock (2015) furono, al netto delle loro imperfezioni, le ultime scintille che riuscì a creare. Sono ormai dieci anni che Eli Roth, che ha anche provato ad uscire dal genere horror, non riesce ad ingranare più la giusta marcia, e se Thanksgiving (2023) sembrava presagire un grande ritorno in pista, solo l’anno dopo con l’enorme flop di Borderlands, siamo ufficialmente deragliati fuori strada.

Ice Cream Man, nato da un’idea che lo stesso Roth ebbe molti anni fa, con il suo giovanissimo cast e un budget di poco più di cinque milioni è in tutto e per tutto un B-movie. Un film di nicchia che solitamente è un trampolino di lancio – di rilancio in questo caso – verso produzioni più importanti. Sarà il film che permetterà a Eli Roth di rifarsi un nome nel panorama mainstream, ormai affollato da nomi come Eggers, Peele, Cregger e i nascenti Baker e Parson? Scopriamolo insieme!
Trama
In una piccola cittadina, arriva un camioncino dei gelati, guidato da un silenzioso ed inquietante uomo. Tutti i bambini che mangiano uno dei suoi gelati, si trasformano in feroci assassini, ed iniziano a massacrare ogni adulto della città. Il piccolo Jared, insieme a Tommy e Mia (gli unici a non aver mangiato nulla), dovranno cercare di sopravvivere e di scoprire chi sia questo misterioso gelataio e come riuscire a fermarlo.
Non tutti sanno fare Terrifier
Nonostante quella di Ice Cream Man possa essere stata effettivamente un’idea che navigava da anni nella mente di Roth, è veramente difficile non pensare che la spinta finale per dirigere il film non sia da rintracciare nel fenomeno Terrifier.
Terrifier è una delle Cinderella Story più incredibili, non solo all’interno del panorama horror, ma in quello del cinema mondiale. Art the Clown, lo spietato killer creato da Damian Leone, nacque come personaggio di contorno all’interno del corto The 9th Circle, per poi approdare nel film antologico All Hallows’ Eve e infine iniziare una propria saga cinematografica, che nonostante i bassissimi budget, attori di nicchia e una violenza talmente spinta da essere repellente ai più, è riuscita ogni volta ad avere incassi stellari e a diventare un autentico fenomeno di culto, portando il personaggio di Art ad avere canzoni dedicate, giochi ed action figure.
Il Gelataio è una versione sbiadita e senza trucco di Art. Silenzioso ed espressivo come lui, ma neanche lontanamente inquietante e temibile. Un problema che, in generale, si porta dietro tutto Ice Cream Man. Da l’impressione di essere un Terrifier wannabe: prova a copiarne lo splatter eccessivo e la macabra ironia, senza però, andarci vicino neanche una volta.

Ice Cream Man è criminalmente noioso, anche nelle sue assurdità. Vuole essere volutamente trash ma lasciando a casa il genio: perché non basta un esercito di bambini killer che prova a possederti facendoti mangiare a forza un gelato per fare qualcosa di divertente. Bisogna saper plasmare la forma delle proprie idee, anche quelle più assurde, per poterle renderle sagaci agli occhi dello spettatore.
Un’eccessiva pigrizia
Ma come fanno delle scene così violente e assurde a non generare disgusto e divertimento allo stesso tempo? Il motivo è tutto da riscontrarsi nell’enorme pigrizia che Eli Roth dimostra di avere. Ovviamente il problema non è fare un film scanzonato, non impegnato e di puro intrattenimento, ma è farlo senza avere neanche la pretesa di fare qualcosa di curato e di mestiere.
Eli Roth sembra dimenticarsi in certi momenti come funziona la macchina da presa, con inquadrature e tagli illogici o movimenti di camera schizofrenici, che più che aumentarti l’ansia ti impedisco effettivamente di vedere bene cosa succede a schermo. La regia stessa punisce l’efficacia e l’originalità degli omicidi, non valorizzandoli appieno e non rendendo abbastanza inquietante l’esercito di bambini posseduti.
La recitazione è ad un livello veramente scarso, lasciando stare da parte i ragazzini (la bambina posseduta presente nel poster è effettivamente inquietante), ma parlando proprio degli adulti presenti nel film. Di nuovo, per riprenderlo come esempio, lo stesso Terrifier non brilla per nomi illustri o chissà che Marlon Brando nascosti, ma Ice Cream Man offre un livello poco più alto di quello che offrì The Room di Tommy Wiseau.
Sicuramente, però, gli attori non hanno beneficiato di una sceneggiatura ispirata, bensì piena zeppa di dialoghi che mirano ad essere divertenti e brillanti, ma che non fanno mai realmente ridere lo spettatore.

In conclusione
Purtroppo non si può non unirsi al coro delle recensioni negative che sono già arrivate oltreoceano. Ice Cream Man è senza dubbio uno dei film meno riusciti dell’anno, aldilà del basso budget che potrebbe in ogni caso portarlo ad un guadagno commerciale. Non spaventa, non disgusta e non intrattiene. Se siete con basse pretese e un buon gruppo di amici, andate in sala a vederlo, potreste magari riuscire a divertirvi. Se siete invece appassionati di questo genere di horror, portate un attimo di pazienza e attendete Terrifier 4.
a cura di
Andrea Rizzuto

