L’ultimo film di Gianni Zanasi, presentato alla 21ª Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public e in uscita il 26 novembre con Vision Distribution, trasforma una crisi familiare in una commedia grottesca, tra padri improbabili, debiti e una visione dell’amore sorprendentemente libera.
È andata così è l’ultimo film di Gianni Zanasi, che firma la sceneggiatura insieme a Giacomo Ciarrapico e Michele Pellegrini, a partire da un soggetto dello stesso regista.
Al centro della vicenda c’è Cecilia (Valentina Lodovini), una madre single con due figli e alle spalle tre relazioni importanti finite male. Quando la figlia maggiore Elisa (Alma Teresa Giardina) in uno stato di alterazione si ferisce al punto da rischiare la vita, la donna è costretta a chiedere aiuto proprio ai tre uomini che hanno segnato la sua esistenza: Christophe (Valerio Mastandrea), regista teatrale e padre della ragazza, Guido (Leonardo Lidi), padre del suo secondo figlio ed ex manager, e Tony (Michele Riondino), l’ultimo che Cecilia abbia sposato prima della fine della loro relazione.
Le circostanze costringono così questa famiglia allargatissima (e decisamente disfunzionale) a convivere sotto lo stesso tetto, in un casolare sperduto in campagna. Una situazione già di per sé esplosiva, destinata a complicarsi ulteriormente tra i controlli degli assistenti sociali, uno strozzino che reclama il pagamento del debito del ristorante di famiglia e la presenza di satanisti nei paraggi.
A rendere il tutto ancora più surreale contribuiscono i comportamenti decisamente eccentrici dei personaggi, l’atteggiamento da mina vagante di Tony e i vasi che vengono lanciati dalle finestre – e che ovviamente colpiscono qualcuno di sotto, come stessimo assistendo ad una puntata dei Looney Tunes.
Una famiglia fuori da ogni canone
La minaccia dell’intervento degli assistenti sociali, chiamati a verificare se Elisa possa continuare a vivere in quella casa, costituisce il vero motore d’azione, in grado di far uscire il nucleo familiare da questa situazione d’eterno conflitto. Una premessa già vista, ma estremamente funzionale nel cinema di famiglia e di buoni sentimenti: esempio cardine in Lilo & Stitch (2002), con Nani (la sorella maggiore) che fa di tutto pur di mantenere la custodia della sorella minore, seppur ritenuta incapace di garantirle un ambiente adeguato.
Qui è pressoché lo stesso, ma il regista sceglie una strada un po’ diversa, trasformando ben presto questo dramma iniziale in una commedia corale e grottesca, in cui il caos domestico – dove in conflitti culminano con fucili puntati in faccia – viene velocemente temperato man mano che i personaggi cominciano a trascorrere più tempo insieme, accettando tutte le loro contraddizioni e stranezze.
La cosa più interessante del film è proprio il modo in cui Cecilia viene tratteggiata. Non è semplicemente una madre in difficoltà, costretta a difendersi dalle istituzioni, ma una donna dalla personalità fortissima, capace di tenere ancora vicini a sé tre uomini senza che questi arrivino necessariamente a odiarsi. La sua famiglia sembra funzionare secondo regole tutte proprie, lontane da qualsiasi modello convenzionale e, proprio per questo, non prive di una loro sorprendente armonia.
Potremmo descrivere È andata così quasi come una versione italiana – e contenuta – della serie di Shameless (2011-2021), con la sua umanità sgangherata e la capacità di trovare unione anche nelle situazioni più improbabili. Il film ragiona su un’idea di famiglia contemporanea che non riconosce nella struttura tradizionale l’unico modello possibile. E, sebbene non venga mai esplicitata, emerge anche una dinamica richiamante il poliamore, grazie alla chiara visione del sentimento come totalmente libero e progressista. Ed è infatti la più grande nota di merito della pellicola, che riesce a rendere credibile – anche solo per un istante – questa visione dei legami, che non risulta mai retorica, solo utopistica per i più.
Il teatro come possibilità di ricominciare
A questa dimensione familiare si aggiunge il teatro, che diventa progressivamente uno strumento per provare a uscire dallo “stallo alla messicana tra padri”. La necessità di raccogliere il denaro per saldare i debiti di Cecilia si intreccia infatti con l’esigenza di dimostrare agli assistenti sociali che Elisa possa trovare in quella casa un ambiente adeguato. La soluzione sembra essere la realizzazione di uno spettacolo teatrale a direzione del – forse un tempo, ma ora non più – grande regista Christophe.
L’idea è tra le più riuscite del film. Il teatro non è soltanto un mezzo per convincere le istituzioni e raccogliere i soldi necessari, ma anche uno spazio in cui i personaggi possono mettere in scena, rielaborare ed esorcizzare i propri piccoli traumi.
La performance diventa così un’occasione per ritrovare una connessione umana, costringendo queste figure apparentemente incapaci di convivere a collaborare per un obiettivo comune. E proprio in questi momenti che È andata così riesce a coniugare meglio momenti grotteschi e questa disordinata dimensione domestica, dimostrando la sua anima più intimista.

Troppi siparietti, poca progressione
Il vero problema è che spesso e volentieri il film fatica a mantenere una continuità narrativa all’altezza delle sue intenzioni. Le due ore di durata finiscono per appesantire una commedia che avrebbe probabilmente trovato una misura molto più efficace nei classici novanta minuti. La sensazione è quella di un racconto eccessivamente dilatato, riempito di scenette e siparietti che non sempre contribuiscono a una progressione significativa degli eventi e che appaiono un po’ troppo slegati tra loro.
E non perché ci sia il teatro di mezzo!
Gli avvenimenti si susseguono spesso senza che si avverta una crescita narrativa sufficientemente incisiva, mentre alcuni flashback arrivano troppo tardi e avrebbero forse trovato una collocazione più efficace se distribuiti lungo il racconto. Ne deriva una struttura un po’ maldestra nella gestione dei tempi, che finisce per lasciare molte intuizioni allo stato embrionale e alcune sottotrame nemmeno chiuse del tutto.
Anche l’uso della musica risulta eccessivamente insistente. Il ripetersi 4-5 volte degli stessi brani, spesso incollati alle immagini in maniera troppo evidente, rende eccessivamente didascaliche scene emotive e situazioni che avrebbero potuto trovare una propria forza senza un accompagnamento così banale.
Tirando le somme
È andata così è una commedia dalle premesse interessanti, capace di proporre una visione dei legami familiari e sentimentali molto più libera di quanto la sua apparente leggerezza lasci immaginare.
La sua idea di famiglia, imperfetta ma incredibilmente progressista ed estranea alle convenzioni, è la grande nota di merito. A penalizzare però c’è una scrittura approssimativa che non sempre riesce a offrire i giusti tempi a varie situazioni, lasciando che le scenette siano più memorabili di una vera progressione narrativa.
a cura di
Alfonso La Manna

