“Digger”, la recensione – la satirica coppia Iñárritu-Cruise è pronta a colpirvi al cinema (come un iceberg)

In uscita oggi, giovedì 1 ottobre, “Digger”, la nuova pellicola del regista Premio Oscar Alejandro Iñárritu che, assieme a Tom Cruise, Riz Ahmed, John Goodman, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg e Jesse Plemons, racconta la storia di un ricco petroliere, alle prese con un problema decisamente più grande di lui

Cosa otteniamo se uniamo un ricco petroliere americano interessato solo al suo tornaconto (e alla sua gatta Maggie) e un Presidente degli Stati Uniti delirante e in fin di vita ad un disastro ecologico di proporzioni stratosferiche e una società sull’orlo del collasso?
Qualcuno direbbe: “I giorni nostri”.
Ed effettivamente poco ci manca.

Perché, quando a seguito di una massiccia estrazione di gas metano in Alaska l’iceberg “Judy” si stacca dalla terraferma puntando dritto verso l’Europa, la voce dei potenti si scaglia, forte, verso il colpevole, gettando il mondo nel caos.

Un copione già visto? Forse, ma mai in questo modo.
Perché Digger è folle e divertente, ma anche spietatamente lucido. Una vera e propria “radiografia”, una doccia tiepida che non risparmia nessuno. Ricchi e potenti, finti miliardari ecologisti e Capi di Stato, così come la plebe e il pubblico mansueto, che si lasciano trascinare, in balia della marea, finché uno tsunami di proporzioni gigantesche non è pronto a colpirli, stagliandosi, alto, sopra le loro teste.

E poi, improvvisamente, la quarta parete si sfonda e la pellicola diventa qualcos’altro… rivelando tutto il suo potenziale. La coppia Iñárritu-Cruise sa quello che fa e lo dimostra mettendo in scena una pellicola delirante e “senza senso”, la vera bomba (o iceberg) che vi colpirà questo ottobre!

Metacinema, in modo intelligente

Buio in sala. Un sipario si alza, piano, rivelando una bucolica e verdeggiante campagna dietro la tenda, un’oasi privata da ammirare ogni giorno, dalla sommità del proprio letto a baldacchino.
La cinepresa indietreggia, ingannando i nostri occhi. O forse semplicemente aprendosi a loro, rivelando una realtà i cui labili confini si confondono nella nostra mente.

Una tenda?
Un sipario?

Il metacinema di Digger si potrebbe racchiudere tutto in questa spiazzante, brevissima immagine, capace di abbagliare e confondere lo spettatore per un attimo, lasciandolo ammutolito a fissare lo schermo nella sala buia.
Perché nel corso dei successivi 120 minuti l’opera non tradirà mai questa sua natura, dimostrandosi più volte assurda e disorientante, ma sarà proprio attraverso l’utilizzo del metacinema che i suoi toni satirici si innalzeranno maggiormente, colpendo il pubblico dritto in faccia.

“Digger”

Non è facile rendere interessante un racconto in questo modo. Non è semplice lasciar emergere una storia al di fuori di sé senza che risulti ridicola o pretenziosa.
In Digger il cinema incontra se stesso. Il luogo non ha importanza: che sia su un palco, un palcoscenico, o un concilio ristretto; che sia in famiglia o davanti a una platea gremita, Rockwell recita, mentendo a tutti o raccontando atroci verità.

E tra i meccanismi di una fictio ben congeniata, capace di raccontare, tra le risate, la verità dietro un mondo in rovina, lo spettatore si adagia, incapace di ricordare il confine tra finzione e realtà. Trovandosi catapultato all’interno di una matrioska impazzita, in una storia dentro la Storia così verosimile da essere presa per vera. Tanto da fargli dimenticare, per un attimo, di non essere altro che il pubblico di ulteriori spettatori.

Digger

Nei panni del magnate del petrolio Tom Cruise non risulta solo perfetto, ma addirittura iconico. Perché è innegabile: l’attore non è mai stato così “in forma” sullo schermo come nel ruolo di Digger Rockwell!

Odioso, narcisista, divertente, composto, megalomane e ossessionato dalla sua gatta Maggie: l’interpretazione di Cruise arriva, sfaccettata e sopra le righe, proprio perché così era Digger. Un individuo senza scrupoli, che sfrutta tutto ciò che la Natura gli ha offerto senza troppi ripensamenti, fino al collasso globale. Un uomo che preferirebbe vedere il mondo bruciare a favore del suo profitto, ma che non riesce a porre fine alla vita della sua gatta pluricentenaria, condannandola a una fine estenuante e ad uno spossante accanimento terapeutico.

Cruise utilizza magnificamente il suo corpo lavorando sul personaggio in maniera ineccepibile, mentre la regia e la fitta sceneggiatura di Iñárritu fanno il resto, attraverso improvvisi cambi di tono e frequenti primi piani dal basso verso l’alto.

“Digger”

Il ritratto è completato. Digger Rockwell incarna spietatamente la megalomania e la spregiudicatezza dei nostri tempi, giocando con il pubblico dell’auditorium attraverso un monologo folle e travolgente, in uno show sopra le righe che è tutto un programma, mentre la Giustizia assiste, con gli occhi bendati, a questo scempio.

Quindi, segnatevi questa data!
Inizia oggi, per Tom Cruise, la sua vera corsa all’Oscar. E chissà se, con questa performance straordinaria – probabilmente la più importante della sua carriera -, saprà conquistarsi l’ambita statuetta!

“Al diavolo questo iceberg! Balliamo!”: il paradosso dei nostri tempi

La nuova pellicola di Iñárritu esplode fin da subito in un paradosso evidente, quello di una classe politica e dirigente che ha – e sta – distruggendo il futuro dell’umanità, mentre il resto del mondo rimane in silenzio a guardare.

Mediante la figura di Rockwell, gli squilibri e il delirio d’onnipotenza del Presidente degli Stati Uniti d’America Compson (interpretato da un eccellente John Goodman) e, più in generale, attraverso la folla di politici seduti sul tetto di un pianeta in fiamme, il film satirizza su una generazione ormai superata che, al tramonto della propria vita, si trova a dover decidere – spesso anche superficialmente – delle sorti di 9 miliardi di persone.

Ma c’è di più.
Perchè Digger fa satira anche su se stesso, narrando alla gente un racconto commissionato proprio da quegli stessi potenti che hanno portato il mondo al collasso, pronti a ripulirsi così la coscienza.

Dopo 25 anni la storia di Rockwell è ancora lì, intatta e immutata, divertente come una vivace barzelletta.
Una storiella esilarante, raccontata tra gli applausi scroscianti di una folla che ride, urla e si dimena, prima di fare ritorno alla mediocrità della propria vita. Prima di tornare ad immergersi in quel mondo che il petroliere stesso le ha lasciato.

Questa è l’eredità di Rockwell per la sua gente, e questa quella di Digger per noi.
Perché, se tenderete anche solo per un istante l’orecchio nella sala buia, il film sembrerà quasi sussurrarvi: “Guardateli e guardatevi.
Questi siete voi
, e – riuscite a crederci? – tutto questo sta già accadendo!” .

La storia oltre la realtà

Digger Rockwell: “Aiutami a dare forma alla storia”.
Ganesh: “Conoscono già la storia”.
Digger Rockwell: “Conoscono i fatti. La storia deve ancora essere raccontata.”

Digger, A. Iñárritu, 2026

In un periodo storico dove l’AI intacca e modifica tutto ciò che conosciamo, dove Instagram e i social network limitano la diffusione dei contenuti politici e le notizie sono rigidamente controllate dalla classe dirigente, anche la realtà può essere riscritta e cambiata.

La Storia non la si fa, ma la si crea a proprio piacimento: questo sembra suggerirci la pellicola, trattando tematiche spinose come il controllo mediatico, la manipolazione delle masse, nonché lo scarto tra il vero storico e la narrazione che di esso ci viene data.
Nei suoi 129 minuti, Digger ci insegna, dunque, che, anche di fronte a fatti concreti e d’inequivocabile certezza, è sempre possibile riscrivere una propria personalissima variante della vicenda, spacciandola per reale.

E, se anche questo non dovesse servire, perché non appellarsi in ultimo alla verità, per scagionarsi ed uscirne finalmente puliti? Forse perfino vincitori.

“Digger”

In un mondo dove il potente si “ripulisce la coscienza” diffondendo la propria versione della storia migliorata e arricchita, il futuro non è mai stato così incerto e la realtà così labile.
Il popolo, appagato e sereno, fa ritorno a casa, intrattenuto da una vicenda di cui sta ancora scontando le conseguenze. E, contemplando la propria immagine, si fissa nello specchio senza riconoscersi e senza avere minimamente la forza (o il desiderio) d’infrangerlo.

“Voi siete come me e non avreste fatto altrimenti”, afferma Digger in diretta col mondo intero.
Forse è davvero così.
E forse la provocazione lanciata da Iñárritu è finalmente pronta a colpire nel segno, facendoci riflettere su quanto accettiamo tutti i giorni senza proferire parola.

Su quanto abbiamo già condonato, per comodità e per convenienza, perché l’alternativa non risulta minimamente preferibile.

E su quello che siamo disposti ad accettare in futuro, nonostante ci ostiniamo ad affermare il contrario.

Digger vi aspetta in sala a partire da oggi, giovedì 1 ottobre, e mantiene la sua promessa: vi farà totalmente perdere la testa.

a cura di
Maria Chiara Conforti

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