Gianluca Gotto
Ci basterà mangiare il vento

Ci basterà mangiare il vento, il nuovo romanzo di Gianluca Gotto, scava nelle zone d’ombra della consapevolezza. Con Le coordinate della felicità o Come una notte a Bali, Gotto ci ha insegnato a rallentare, a mollare la presa e a riconciliarci con la lentezza. Nel corso degli anni, attraverso libri come Succede sempre qualcosa di meraviglioso, La Pura Vida o il saggio Profondo come il mare, leggero come il cielo, l’autore ha aiutato tantissimi lettori a guardarsi dentro e a ritrovare il proprio centro. Con questo nuovo libro prova ad andare oltre tutto questo.

A volte ci sembra di essere riusciti a costruire per noi stessi una corazza talmente perfetta da sembrare indistruttibile; magari dopo aver letto saggi di crescita personale, imparato a meditare e a praticare il distacco. Poi però arriva qualcosa che reintroduce il caos e ci ritroviamo nuovamente in difficoltà; quindi torniamo a chiederci se quella sensazione di inattaccabilità ci rendeva davvero felici, o ci eravamo semplicemente rinchiusi in una prigione dorata.

Ci basterà mangiare il vento
Di cosa parla Ci basterà mangiare il vento

Gotto mette in discussione l’idea di poter tenere sempre “tutto sotto controllo”. La storia si muove tra Singapore e Torino, la prima perfetta, avveniristica che rappresenta la scelta di staccarsi da tutto, la seconda raccontata come uguale a sé stessa nel tempo, che rappresenta le radici.

Il protagonista è un uomo con una storia familiare difficile, che per distaccarsi dal dolore e dal suo karma familiare ha studiato, applicato e fatto sua la filosofia orientale fino alle estreme conseguenze. A Singapore ha una “stanza del vuoto” dove medita, conosce a memoria i testi sacri e ha anestetizzato ogni possibile fonte di sofferenza.

Il meccanismo perfetto si inceppa quando sulla sua strada arriva Giorgia. Lei è l’esatto opposto: caotica, impulsiva, profondamente vulnerabile. Un uragano di emozioni che entra nel cuore del protagonista e comincia a far saltare i cardini delle sue certezze, dimostrando che la perfezione spirituale può diventare solo un modo per tenersi lontani dalla vita.

“Quella sera mi aveva insegnato una cosa: a godere delle cose piacevoli senza pensare che finiranno. Perché se la paura di soffrire dopo ti frena prima ancora di iniziare, allora la tua vita non può contemplare tramonti, viaggi, sogni, concerti, legami. Non può contemplare niente di ciò che finisce”

Viviamo nell’era dei social e dei consigli di self-help che ci vorrebbero sempre forti, focalizzati, resilienti e immuni alle difficoltà. Gotto ribalta la prospettiva dicendoci che la vulnerabilità non è un difetto da correggere, ma l’unico varco attraverso cui passa l’autenticità.

La tesi centrale del romanzo è che la serenità vera non si conquista diventando roccia, ma accettando di farsi scalfire dal vento, dal disordine e dall’imprevedibilità. È il coraggio di crollare e stare a guardare cosa succede.

A chi è rivolto e perché dovreste leggere Ci basterà mangiare il vento

Ci basterà mangiare il vento è per chi cerca una lettura che gli ricordi che va benissimo avere delle crepe. Se avete amato i libri precedenti di Gotto questo romanzo rappresenta la chiusura ideale di un cerchio e l’apertura di un nuovo capitolo in cui ognuno di noi può ritrovarsi.

È una lettura che consiglio a chi è emotivamente esausto, a chi ha cercato per anni rifugio nel controllo assoluto e, soprattutto, a chi sente che le vecchie risposte non bastano più. Se avete il coraggio di smettere di difendervi e volete scoprire cosa c’è oltre, questo libro vi prenderà per mano verso una dimensione più autentica.

a cura di
Anna Francesca Perrone

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE – “L’era dell’Acquario”: tra realtà liquida e segreti indicibili
LEGGI ANCHE –“Katabasis”: quando “l’acculturato” diventa quasi ingombrante

Related Post