Ci sono libri che chiedono di essere letti con attenzione e altri che ti costringono a girare pagina velocemente perché vuoi sapere come va a finire. E poi ci sono libri, come L’era dell’Acquario di Fabio Bacà, che riesce in maniera sorprendente a fare entrambe le cose, lasciando la sensazione che forse non capirai mai se si tratti di un thriller, un romanzo psicologico, una lettura contemporanea della realtà contaminata da un risvolto metafisico oppure forse tutte queste cose insieme.
Il libro si apre con una scena d’impatto: negli anni Ottanta, un uomo a spasso con il cane fra le montagne della Svizzera rinviene due cadaveri, una donna e un uomo, che ricorda di avere già visto in precedenza in compagnia di una bambina neonata.

Cosa sia successo ai due, non ci è dato – temporaneamente – sapere: sappiamo solo che qualche decennio dopo, a Milano, la bambina è diventata una bellissima donna e fa la sex influencer: si chiama Chloe Luscher e i video intimi che vende su Onlyfans l’hanno resa ricchissima e celebre. La sua vita è come un acquario, uno spazio in cui si muove e si mostra dando agli spettatori una parvenza di perfezione estrema, quando in realtà è in una gabbia.
Perché Chloe è fredda, apatica, ha un fidanzato ma non sembra in grado di mostrare il benché minimo sentimento: questa anestetizzazione deve per forza nascondere un segreto.
Abbiamo già due misteri da risolvere, quando incappiamo nelle figure di Samuele e del padre Paolo. Samuele è un ragazzo di 17 anni in carrozzina abbandonato dalla madre quando aveva tre anni, che una sera pianifica di suicidarsi, non per l’infelice destino riservatogli, ma per essere stato rifiutato da una ragazza. Quella sera però rientrando a casa qualcosa scombina i suoi piani, e il lettore inzierà ad avere alcune risposte, passando da situazioni esperienziali terrene a riflessioni e scoperte sull’aldilà.

Da una parte L’era dell’acquario è un romanzo ipercolto, pieno di riferimenti e riflessioni che sembrano chiedere al lettore di fermarsi e capire. Dall’altra c’è un thriller, con una tensione che cresce progressivamente e che finisce per trascinare la lettura. È forse proprio questa una delle caratteristiche più riuscite del libro: la scrittura erudita non è fine a se stessa, ma viene messa al servizio di una storia potente.
Una storia basata sulle contraddizioni: spirituale ma profondamente terrena, con personaggi alla ricerca di qualcosa che va oltre la realtà e, allo stesso tempo, immersi nella loro dimensione più concreta e umana, nelle loro difficoltà e nei ricordi di un passato tormentato.
Contraddizioni che sono utili a ricordarci quanto la vita degli altri può sembrare perfetta, ma che la realtà non sia mai davvero trasparente come sembra. A volte basta guardarla attraverso un vetro per accorgersi che, dietro ciò che vediamo, c’è molto altro. E che quello che chiamiamo acquario potrebbe essere, a seconda del punto di vista, una prigione più che un palcoscenico.
a cura di
Martina Gennari

