The echo chamber è il nuovo film di Andrea Pallaoro, tratto da un soggetto di Bernardo Bertolucci rimasto inedito a causa della sua morte. Nel cast figurano Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, presenti a Venezia per la presentazione ufficiale del film in concorso. La pellicola uscirà nelle sale il 10 settembre, distribuita da 01 Distribution.
Pallaoro si è preso una responsabilità non da poco: riportare in scena, per quanto possibile, l’idea di cinema e di racconto di Bernardo Bertolucci, grazie ad un soggetto inedito del regista. Pellicola dai protagonisti tormentati, una storia d’amore dalle complesse sfaccettature, tipiche del defunto maestro.
Ma ci troviamo, nonostante ciò, davanti ad un film valido?
Scopriamolo Insieme!

Trama
Leo (Luca Marinelli) è un produttore discografico dipendente da antidolorifici, prescrittigli dalla sua fisioterapista Anne (Alicia Vikander) – con cui ha una relazione – a causa di un dolore alla schiena.
A seguito di una overdose, tuttavia, la coppia si separa e, solo successivamente, Leo riprenderà l’attività lavorativa con la cantante Ava (Susan Sarandon). Anne, invece, nei momenti in cui il produttore non è presente si intrufolerà di nascosto in casa sua, usando i suoi oggetti, dormendo nel suo letto e vivendo la sua quotidianità senza riuscire a dimenticarlo.
Un grande amore… o forse no?
Guardiamo fin da subito in faccia la realtà nuda e cruda: il film purtroppo non funziona. Pallaoro scimmiotta la complessità di Bertolucci senza mai realmente sfiorarla. Le storie d’amore raccontate dal defunto regista erano, sì, complessate, ma anche e soprattutto realistiche, in quanto con esse venivano mostrati gli aspetti più tossici. In The echo chamber, invece, questa cosa non avviene.
Il racconto della loro relazione è frammentato, l’allontanamento a seguito dell’overdose avviene fuori campo e, cosa più grave, non viene mai giudicato in modo negativo il comportamento di Anne. L’intrufolarsi in casa di Leo viene narrato da Pallaoro come se fosse un atto incredibilmente romantico, quando in realtà stiamo parlando di uno dei comportamenti più morbosi, malati e pericolosi che una relazione amorosa possa avere.
Viene romanticizzata un’effettiva forma di stalking, senza mai analizzarne gli aspetti negativi, come Bertolucci invece avrebbe fatto. Proprio a causa di questo motivo, è assolutamente impossibile per lo spettatore provare empatia o desiderare di avere un rapporto così nella propria vita.

Personaggi insipidi
Oltre ad essere sconclusionata la relazione, sono distaccati e monocorde anche i protagonisti. Aldilà dei problemi di droga, non capisci cosa tormenti davvero il personaggio di Leo o perché sia così cupo; al contempo, non sai nulla di Anne. I due sono dei perfetti sconosciuti che non si aprono allo spettatore, cosa gravissima in una storia drammatico-romantica.
Il pubblico si ritrova quindi ad assistere a due ore di film in modo freddo, poco coinvolto e distaccato, senza mai provare un trasporto emotivo. Anche il personaggio di Ava, con la sua filosofia spicciola, non risulta realmente accattivante o interessante da ascoltare.
La vera fortuna di Pallaoro è stata quella di avere a disposizione due fuoriclasse come Marinelli e Vikander che, per quanto non diano una prova degna del loro nome, riescono a tirare fuori il meglio possibile dal materiale che avevano a disposizione.
Regia, ritmo e il finale problematico
Ad essere distaccata e anche la regia di Pallaoro, costituita da riprese spesso distanti, ferme, con pochissimo movimento, che spiano i personaggi schiacciandoli in un formato 4:3. L’amore o l’odio verso questa forma registica è ovviamente soggettiva, ma ad essere oggettivo è il ritmo non lento, ma completamente smorto che il film propone.
A salvare tecnicamente The echo chamber è la qualità delle immagini e la fotografia. La casa di Leo, unica location del film, regala – grazie alla sua estetica caratterizzata da colori scuri, principalmente tendenti al rosso – immagini visivamente accattivanti che, con le riprese ferme citate poco fa, mostrano una fotografia precisa fin nel minimo dettaglio, capace di portare lo spettatore all’interno dell’appartamento insieme ai personaggi.
Infine, risulta impossibile non rimanere sconcertati dall’ultimo quarto d’ora del film, che presenta una situazione completamente sconnessa da tutto il resto che, piazzata senza contesto, spinge il finale verso una situazione inutilmente drammatica.

In conclusione
The echo chamber è una delle più grossi delusione dell’attuale Mostra cinematografica di Venezia. Quello di Pallaoro è uno dei più grandi errori che un autore possa fare, non riuscendo a dare identità alla propria opera.The echo chamber è una pellicola vuota, che lo spettatore dimenticherà subito dopo averla vista.
E tenendo conto che il film è tratto da un soggetto inedito di un maestro come Bertolucci, questo risultato non può che considerarsi un occasione sprecata.
Un vero peccato.
a cura di
Andrea Rizzuto

