Ink: la recensione in anteprima del sensazionale inizio di Venezia83

Ad aprire l’83° Mostra del Cinema di Venezia è Ink di Danny Boyle, un racconto esplosivo sull’ascesa del quotidiano inglese “The Sun”. Di seguito potete trovare la recensione in anteprima a cura di noi di “The Soundcheck”.

L’83° Mostra del Cinema di Venezia ha dato il via alle danze con un film di apertura a dir poco scoppiettante: Ink di Danny Boyle (Trainspotting, 28 giorni dopo). Il lungometraggio segue l’ascesa del quotidiano inglese The Sun, acquisito da Rupert Murdock (qui interpretato da Guy Pearce) nel 1969 e affidato a Larry Lamb (Jack O’Connell). Di fatto, il giornale è stato a suo modo un pioniere della formula del tabloid popolare, incentrato su scoop sensazionalistici e gossip di vario genere, diventando oltre ogni previsione il giornale più venduto al mondo.

Nell’era del clickbait, delle fake news e dei social media, Ink ci riporta alle origini del giornalismo scandalistico, mettendo al centro alcuni interrogativi più che mai attuali. Dopotutto, quali limiti, se ci sono, bisogna porsi nel riportare le notizie? O forse, ancora meglio, cosa deve essere considerato “notizia”?

“The Sun”: tra innovazione e crisi dell’informazione

Danny Boyle non cerca di fornire delle risposte alle domande sopracitate, ma, indubbiamente, sono riflessioni centrali alla storia del The Sun e del giornalismo in senso più ampio. D’altro canto si può raccontare l’ascesa di questo giornale senza tenere conto delle implicazioni etiche al suo successo? Probabilmente no.

Pur problematizzando le scelte editoriali di Larry Lamb, interpretato da un magistrale Jack O’Connell, Ink non ignora l’impatto che ha avuto nel bene e nel male sul giornalismo contemporaneo. Dopotutto, The Sun è stato il primo quotidiano a sperimentare un nuovo tipo di coinvolgimento del pubblico, dando voce agli interessi effettivi dei lettori e ponendosi in aperta opposizione con l’establishment londinese del tempo. Questa rottura della norma fino a quel punto considerata intoccabile non può e non deve essere ritenuta una cosa da poco, ma, anzi, andrebbe interpretata proprio come un tassello fondamentale nella storia del giornalismo.

Allo stesso tempo, il merito di innovazione non elimina la responsabilità nei confronti della crisi dell’informazione che ha investito il mondo contemporaneo. Puntare il dito contro il The Sun come principale imputato della situazione corrente sarebbe un’enorme semplificazione e, infatti, non è nemmeno il punto a cui vuole arrivare Danny Boyle. Tuttavia, bisogna inevitabilmente considerare l’ascesa del giornale grazie soprattutto al sensazionalismo mediatico come il primo vero e proprio momento in cui certe dinamiche hanno avuto il permesso di esistere.

Il racconto di una rivalsa sociale

Ink però non è solo una riflessione sull’etica del giornalismo da tabloid, bensì il racconto di una rivalsa sociale su più fronti. Innanzitutto, la redazione del The Sun è composta da un gruppo di giornalisti considerati, per un motivo o per un altro, degli outsiders. Larry Lamb in primis è un professionista preoccupato di non poter emergere all’interno dell’establishment giornalistico. In quest’ottica, l’ascesa sotto la sua guida editoriale diventa il suo riscatto in un gruppo sociale che, fino a quel momento, aveva soffocato i suoi istinti.

Il The Sun stesso è, in fin dei conti, una piccola realtà che, per diventare competitiva, deve lottare con le unghie e con i denti contro un sistema rigido che non tollera deviazioni dalla norma vigente.

Ma, forse più di tutti, Rupert Murdock è un outsider alla ricerca di rivalsa sociale. Nel suo caso lo stigma che si porta dietro è la sua cittadinanza australiana che, agli occhi della stampa inglese del tempo, era sufficiente a considerarlo una sorta di selvaggio grezzo e poco acculturato. È dunque così sorprendente che Murdock abbia rilevato un giornale in fallimento per trasformarlo in una potenza mediatica così influente da ridefinire i confini del giornalismo stesso? 

Ma, in fin dei conti, le motivazioni di questi personaggi sono così fondamentali nel racconto della storia? Dopotutto, per citare il film stesso, il “perché” di un fatto è l’elemento meno importante nella costruzione di una narrazione. Allo stesso tempo, in un’epoca complessa come la nostra, forse vale la pena tenere in considerazione anche le motivazioni che spingono alle azioni.

In conclusione 

Dinamico ed esplosivo in virtù tanto della storia quanto del montaggio e della colonna sonora, Ink si dimostra una scelta potente come apertura di Venezia83. 

In parte racconto di rivalsa, in parte riflessione su una professione ora più in crisi che mai, l’opera in concorso di Danny Boyle merita tutti gli applausi che ha ricevuto. 

a cura di
Claudia Camarda

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