Al Festival Internazionale delle Arti di Celico, La Rajawara Dance Company ci porta nell’affascinante mondo di Bollywood alla scoperta di tutte le sue sfaccettature.
Come? chiamatela “Alchimia Creativa”
Signori miei, stento io stesso a credere a ciò che sto per dire. Pare che inspiegabilmente si possa fare arte e cultura anche in Calabria. Alcuni (sicuramente complottisti) dicono di aver intravisto addirittura David Cronenberg e Ornella Muti aggirarsi per le strade di Celico.
Roba da Area 51!
Scherzi a parte, per un Calabrese d.o.c. come me è sempre un enorme piacere poter assistere al “fiorire” di iniziative che promuovono l’arte e la cultura su questo nostro meraviglioso territorio. In questo senso, Il Festival Internazionale delle Arti di Celico è un fulgido esempio di come, con coraggio e sapienza, si possano portare a diretto contatto con i cittadini espressioni culturali e artistiche di altissimo livello.
Iniziato il 23 maggio, Il Festival si protrarrà fino al 31 e, oltre ai già citati Ornella muti e David Cronenberg (Presidente Onorario), vanta la presenza di tantissimi esponenti di rilievo nelle varie arti e in ambito culturale come Nicola Gratteri, Giovanni Veronesi, Cesare Bocci, Francesco Costabile, Paolo Girelli, Celeste Costantino, Ivan Carlei e Joséphine Bacon. Il tutto sotto la sapiente direzione artistica di Donato Santeramo e Antonio Nicaso, coadiuvati da “L’Altro Teatro“. “Alchimie Creative” non è solo il “sottotitolo“, ma è, di fatto, il filo conduttore del Festival: l’incontro tra mondi opposti crea un ponte ideale tra culture millenarie.
Bollywood. Alchimia perfetta tra Cinema e Danza
Se parliamo di culture millenarie, quella indiana è di diritto tra le più importanti. E anche nell’ambito della Settima Arte l’India ha saputo dire la sua con una produzione cinematografica di assoluto valore, estremamente rappresentativa delle forti radici di questo popolo meraviglioso.
Quella enorme macchina organizzativa e produttiva che conosciamo con il nome di Bollywood (crasi tra Bombay e Hollywood) è l’evoluzione “naturale” di una predisposizione e predilezione che questo Paese ha sempre avuto per il cinema. Ciò che rende ancor più peculiare la produzione bollywoodiana è la presenza di una fortissima componente relativa alla musica e alla danza in ogni film prodotto, non riconducibile esclusivamente a semplice “orpello”.
Il ballo serviva sia a superare le barriere linguistiche tra i diversi stati interni, sia a “camuffare” scene sensuali impossibili da mostrare esplicitamente sullo schermo, data la censura del tempo. Melodie tipiche e accattivanti, coreografie coinvolgenti… e voilà, il successo è garantito!
Non c’è dunque da stupirsi se, durante la 95ª edizione, questa peculiarità ha portato sulle rive del Gange addirittura un Oscar per la “Migliore Canzone Originale” grazie a Naatu Naatu, brano del film RRR.
Viaggio (a passo di danza) nel Cinema Indiano
Grazie alla Rajawara Dance Company, diretta da Nathalia Rajawasalala, la serata del 26 maggio si è trasformata in un godibilissimo viaggio “danzato” nel cinema indiano.
Partendo dai capisaldi come Raju di Raj Kapoor, passando per “l’Elvis Indiano” Shammi Kapoor, fino alle leggende viventi Shah Rukh Khan e Amitabh Bachchan, sul led-wall si sono susseguiti vari estratti che “narrano le gesta” di tutti questi grandi interpreti.
Ovviamente, l’accento su ogni epoca viene posto grazie alle splendide coreografie di Nathalia e del suo corpo di ballo che, di volta in volta, hanno introdotto lo spettatore dentro alle varie atmosfere. Dalla danza tipica della tradizione indiana, passando attraverso la disco anni ’70, fino ad arrivare alla produzione musicale dei giorni nostri ormai divenuta fenomeno mondiale (sì, lo so che state canticchiando Jai Ho dall’inizio dell’articolo), si viene piacevolmente travolti e ci si lascia affascinare da questa sorta di “caleidoscopio” di musica e ballo.
Anche David Cronenberg (presente in prima fila) ha sembrato gradire, così come tutto il pubblico presente, che ha partecipato divertito.
Per una sera, grazie a questa “alchimia creativa”, Celico diventa Bombay.
Vi pare poco?
In un periodo in cui si ergono sempre più spesso muri, costruire ponti è l’unica speranza che abbiamo.
Namasté
a cura di
Paolo Porco






















