“The Summer I Turned Pretty”, lo show di Jenny Han è molto più che un semplice teen drama poiché è una vera e propria cartina tornasole delle relazioni contemporanee, dipinta con una delicatezza che, alla fine della fiera, fa tutta la differenza
The Summer I Turned Pretty creata e ideata da Jenny Han (autrice della trilogia letteraria omonima, che ha contribuito anche alla sceneggiatura) vede alla regia diversi registi tra cui anche Erica Dunton (“One Tree Hill”, “Vampire Academy”, “You”).
Isabel “Belly” Conklin, interpretata da Lola Tung, è un’adolescente che trascorre le sue estati perfette a Cousins Beach. Giunta a 16 anni, Belly si ritrova inaspettatamente al centro di un complesso triangolo amoroso (che come si vedrà alla fine, non è mai stato tale) con i figli della migliore amica di sua madre, i fratelli Conrad (Christopher Briney) e Jeremiah Fisher (Gavin Casalegno), con i quali è cresciuta. Nel cast principale figurano anche Jackie Chung (Laurel Park), Rachel Blanchard (Susannah Fisher) e Sean Kaufman (Steven Conklin).
Il triangolo di cui si parla però non è tradizionale, è piuttosto un intreccio di percorsi individuali, di crescita e di consapevolezza emotiva. Tre personaggi che si cercano, si perdono, si ritrovano — ma soprattutto imparano a conoscersi.
Ci sono però anche le relazioni adulte di cui i protagonisti sono i genitori, che intessono relazioni per nulla scontate che attivano un meccanismo di empatia e solidarietà in chi ne segue la storia fuori dallo schermo.
Tra i protagonisti, le loro relazioni, la “formazione” e la colonna sonora, ne esce un lavoro corale e stratificato che soddisfa quasi i più “grandicelli” piuttosto che la Gen Z. Entriamo nello specifico, partendo dai personaggi.
Conrad, Belly e Jeremiah
Il famoso triangolo amoroso, che triangolo “probabilmente”, non è mai stato.
È piuttosto un intreccio di percorsi individuali, di crescita e di consapevolezza emotiva. Tre personaggi che si cercano, si perdono, si ritrovano — ma soprattutto imparano a conoscersi.
Conrad
Il nostro “principe misterioso”
La sua evoluzione è quella che più mi ha affascinata, non tanto per ciò che poi ne consegue ai fini della storia, quanto per la stratificazione psicologica che questo personaggio incarna.
Conrad è l’unico personaggio che, a conti fatti, fa a botte con una serie di tumulti emotivi intensi e opposti (es. la morte di Susannah, l’amore per Belly, la protezione per Jeremiah), non riuscendo minimamente, quantomeno all’inizio, a gestirli.
Viene etichettato come il “bad guy” di turno, quando in realtà, se non proprio all’inizio ma nel corso degli eventi, ha dovuto affrontare ansia e depressione.
La sua crescita è lenta, consapevole e frutto anche (sottolineiamolo) della psicoterapia, che ci viene mostrata. Conrad ci insegna che, per quanto i sentimenti possano essere intensi e prepotenti, il trucco sta nell’incanalarli e non tenerli chiusi in un cassetto, pensando di fare del bene scegliendo per gli altri.
La terza stagione lo vede liberarsi, gridare e mostrarsi, anche rompendo gli equilibri.
Belly
Da bambina a donna
Perché sì, seppur chiunque di noi abbia pensato che Belly sia stata irritante, indecisa, poco coerente, tutto ciò ha fatto parte di un processo chiamato adolescenza.
Nell’arco delle tre stagioni, abbiamo visto tre Belly diverse, tre essenze della stessa persona, attraversare diversi momenti della vita.
Durante le prime due stagioni, l’unico grande nodo da sciogliere era la scelta tra Conrad e Jeremiah.
Ma è stato sempre questo l’obiettivo? Spoiler: No.
Del tutto plausibile, per la riuscita della serie e per tenere incollate generazioni diverse, ma alla fine dei conti tutto ciò che era importante non era tra chi dei due scegliere, ma chi davvero lei fosse.
Chi è Belly, senza Conrad e Jeremiah?
Amare sé stessi, essere sé stessi, per poi sinceramente e senza indugi amare l’altro.
Jeremiah
Ah Jer…il ragazzo luminoso e solare.
Ma ciò che il sorriso nasconde è ben altro.
Contrariamente al fratello maggiore, Jeremiah è riuscito ad affrontare gli eventi senza perdersi d’animo e senza mai entrare in condizioni mentali disastrose e lesive. Però c’è un “ma”: questo “ma” è accompagnato non soltanto dal condiviso interesse per Belly, ma anche dal continuo e ridondante paragone con suo fratello.
Un’eterna lotta interiore per dimostrare agli altri (al padre) e soprattutto a sé stesso di poter essere migliore di Conrad, andando anche contro ciò che in realtà desiderava davvero.
Durante l’ultima parte dell’ultima stagione, però, abbiamo carpito la vera essenza di Jeremiah, velata da quella paura costante di essere lasciato indietro e di rimanere così da solo.
E se all’inizio è stata Belly tutto il suo mondo, alla fine il suo mondo ha iniziato a prendere forma da sé stesso e dal perseguire, senza paura, i propri sogni.

Una gioia Staylor: l’amore che comunica
In tutto questo marasma triangolare, non posso esimermi dal parlare di Steven e Taylor.
Che dire…
Loro due, sin da subito, hanno incarnato ciò che si trova alla base di una coppia funzionale: la comunicazione.
Hanno percorso le loro strade come individui, non appoggiandosi l’uno all’altra, ma supportandosi sempre.
Taylor
Vorremmo tutti un’amica come Taylor
Spigliata, intelligente, onesta… ma spaventata.
Nel corso delle stagioni, Taylor è sempre rimasta fedele a sé stessa, si è sempre spesa per gli altri (Belly, la madre… Belly, la madre…), lasciando indietro ciò che davvero voleva.
La paura, quella maledetta.
La paura dei sentimenti, la paura di apparire vulnerabile, la paura di amare qualcuno che avesse il potere di abbassare le difese.
Quando finalmente quella paura è stata affrontata, Taylor è diventata una giovane adulta, con le idee chiare e il desiderio di perseguire la propria felicità.
Steven
Più di un fratello
Se per Belly la chiarezza dei sentimenti è stata dura da accettare, per Steven, assolutamente no.
È stato un amico fedele e maturo per Jeremiah e Conrad, senza mai schierarsi da nessuna parte.
Un fratello protettivo, forse a volte un po’ bacchettone, per Belly.
E un compagno che ha fatto sentire Taylor degna di essere amata e rispettata.
Steven è rimasto Steven, accogliendo piano piano l’età adulta.

I riti di passaggio
Siamo tutti abituati (o almeno noi, da brave millennials) ai racconti di formazione dove l’adolescenza è sinonimo di crisi, conflitto, ribellione e drammi. Mentre in “The Summer I Turned Pretty” la transizione di Belly dalla fanciullezza all’età adulta non è un campo di battaglia, ma un percorso, lento e, sì, a volte doloroso.
Un dolore che si affaccia prepotente anche con temi come la malattia e il lutto, che fanno comunque parte della crescita che si attua anche attraverso il dolore.
La serie tv mette in campo la normalizzazione delle emozioni, non si urla, non si esagera e si vive il primo amore, per esempio, con un tono abbastanza pacato, così come le amicizie che si fanno più complesse.
Una narrazione quindi più realistica e sana, che presenta le vulnerabilità come tappe da affrontare e non pesi sul cuore da nascondere sotto al tappeto.
Si vive il primo amore, l’amicizia che si fa più complessa, il corpo che cambia, con un tono pacato e, per così dire, “igienico”. Tutto molto lontano dall’ansia e dalla tensione perenne che viene riscontrata in tanti altri prodotti televisivi confezionati per adolescenti e giovani adulti.
Le relazioni sane e i cliché rivisitati
Se ci penso, non tengo il conto di quante volte abbia visto serie tv e film in cui la figura genitoriale è assente o disfunzionale. Sembra un cliché generazionale che deve necessariamente ripetersi, quasi fosse un obbligo.
Qui invece questo non avviene e in maniera del tutto originale, la figura della madre viene messa in scena come cuore pulsante della narrazione, in cui le due madri sono presenti e solidali tra loro, utilizzando l’empatia come metodo di comunicazione con i propri figli.
Un modello, quindi, di cooperazione positiva tra le madri e tra le madri e i figli, che diviene sostegno generando un ambiente protetto, anche se non perfetto, per i figli nonostante le due famiglie non siano tradizionali: genitori divorziati con rapporti non idilliaci.
Il messaggio è quindi chiaro: si può raggiungere la vita adulta affrontando la crescita senza conflitti e si può essere divorziati e non andare troppo d’accordo, pur essendo un porto sicuro per i propri ragazzi. Se ci pensate è totalmente innovativo.
Si aggiornano quindi gli stereotipi e un esempio ne sono i personaggi femminili, autentici e imperfetti, con una gamma emotiva complessa così come l’approccio alla fluidità relazionale e sessuale, che viene trattata con la naturalezza, specchio della sensibilità contemporanea.

La comunità estiva: il microcosmo in cui sperimentare
La cornice della località di mare risulta come un laboratorio sociale, non è solo uno sfondo o un’ambientazione. Infatti l’estate essendo temporanea rappresenta una sorta di tempo sospeso, come una comunità chiusa e lontana dalla quotidianità.
A tutti gli effetti, questo tempo sospeso aiuta a costruire l’identità dell’individuo nella sfera personale e intima ma anche nella sfera comunitaria, di appartenenza al gruppo. Questo perché i vari accadimenti e le relazioni divengono esasperati, come l’inclusione, l’esclusione, la gelosia ma anche la solidarietà.
A livello sociologico l’estate è una zona franca emotiva, un territorio in cui ci è concesso esplorare e sperimentare chi vorremmo essere mettendolo a confronto con chi siamo.
La vulnerabilità è più facile che esca in un contesto simile piuttosto che nella ripetitività della vita “di tutti i giorni”.
La potenza della colonna sonora
Parlando della colonna sonora è inutile non riconoscere che la scelta di Taylor Swift non funge da mero sottofondo ma risulta essere un linguaggio emotivo codificato. Il legame è così forte con le musiche della Swift che l’autrice, Jenny Han, ha rivelato di aver scritto personalmente una lettera alla musicista per ottenere il permesso di usare le sue canzoni.
Questo sforzo, che ha portato all’inserimento di più di una dozzina di brani, dimostra quanto questo legame fosse cercato e necessario per creare un’immediata connessione generazionale con il pubblico.
La musica diventa, così, un potente acceleratore narrativo e un rituale collettivo per i fan tanto che pare che Taylor Swift sia in trattativa per scrivere una canzone originale per il film che segue la serie e di prossima produzione.
Ma non è solo Swift a definire l’atmosfera. La colonna sonora è un vero e proprio mosaico generazionale che unisce presente e passato, spaziando da Olivia Rodrigo e Billie Eilish a icone come i Fleetwood Mac e i Radiohead.
C’è spazio per il pop contemporaneo, l’indie, il rock classico e persino artisti come Blackpink e Sufjan Stevens, con le musiche originali create da Zaccaria Dawes. Questa varietà non fa che rafforzare l’idea che l’estate sia uno spazio in cui tutte le emozioni e i ricordi, vecchi e nuovi, possono convivere.
Un Ponte tra Generazioni: Nostalgia e Riti Sociali
“The Summer i Turned Pretty” non ha solo catturato la Gen Z, ma ha fatto scattare l’effetto nostalgia sui Millennials. La serie è una “madeleine” (capace di risvegliare ricordi e emozioni) che richiama l’atmosfera dei grandi teen drama del passato.
I Millennials rivivono i propri drammi adolescenziali, ma con una lente di lettura più matura, mentre la Gen Z la adotta come proprio linguaggio identitario.
È innegabile che “The Summer I Turned Pretty” costruisca un ponte emotivo tra due generazioni differenti: crescita emotiva che diviene al tempo stesso nostalgica ma attuale, così come dolce ma profonda.
In qualche modo è come dire che non servono i drammi che i millennials sono stati abituati a vedere nelle serie tv dei loro 20 anni per rappresentare le emozioni, cosa che aiuta in qualche modo gli stessi millennials a riappacificarsi con il proprio tormentato passato messo in scena da “Beverly Hills” o “The O.C.”.
Contemporaneamente agevola la Gen Z, una generazione più fluida con preoccupazioni diverse, come la precarietà reale del futuro, a sentirsi comunque liberi di esprimersi senza ripiegare se stessi nelle frustrazioni.
“The Summer I Turned Pretty” non è solo la storia di un triangolo amoroso, ma un racconto di formazione corale. Conrad, Belly, Jeremiah — e persino Steven e Taylor — rappresentano diverse sfumature dell’amore, della perdita e della crescita. Alla fine, ciò che resta non è la scelta tra due persone, ma la scoperta di sé.
a cura di
Francesca Graziano
Sara Alice Ceccarelli

