Con “Echoes in Blue” e “Spirit of Calypso” la pianista Isabella Turso ci fa viaggiare sulle onde del Mediterraneo fino all’Isola di Malta.
Un viaggio che ci racconta lei stessa rispondendo alle nostre domande.
Ciao Isabella, siamo felici di ospitarti di nuovo su The Soundcheck! La nostra ultima chiacchierata risale a più di un anno fa. Quindi, cosa è successo, nella tua vita, in questo lasso di tempo?
Grazie! È un piacere essere di nuovo qui! Nell’ultimo anno sono successe tante cose, ho portato in scena il mio Nightfall Piano Tour in varie location italiane da nord a sud, al quale ho affiancato un podcast itinerante, in auto durante gli spostamenti del tour e con ospiti speciali. È stato un viaggio intenso, fatto di ascolto, condivisione e continua ricerca artistica. A fine anno ho preso anche una decisione importante, mi sono trasferita a Malta.
Ti contraddistinguono movimento e creazione continui. Sei prolifica come pochi altri artisti. La tua nuova fatica è il doppio singolo “Echoes in Blue / Spirit of Calypso”. In questi brani racconti con le tue note della bellezza di Malta e di tutto il Mediterraneo. Perché questa scelta “geografica”?
Malta è diventata una seconda casa, un luogo dell’anima. Sento un legame profondo con il paesaggio, la luce, la storia. “Echoes in Blue” nasce proprio da un luogo simbolico: la Blue Window di Gozo, crollata nel 2017. Ho voluto raccontare quella bellezza perduta ma ancora viva nella memoria, come un’eco nel blu del mare. “Spirit of Calypso”, invece, prende ispirazione dalla Grotta di Calipso, sempre a Gozo, e dal mito di Ulisse: una musica che dialoga con il mistero e il desiderio. Questi brani sono il mio omaggio al Mediterraneo, inteso come spazio mitico, vivo e cangiante.

In una sorta di cromoterapia, o forse armocromia, ci sono due colori strettamente legati a “Echoes in Blue / Spirit of Calypso”: il blu e il rosso. Che concetti vuoi rappresentare con questi accostamenti?
Il blu e il rosso, in questo progetto, non sono solo colori, ma stati dell’anima. Il blu rappresenta la memoria che scorre veloce come il vento, tra il cielo e il mare. È il colore dell’eco, del mare che conserva le forme scomparse e le trasforma in presenza invisibile. In Echoes in Blue, il blu diventa lo spazio in cui la musica si riflette e si espande, toccando qualcosa di immateriale e resistente al tempo. Il rosso, al contrario, è la vita che pulsa, la forza che resta. È il colore di Malta, ma anche della presenza umana che vibra dentro i luoghi. Il mio abito rosso è una dichiarazione silenziosa: la memoria non è solo nostalgia, è anche energia, identità, radice viva. Il rosso e il blu si incontrano così in un dialogo tra ciò che è stato e ciò che ancora arde. Tra assenza e presenza. Tra silenzio e voce.
In che modo hai lavorato alla loro realizzazione? Più in generale, come affronti il processo compositivo? Quali elementi ti ispirano maggiormente?
Il mio processo compositivo nasce spesso da un’immagine interiore, da un paesaggio che diventa emozione, oppure da un ricordo. In questi due brani ho seguito un approccio molto visivo e quasi cinematografico. Ho immaginato scene, luci, movimenti, e poi ho lasciato che le mani sul pianoforte traducessero tutto in suono. Mi ispirano molto la natura, i luoghi carichi di storia, ma anche i sentimenti forti e contraddittori. Compongo spesso di getto, e solo dopo affino e scolpisco la forma. È un dialogo continuo tra impulso e riflessione.
Facciamo un salto indietro nel tempo. Nella tua carriera hai spaziato tra i generi, creando punti tra la classicità e la contemporaneità. In certi casi, hai unito il mondo accademico a quello urban. Quanto credi sia importante la fluidità in ambito artistico e musicale?
Credo che la fluidità sia una forma di verità. Per me la musica è un linguaggio che deve restare vivo, aperto, capace di accogliere le contaminazioni del tempo in cui viviamo. Amo la musica classica, ci sono cresciuta, ma ho sempre sentito il bisogno di dialogare con altri linguaggi, liberamente ma con coerenza. Ogni incontro è un’occasione per creare ponti. E oggi più che mai abbiamo bisogno di collegamenti, non di confini.
E guardando avanti invece, cosa ci sarà nel tuo prossimo futuro?
Sto lavorando a un progetto che nasce da questo doppio singolo e che si svilupperà come un viaggio tra le isole del Mediterraneo. Ogni tappa sarà un’immersione nelle storie, nei silenzi e nella forza di questi luoghi. Il mare come filo conduttore, capace di custodire memorie e restituirle in forma di musica.
a cura di
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