L’Estranea – la recensione in anteprima del nuovo film di Strippoli, in lizza per la corsa agli Oscar

Paolo Strippoli torna al cinema con un nuovo film horror italiano, scelto per rappresentare la nazione nella corsa agli Oscar

Nel 1902, W.W. Jacobs scrisse uno dei più famosi e influenti racconti horror di sempre: The Monkey’s Paw (La zampa di scimmia). Più di un secolo dopo, il contenuto del racconto è diventato un vero e proprio topos narrativo: bisogna star attenti a ciò che si desidera, perché le conseguenze possono essere catastrofiche.

Obsession, uno dei più grandi successi di quest’anno, mette in scena esattamente questa dinamica: un singolo desiderio si ritorce contro chi lo ha espresso e, soprattutto, contro tutti coloro che lo circondano. La morale della storia: non esiste nessun desiderio che possa essere innocente.

Ne L’Estranea succede qualcosa di simile. Per salvare la figlia, una madre fa un patto con una sconosciuta: un’azione che, di primo impatto, potrebbe apparire completamente innocua, ma che darà invece inizio ad una concatenazione di eventi inarrestabile.

In questo caso non ci sono zampe di scimmia, solo un’estranea in un ospedale che può risolvere il tuo problema in cambio di qualcosa di piccolo.
Di trascurabile.

La trama

In una giornata temporalesca, Anna (Jasmine Trinca) si presenta all’improvviso a casa della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano). Il motivo della sua visita è molto semplice: vuole raccontarle la verità sulla loro storia famigliare, poiché qualcosa è stato tenuto nascosto fino a quel momento.

A questo punto, si torna nel passato. Precisamente a Bari, nel 1999.
Anna è all’apice della felicità: ha una casa meravigliosa, grande, e tutti gli agi della ricchezza. È felice con il proprio marito ed entrambi stanno crescendo i due figli meravigliosi, incarnanti tutti i loro desideri di vita. Anna spinge infatti Alice a recitare e la bambina è stata presa per una pubblicità per Barilla. D’altra parte, Walter allena Tobia per farlo diventare un calciatore.

Quando, durante una festa, il cane Zuppa attacca inspiegabilmente la figlia, ferendola brutalmente ad una gamba, tutti si precipitano in ospedale. E, dopo che i medici la informano che la bambina rischia di subire un’amputazione, Anna va disperata nella cappella dell’ospedale a pregare.

Qui fa la conoscenza con l’Estranea (Valeria Bruni Tedeschi), una donna che sembra conoscere con esattezza ciò che succederà. La signora misteriosa sa anche che, se Anna lo desidera, la bambina non perderà la gamba. Ma ad una condizione: perché questo avvenga, la donna dovrà darle qualcosa in cambio! Alice riporterà solo una cicatrice, ma Tobia ingrasserà.

La madre accetta così questo patto disperato, ma le conseguenze si riveleranno ben più gravi del previsto.

Un horror esistenziale

L’estranea è un film che non cerca di spaventare con jumpscares o con un mostro da sconfiggere. Certo, un’entità malefica c’è ed è interpretata egregiamente, ma si presenta non tanto come un pericolo imminente, quanto in qualità di diavolo tentatore.

L’estranea non arriva a farti del male.
L’estranea propone solo soluzioni.
Il vero male sta all’interno: nel tentativo di scappare dalle tragedie della vita e di non accettare la realtà. Di detenere un potere sul destino di chi si ama.

Ciò che spaventa, quindi, è la domanda che facciamo a noi stessi, su come ci comporteremmo se fossimo al posto della protagonista.
E su quando un prezzo diventi troppo alto per essere pagato.

Il dilemma al centro del film rimanda chiaramente al Sacrificio del Cervo Sacro di Lanthimos, al cui centro c’è un padre che deve decidere se sacrificare un membro della propria famiglia per pagare un debito di sangue.

Qui, però, la scelta non è una, netta, ma quanto più una spirale che trascina tutta la famiglia nell’oscurità, una lenta discesa nel male. Il dilemma etico non richiede una sola decisione singolare e faticosa, ma gradini di compromessi sempre più turpi. Proprio questa scala contraddistingue l’evoluzione di Anna, unica consapevole dell’origine della cattiva fortuna della famiglia, che degenera nel male con la scusa di voler salvare la sua famiglia.

Anna si ritrova incatenata in questi scambi, troppo invischiata per riuscire a tirarsene fuori: l’estranea propone sempre una soluzione alla disgrazia momentanea e Anna non riesce a sottrarsene. Perché ciò che l’estranea offre è il potere di salvare i propri figli, di controllare il loro destino e avere ciò che alcune madri si addossano per tutta la vita: la responsabilità di tutto ciò che accade alla propria famiglia.

Un affresco sociale

Un aspetto molto interessante de L’Estranea è che la vicenda della famiglia è fortemente radicata nel contesto in cui avviene. La dimensione esistenziale non è relegata ad un piano metaforico, ma è anzi situata in un luogo e tempo specifico, all’interno di una famiglia parvenu di Bari della fine dello scorso secolo fino ai giorni nostri.

Strippoli ci parla di una coppia benestante arrivata all’apice della propria ricchezza. La classica famiglia invidiata da chiunque, posta sotto i riflessori del vicinato, e al tempo stesso, contenta di trovarsi al centro dell’attenzione. Una coppia ambiziosa che cerca di far diventare i propri figli il riflesso dei loro sogni passati.

I pregiudizi sociali del tempo si riflettono nella caratterizzazione dei personaggi e, contemporaneamente, diventano un motore narrativo. La condizione fisica di Tobia svela la mentalità grassofobica dei primi anni 2000, insita tanto nel bullismo da parte dei coetanei, quanto nel doloroso sprezzo del padre.

Anche la vittoria dei mondiali nel 2006 entra nella storia, aggravando in modo visivamente impattante la tragedia della famiglia. Lo sfondo gioioso ed euforico della città si contrappone con violenza alla disperazione di Anna, bloccata nel traffico dei festeggiamenti mentre cerca di andare, ancora una volta, in ospedale.

Messa in scena organica

La sceneggiatura scritta ad arte, completa di cornice, atti e sviluppo dei personaggi, viene resa perfettamente da una regia pulita e invisibile. Il film scorre con un buon ritmo, tenendo lo spettatore incollato allo schermo.

Tutti gli elementi della messa in scena si amalgamano perfettamente, riuscendo a dar vita ad una pellicola che mescola perfettamente la dimensione del dilemma morale con la descrizione dell’Italia di quegli anni. Ciò anche grazie alle grandi interpretazioni di tutti gli attori, che riescono a dare spessore ai propri personaggi.

E, perché no, quell’inquietudine che serve al mostro di un film horror per entrare nel cuore di chi lo guarda. Perché, c’è da dirlo, l’estranea (Valeria Bruni Tedeschi) è assolutamente iconica, con la sua sigaretta e il suo ghigno lascivo.

Come ne La Valle dei Sorrisi, inoltre, anche la religione torna come elemento chiave nell’opera di Strippoli: pur non essendo mai esplicitata la natura dell’estranea, tutto lascia supporre che sia l’incarnazione del diavolo tentatore. Offre qualcosa in cambio del puro e semplice Male e, non a caso, le sue apparizioni sono quasi esclusivamente nella cappella dell’ospedale.

Conclusioni

Strippoli mostra ancora una volta di essere uno dei nomi più interessanti del panorama nazionale, sapendo osare e stupire lo spettatore.

Incredibilmente, tra l’altro, è stato scelto questo film horror per rappresentare l’Italia nella corsa agli Oscar. Per quanto il suo arrivo in shortlist risulti piuttosto improbabile, L’estranea mostra che in Italia ancora è possibile far cinema di genere di valore.

Forse anche perché relegarlo al semplice film horror risulterebbe riduttivo: L’estranea è anche un mistery movie e, soprattutto, una saga famigliare.

E, seppur non ci spaventi in modo banale, ci son di fronte ad una semplice domanda: quanto sei disposto a pagare e quanto in basso sei disposto a scendere in nome dell’amore?

a cura di
Francesca Maffei

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