“Tony – Diario di un giovane cuoco”: la recensione in anteprima

Con sguardo acuto e anticonvenzionale, il regista Matt Johnson racconta un piccolo – ma significativo – spaccato dentro la vita del cuoco, gastronomo, scrittore e personalità televisiva Anthony Bourdain. Un coming of age leggero e brillante, illuminato dalla performance attoriale di un grande Dominic Sessa, che ci regala un Bourdain in erba e alla disperata ricerca di un senso da dare alla propria esistenza.

Per Anthony Bourdain cucinare non è mai stato solo un’attività o un semplice mestiere, ma qualcosa di molto più profondo. Attraverso libri, programmi tv e viaggi in giro per il mondo alla scoperta di nuovi sapori, lo chef statunitense – per oltre sedici anni a capo del rinomato Brasserie Les Halles di Manhattan – ha avuto la rara capacità di riconoscere l’umanità che si celava dietro ogni tavola e ogni persona.

Tony – Diario di un giovane cuoco avvicina il pubblico a quella dimensione più autentica e personale della sua storia, raccontando l’uomo prima dello chef.
Tony, prima che diventasse Anthony Bourdain.

Prodotto da A24, Stra Thrower Entertainment e Zapruder Films, il film uscirà in Italia il 27 Agosto, distribuito da I Wonder Pictures.

Un ragazzo in cerca di una voce

New Jersey, 1975.

Tony ha 19 anni e ha appena finito la scuola: è giovane, irrequieto e con un futuro più che mai incerto. Vuole fare lo scrittore, e per farlo ha bisogno di una borsa di studio che finanzi la sua ambizione. Ma, nonostante sia certo di prenderla, quest’ultima gli sfugge dalle mani, così come la speranza di andarsene di casa, lontano dalle attenzioni di una madre oppressiva (l’unica persona a chiamarlo “Anthony”), che lo considera solo un ragazzino viziato.

Una delusione cocente che, tuttavia, lo spinge a partire comunque, pronto ad inseguire un amore liceale che si è trasferito a Provincetown per l’estate.
Ma quello non è il paese dei balocchi! Tony non ha un soldo e accetta così il lavoro di lavapiatti di un fast food di pesce gestito da uno chef (Antonio Banderas) tanto inflessibile, quanto capace di aperture emotive di rara profondità.

Quella piccola cucina di provincia si trasforma presto in una vera e propria scuola di vita, per un diciannovenne scapestrato che aveva “un disperato bisogno di prendere un buon calcio in culo”, come avrebbe scritto a distanza di anni lo stesso Bourdain nel suo bestseller memoir Kitchen Confidential. Avventure gastronomiche a New York, uno sguardo dietro le quinte che rivela le meraviglie e gli orrori del mondo della ristorazione.

Ed è proprio in quell’estate di metà anni ’70 che Tony diventerà Anthony, trasformandosi da ragazzo arrogante senza un posto nel mondo in un giovane adulto, consapevole che tutte le fragilità che lo attanagliano sono il miglior ingrediente che può mettere sul piatto.

La cucina come palestra di vita

La cucina diventa il posto nel mondo di Tony, un microcosmo di individui larger than life che ridono e si abbracciano, urlano e si prendono a pugni, schegge impazzite che coesistono tra le quattro mura del The Flagship. Ci sono Stavros (Stavros Halkias), comic relief della situazione, e Sal (Leo Woodall), il “mangiatore di peccati”, destinato a rappresentare la parte autodistruttiva della professione del cuoco, tra droghe ed eccessi d’ira. 

E poi c’è il capo della cucina, Chef (Antonio Banderas), un uomo rigido e introverso che, seppur d’animo ambizioso, è ormai da troppo tempo confinato tra le quattro anguste mura del suo ristorante. Dapprima poco convinto, Chef comincia a rivedersi in Tony, sicuro che in quel ragazzo ci sia del potenziale ancora da esplorare. 

Tony – Ritratto di un giovane cuoco non è un film di semplice collocazione, a metà tra il coming of age e il racconto di formazione, un biopic anticonvenzionale che rifiuta la facile strada della celebrazione imparziale e assolutoria per presentarci un’anima introversa, sensibile e tormentata: quella di un bugiardo patologico che ostenta sicurezza per nascondere le proprie paure. 

Dominic Sessa offre un’interpretazione di assoluto livello, confermandosi come uno degli attori più promettenti della sua generazione. Perfetto nel muoversi in sottrazione e sotto le righe, Sessa-Bourdain è un loser che, come per magia, sembra trovarsi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Senza una rotta prestabilita, il ragazzo trova infatti il suo Polo Nord nelle parole di Chef Banderas, ricette di vita prima che di cucina. 

E allora il finale acquista un suo senso, con la decisione di Tony di seguire le orme del suo mentore presentandosi alla commissione della CIA – non quella che ha ucciso Kennedy, come pensa lui, ma la Culinary Institute of America – per proseguire un viaggio culinario che lo porterà a diventare uno dei cuochi più conosciuti e apprezzati al mondo.

Nei cinema da domani, giovedì 27 agosto.

a cura di
Alessandro Bertozzi

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