Da oggi è disponibile su YouTube il film documentario di Léa Ghyselinck “I RESTI DELLA FESTA“.
Un ritratto dell’esperienza da cui nasce “L’amore non ha cuore“, il nuovo album di Checco Curci
È da oggi disponibile su YouTube “I resti della festa“, il film documentario di Léa Ghyselinckche racconta l’esperienza, i luoghi, le persone attraverso cui ha preso forma “L’amore non ha cuore” (Dischi Uappissimi), il nuovo album di Checco Curci nato nel corso di una residenza artistica a Noci, in Puglia, paese d’origine del cantautore.
Disponibile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=YgWcpUgFLPw
Non un “contenuto” costruito attorno a un disco ma parte integrante di una stessa storia segnata dal legame profondo tra amicizia, luoghi e musica.
Il FILM
L’album – realizzato con l’abile mano produttiva di Francesco Piro e la supervisione artistica di Riccardo Sinigallia – è nato – infatti – in luoghi rimasti chiusi a lungo e riaperti grazie all’entusiasmo del lavoro condiviso.
Il film documentario, curato dall’art director e artista multidisciplinare francese con base a Milano, è un ritratto di quel tempo sospeso e irripetibile in cui l’incontro tra diverse sensibilità artistiche trasforma un atto solitario, come la scrittura, in un processo corale.
Una storia ambientata in uno dei tanti paesi in cui resistono forme di “vita in comune” di cui avvertiamo un bisogno sempre più forte, esattamente come abbiamo la necessità di raccontare non solo le opere finite, ma anche la fragilità e la bellezza del lavoro che c’è dietro.
Se L’amore non ha cuore guarda all’amore senza indulgenza, I resti della festa ne è il controcampo: uno spazio in cui il processo diventa sostanza e trova senso nella relazione con l’altro.
Due lavori nati dalla stessa urgenza: trattenere, anche solo per un istante, ciò che normalmente scivola via.
Léa Ghyselinck racconta:
“Ho voluto valorizzare la parte più nascosta di un processo artistico che solitamente fatica a emergere rispetto all’opera compiuta. Il territorio d’origine del cantautore, le persone che gli sono care e il tempo entrano in un dialogo continuo che ci ricorda come ogni gesto creativo trovi senso solo nel rapporto con l’altro.”
La realizzazione
Tra le mani che montano una cassa armonica o una batteria, quelle di una sarta che tracciano il percorso del filo sulla stoffa, così come quelle dei musicisti sul loro strumento, il cortometraggio restituisce, in ogni immagine, qualcosa di semplice e reale: la presenza delle persone, la storia dei luoghi, il tempo che passa.
Un lavoro che va oltre la semplice documentazione per portare alla luce ciò che solitamente resta invisibile: le attese, i silenzi, i gesti ripetuti, la stanchezza, la concentrazione, l’intimità che prende forma nella connessione più profonda.
In un panorama in cui l’arte è spesso ridotta a prodotto, resiste un’idea di muoversi dove la ricerca trova ancora spazio, dove l’autenticità viene custodita preziosamente, anche quando è la strada meno facile.
Checco Curci dichiara:
“Per quasi due mesi ci siamo ritrovati in uno spazio allestito con il solo scopo di creare qualcosa di vero in cui riconoscersi, dietro una saracinesca che ci ha separato dall’estate, inghiottendoci ogni mattina e risputandoci di notte, per restituirci alla piazza, ai tavoli dei bar, agli amici. Di tanto in tanto qualcuno di loro è passato trovarci partecipando alle registrazioni con interventi spontanei e appassionati, come accade quando la vita artistica è in naturale continuità con quella affettiva. “I resti della festa” è un lavoro sui segni che tutto questo lascia nei luoghi e nelle persone, per chi li vuole vedere.“
Legami che si creano in mezzo a oggetti rimasti a impolverarsi a lungo, l’emozione generata da un suono, una sala che, conservando la voce di chi è appena passato, prende una nuova luce. Sono le tracce del vivere che, silenziosamente o rumorosamente, continuano a generare senso.
Quando la festa finisce, una scia emotiva ci avvolge e ci accompagna verso la vita di tutti i giorni, mentre raccogliamo i bicchieri, svuotiamo i posaceneri e fumiamo l’ultima sigaretta. Troppo stanchi per pensare a una nuova festa. Troppo felici per credere che sia stata l’ultima.
L’ALBUM
L’Amore non ha cuore è il secondo album di Checco Curci uscito a fine gennaio: otto brani che attraversano fasi e sfumature dell’amore con profondità, lucidità e delicatezza e restituiscono un “manuale di educazione sentimentale” per provare a capirlo e allo stesso tempo coltivarlo.
Riccardo Senigallia dice:
“Questo disco lo ascolti e piangi, perché ci riguarda tutti. È un lavoro pazzesco che racchiude convergenze di tutti i tipi: spirituali, tecniche, fisiche, metafisiche e anche casuali, perché anche la casualità va saputa cogliere e qui lo si fa con la bravura.”
Il cantautore pugliese – milanese di adozione – sceglie per il titolo due delle parole più abusate nella storia delle canzoni. Eppure, legandole tra loro per mezzo di una negazione, ne scombina il sapore scontato con una trappola semantica che è in realtà una dichiarazione di intenti.
Un disco raffinato, materico dove i testi conferiscono concretezza agli oggetti e ai corpi e dove l’approccio produttivo dona un suono naturale, organico, vivido, in continua evoluzione traccia dopo traccia.
Ascoltalo qui: https://CheccoCurci.lnk.to/Lamorenonhacuore
a cura di
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