Diciamocelo, Christian De Sica sarà legato a doppio filo sempre e comunque ai cinepanettoni. Solo negli ultimi anni ha cercato di staccarsi da questo connubio, ma con scarso successo. Il 2026 inizia con un nuovo film con protagonista De Sica, accompagnato dalla sua nuova spalla Lillo: ecco a voi Agata Christian.
Lo ammetto, la prima volta che lessi il titolo il mio cervello elaborò Agatha Christie e non Christian. La mia idea quindi, senza aver ancora visto un trailer, fu quella di una rivisitazione di una delle sue opere in chiave ironica con protagonista Christian De Sica. Ecco, forse la fantasia per una volta ha superato la realtà.
De Sica, oltre ad essere il figlio di uno degli attori più iconici della storia del cinema, è diventato il simbolo di quel genere comico poco edificante chiamato “cinepanettoni”, una serie di pellicole figlie del loro tempo e totalmente anacronistiche al giorno d’oggi. Per questo l’attore giocoforza ha dovuto trovare una nuova strada divorziando dal partner storico Massimo Boldi (tornato ad onor di cronaca per la polemica sulle dichiarazioni prima di fare il tedoforo).
Nell’ultimo periodo quindi l’attore romano ha formato una nuova coppia cinematografica con Lillo e dopo la prima prova insieme in Cortina Express tornano davanti alla cinepresa per Agata Christian, diretto da Eros Puglielli e con un cast altisonante nella scena comica italiana tra cui Maccio Capatonda, Paolo Calabresi e Chiara Francini. Il risultato sarà godibile?

Un criminologo solo
Christian Agata (Christian De Sica) è un criminologo più avvezzo al salotto televisivo che ad avere amicizie. La sua “arguzia” lo porta spesso a parlare a sproposito, accanto a lui solo la sua fidata segretaria, che però deve lasciarlo solo per qualche giorno, durante il suo compleanno.
L’incontro con Walter Gulmar, che prova a convincerlo ad andare alla villa di famiglia in Valle d’Aosta, è un viaggio che il criminologo non vuole fare e per cui declina, ma il compleanno da solo forse è un po’ troppo e quindi alla fine accetta di allontanarsi dalla sua bolla sicura romana per prendere un taxi fino alle Alpi.
I Gulmar, proprietari della Gulmar & Gulmar, la più grande creatrice di giochi italiana, vogliono il criminologo come testimonial per la riedizione del loro gioco iconico: Crime Castle, registrando uno spot nella proprietà che ha ispirato il tabellone del gioco, il tipico castello delle fiabe dove nulla potrebbe andare storto.
Alla villa oltre alla famiglia Gulmar e Agata Christian si troveranno tante persone, dal disegnatore dei giochi e sua moglie, ai poliziotti della valle Gianni Cuozzo (Lillo Petrolo) e Candido Tarda (Paolo Calabresi) fino ad arrivare all’imprenditore (Tony Effe) che si scoprirà intenzionato all’acquisto dell’azienda.
Una serie di eventi portano Agata Christian e i due poliziotti ad indagare su alcuni crimini efferati avvenuti alla villa durante la loro permanenza e ai segreti che quella casa si porta dietro, arrivando alla soluzione del caso con un colpo di scena inaspettato e nemmeno troppo scontato.

Una pellicola tra il dimenticabile e il sorriso
Eros Puglielli torna a dirigere Christian De Sica e Lillo dopo Cortina Express in una pellicola che vorrebbe nell’idea essere una commedia ironica, ma nelle intenzioni si perde nella comicità forzata dei suoi protagonisti senza mai dare una vera identità ai personaggi che risultano figli degli attori che li interpretano.
Questo porta a una recitazione molto basilare e poco impattante: dopo le battute, per gran parte risulta ai limiti del ridicolo riuscendo solo per brevi tratti a strappare un sorriso vero. Ed è questo il vero problema della pellicola che, pur avendo una sceneggiatura che può piacere, si perde nelle forzature della scelta del cast.
Un cast di tutto rispetto nel panorama comico italiano, ma prigioniero dell’ideale che il pubblico ha di loro a cominciare da Lillo e Maccio Capatonda che, dopo alcune pellicole riuscite, risulta la macchietta di se stesso, di quel periodo di trailer nelle trasmissioni della Gialappa’s Band che portano il suo personaggio a non far mai ridere. Anzi, lo si odia per quanto fastidioso.
Menzione altrettanto negativa per Tony Effe che sembra buttato sul set dando la sensazione che per lui è meglio calcare un palco che recitare se i risultati sono questi.

Un criminologo rimandato
Agata Christian potenzialmente poteva essere una pellicola con tutte le caratteristiche per avere il giusto interesse al cinema dopo il successo di Buen Camino, ma si è rivelato un film privo di carattere, schiavo dei suoi personaggi e di chi li interpreta.
De Sica prova in tutta la pellicola a distaccarsi dalla sua essenza cinepanettoniana, riuscendoci a tratti, ma il vero problema sono i suoi comprimari che tra battute forzate, risate al limite dell’istigazione all’omicidio e capacità attoriali pari forse alle mie fanno crollare un castello che si rivela essere sorretto solo da stuzzicadenti.
Se vi aspettate di uscire dalla sala con le lacrime per le sonore risate rimarrete delusi dalla realizzazione di questa pellicola ed è un peccato perché alla fine le potenzialità per un film godibile e che potesse strappare sorrisi c’erano tutte, ma forse a volte non bisogna osare troppo col cast e soffermarsi sulla storia che, in fondo, è piacevole.
Buona Visione!
A cura di
Andrea Munaretto

