Con “Masquerade”, Thomas Raggi potrebbe scrollarsi di dosso l’ingombrante nomea di “quello che suona nei Maneskin”
Mesi fa lessi la notizia di un disco solista di Thomas Raggi, oramai figlio adottivo di Tom Morello che lo segue in ogni dove. In “Masquerade” l’ex Rage Against The Machine è alla produzione (e in un paio di brani) e deve aver fatto anche da PR, dato che ha riunito un po’ di persone per suonare con il giovane chitarrista romano.
Parliamo di Matt Sorum e Chad Smith alla batteria in buona parte della tracklist, dei Kasabian e dei Franz Ferdinand come band di supporto speciale rispettivamente in “Cat Got Your Tongue” e nella cover “You Spin Me Round (Like A Record)”; e poi Hama Okamoto, Upsahl, Jet e Nic Cester… insomma, praticamente una festa privata al Whisky a Go Go.
“Eh, facile con…” “Alt, stai zitto e apri le orecchie”
Diverse persone hanno sorriso ironicamente, altre mi hanno detto “Facile fare un album con gente di questo calibro, ovvio che esce un bel prodottino”. Ecco dunque entrare in gioco il bias del “è facile con questi presupposti”.
Voglio ricordare che la storia insegna, in qualsiasi campo e ambito. Voglio ricordare la coppia Lou Reed – Metallica, che sulla carta avrebbe dovuto pubblicare un capolavoro visionario, strano. Ci siamo ritrovati con “Lulu” nello stereo e tanti punti interrogativi sulla testa.
Fatevene una ragione: “Masquerade” è un album più che godibile
Veniamo al dunque: “Masquerade” è un bell’album. Lo è perché le canzoni sono scritte bene, perché Thomas è circondato da persone competenti, certo, ma se alla base non vi è del materiale decente, i miracoli non avvengono.
Con una citazione di “Good Times Bad Times” dei Led Zeppelin in apertura (“Getcha!”), fa bene a strizzare l’occhio ai vegliardi lamentoni che continuano a rifugiarsi nella produzione musicale che non scavalla il 1979; fa bene ad andare per i fatti suoi e far capire che alcuni degli spunti più azzeccati nella produzione della band madre sono farina del suo sacco (“For Nothing”, per esempio).
Thomas Raggi ha fatto bene a prendersi tutto il tempo necessario per tirar fuori un album come “Masquerade”: ruffiano dove serve, ben prodotto e soprattutto con della sostanza. Non si appoggia all’apparenza, all’estetica, ma su basi concrete. Che poi ci siano mostri al suo fianco, è solo un plus positivo.
Si diverte e si sente, non vuole fare lo spavaldo con qualcosa di sperimentale a tutti i costi: rock un po’ impolverato, con una sua robustezza.
Tanto basta.
a cura di
Andrea Mariano

