Leibniz. Chronicle of a Lost Painting di Edgar Reitz: l’ultimo lavoro del grande regista tedesco fuori concorso a FILMMAKER oggi sabato 22 novembre alle 17.15 alla Cineteca Milano Arlecchino.
È un film saggio la nuova opera di Edgar Reitz, presentata alla scorsa Berlinale e in programma a FILMMAKER festival, fuori concorso, oggi sabato 22 novembre alle 17.15 alla Cineteca Milano Arlecchino.
In Leibniz. Chronicle of a Lost Painting il grande regista tedesco autore di Heimat, oggi più che novantenne, intraprende un viaggio all’indietro nei secoli per indagare le possibilità e il ruolo delle immagini, il loro potere di rappresentazione, che cosa significa il “vero” e “il falso”.
Ma anche la luce, il tempo, la memoria che ciascuna immagine porta in sé.
Leibniz. Chronicle of a Lost Painting
Al centro di questo nuovo lavoro – la cui sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Reitz insieme a Gert Heidenreich – vi è la figura di Gottfried Wilhelm von Leibniz, genio poliedrico dalla vita intellettuale ricchissima che unisce filosofia, logica, matematica, fisica, metafisica.
La regina Carlotta di Prussia, che da bambina era stata sua allieva, convoca un rinomato pittore per realizzarne il ritratto.
L’artista e Leibniz però non si incontrano: il primo cerca soprattutto la somiglianza, il secondo considera questa stessa somiglianza “una mascherata”.
Così la sovrana chiama un altro artista, olandese, che poi si scoprirà essere una donna, Aaltjie van de Meer la quale imposta il lavoro in modo opposto a quello del predecessore: la sua ricerca va verso un disegno che non riproduca le sembianze del pensatore ma che sappia cogliere il mistero e l’essenza dell’uomo.
“Quello che nonso posso dipingerlo” dice la giovane artista, la cui sfida è partire dal buio per arrivare alla luce, facendo affiorare ciò che si cela nell’oscurità.
L’obiettivo di Reitz
Con tocco leggero, Reitz incita lo spettatore a immaginare, a mettersi sulle tracce del “ritratto perduto”, quello di Leibniz che non vedrà mai e, in un senso più ampio, quello della società di oggi dispersa in un continuo flusso visivo.
Un film che guarda al cinema con amore e ne afferma ancora una volta la potente capacità di inventare mondi perché, come scrive Reitz nella sua nota di regia, “nulla è come sembra eppure tutto esiste”.
a cura di
Staff
Seguici anche su Instagram!


