In libreria dallo scorso 19 settembre, Ludovico Einaudi. La musica, le origini, l’enigma è la nuova opera di Enzo Gentile (edito da Cluster-A – Collana Prisma). Si tratta del primo libro dedicato interamente al grande compositore e pianista italiano, tra i più noti e apprezzati a livello mondiale. La prefazione è della musicista e arpista Cecilia Chally e la postfazione dell’architetto, docente e saggista di fama internazionale, Stefano Boeri.
Il giornalista racconta le origini dell’ascesa inarrestabile di Ludovico Einaudi prima della consacrazione, dal 2005, come “superstar del pianoforte”. Partendo dalle esperienze con i gruppi rock nelle cantine di Torino al diploma in Composizione al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano con Azio Corghi. Dal perfezionamento con Luciano Berio, alle prime esperienze sul palco e gli studi nel campo della musica contemporanea, per giungere al successo internazionale, con tour sold out in tutto il mondo.

E, proprio per comprendere meglio il percorso fino al successo conseguito da Ludovico Einaudi, abbiamo deciso di intervistare l’autore, Enzo Gentile, giornalista e critico musicale, che ha risposto ad alcune domande sull’opera.
Il suo libro, Ludovico Einaudi. La musica, le origini, l’enigma esce in occasione dei settant’anni di Ludovico Einaudi: quanto ha pesato questa ricorrenza nella decisione di scriverlo?
Ci sono diversi elementi, uno è senz’altro questo: noi siamo coetanei quindi siamo anche cresciuti con gli stessi dischi, gli stessi ascolti e, per un certo periodo, nella stessa città visto che da fine anni ‘70 primi ‘80 Ludovico è stato a Milano e quindi qui ci siamo conosciuti e frequentati per motivi professionali. Però i settant’anni sono un po’ una ricorrenza tonda in cui si fanno anche un po’ di bilanci e, soprattutto, di Ludovico non esistono libri né in Italia né all’estero. Nessuno aveva finora pensato di realizzare un saggio, una biografia comunque un’opera che lo raccontasse. Visto che lo conosco da vicino da tanto tempo, ho pensato di poter mettere a fuoco il fenomeno, che è indubbio a livello internazionale e poi di poter spiegare da un punto di vista ravvicinato quali sono le caratteristiche della sua musica e della sua storia personale.
Cosa può trovare il lettore in questo libro? A chi è davvero rivolto?
Penso che ci sia un grande pubblico che ascolta la musica di Ludovico: si vede dai numeri sul web, poi nei teatri, agli eventi discografici e dal pubblico che ascolta le sue colonne sonore nei film (sono circa un’ottantina). Quindi questo pubblico conosce qualcosa del mondo di Ludovico Einaudi ma lui, nelle biografie e nelle poche interviste che ha rilasciato, non ha comunicato molto di quello che lo riguarda… della sua storia personale, del suo retroterra, della sua formazione e io ho pensato che questo fosse comunque interessante. Come ha cominciato a suonare? Con chi? Dove? Facendo cosa?
C’è questa prima parte della sua vita che cerco di raccontare per esperienza diretta, perché c’ero. Poi attraverso un po’ di amici, di colleghi, di compositori e persone che, magari, lo hanno frequentato per motivi di studio al conservatorio e hanno cominciato a lavorare con lui. Ho provato a mettere insieme i tasselli di questo mosaico per poter evidenziare, anche agli occhi di un appassionato, una figura di cui si sa poco, almeno dal punto di vista della storia personale.
Ha definito la carriera di Einaudi “una favola moderna”, che racchiude un segreto, un enigma sul motivo di tanto successo di pubblico, come si è mosso per poter trovare la chiave di lettura del grande e variegato lavoro svolto dall’artista negli anni?
Ho provato a rispondere con la deduzione di chi appunto ha seguito anche i passi della carriera discografica dal vivo. Però, dato che non penso di avere le risposte definitive, ho cercato aiuto anche attraverso le voci di molte persone. Sono circa una cinquantina quelli che ho intervistato: registi, coreografi, scrittori, compagni di conservatorio, musicisti, discografici che ne hanno seguito la carriera. Ho pensato che attraverso di loro ci potesse essere un chiarimento, una messa a fuoco del personaggio.
Credo di aver in questo modo realizzato una sorta di inquadratura il più ampia possibile dove poi ognuno mette anche il proprio gusto: qualcuno ne loda l’intuito, qualcuno magari critica parti della sua carriera.
Ludovico è anche un’artista divisivo tra il pubblico della musica classica che non lo apprezza quanto quello del pop.
Quali documenti o archivi privati ha approfondito per raccontare i primi anni della carriera di Ludovico Einaudi, quali testimonianze è stato più impegnativo reperire o più sorprendente?
Di difficile non c’è stato nulla perché sono persone che in gran parte conosco e che so cosa potevano rappresentare per questa storia. Avevo tante domande e alcune di queste sono state rivelatorie. Ci sono musicisti che hanno studiato al conservatorio con Ludovico, hanno condiviso anche la casa, hanno abitato insieme. Sono esperienze preziose, di prima mano, che non appartengono ad altri patrimoni d’informazione e sono contento perché cercavo proprio delle testimonianze dirette e non trasfigurate dalla fama. Sono persone che potevano parlare in maniera assolutamente libera e con cognizione di causa.
Forse la testimonianza più complicata da ottenere è stata quella di Daniel Ezralow, un coreografo di fama internazionale che ha lavorato con Ludovico a fine anni ‘80 per le coreografie di un paio di balletti. Vive negli Stati Uniti, a Los Angeles, e quando l’ho cercato c’erano stati degli incendi e questo ha rallentato le nostre comunicazioni. Ma poi, alla fine, ho fatto in tempo a inserirlo. Ci tenevo perché è un punto di vista ulteriore rispetto alla musica, ai dischi che tutti conoscono.
“La creatività̀ porta con sé l’imprevedibilità̀. Mi piace pensare alla musica come ad un gruppo di fiumi che si buttano in uno stesso mare che va sempre alimentato, per esempio col vento dell’elettronica o con le tempeste dell’improvvisazione” questa frase di Einaudi rappresenta secondo lei ancora l’Einaudi di oggi?
Tutto ritorna, tutto entra nella biografia di un’artista. Ci sono stati momenti intorno, appunto, agli anni 90 e ai primi 2000 in cui c’era più sete di conoscenza. C’era più curiosità, c’era forse più disponibilità nell’aprirsi a diverse categorie della musica. Poi, con il tempo, si è sicuramente assestata quella forma di racconto e di rappresentazione e oggi è sicuramente molto riconoscibile.
Mi pare che negli ultimi tempi non abbia inserito elementi come invece era successo ad esempio dopo i viaggi che avevamo fatto in Africa: li si ascolta una musica che risente di quei viaggi, di quegli incontri, di quella musica ascoltata in diretta insieme nel Mali.
Ultimamente mi sembra che ci sia più un assestamento dal punto di vista proprio dell’espressione.
In un’epoca dominata dagli algoritmi e dallo streaming, che cosa rende ancora oggi “necessaria” una musica come quella di Einaudi?
È una musica che risulta facile da ascoltare, può essere impegnativa ma la si può anche consumare con semplicità senza fare fatica. Non c’è la voce, non c’è la parola e, quindi, non c’è un testo su cui confrontarsi ma ci sono linee di racconto su cui navigare e immergersi.
Ecco da questo punto di vista la musica di Ludovico si presta a tantissimi usi. Abbiamo visto il cinema, la musica dal vivo…ma poi ci sono altre forme di racconto per cui la sua musica si rende possibile. La si può ascoltare nelle palestre, per la meditazione, lo yoga, la danzaterapia, la musicoterapia e le sfilate di moda. Ci sono tantissime forme di applicazione e questo sicuramente ha aiutato anche la diffusione. Ha anche suggerito l’esistenza di molti imitatori: ormai spesso si dice “è una musica alla Einaudi” e magari non la fa lui ma la fanno altri. L’intelligenza artificiale potrebbe sicuramente creare una musica simile però quando Ludovico la suona c’è un tocco personale, un timbro che la distingue dagli altri quindi le fortune, la diffusione e la popolarità si sono basate anche su queste condizioni.
Ringraziamo Enzo Gentile per la sua disponibilità e concludo questa breve intervista consigliando questo libro anche a chi non conosce bene Ludovico Einaudi. Leggendolo ho scoperto un mondo meraviglioso di album e musiche che non conoscevo.
a cura di
Anna Francesca Perrone

