“Dell’Io E Delle Cose”: MASEENI racconta il suo nuovo album

Un viaggio tra psichedelia, introspezione e canzone d’autore: così si presenta “Dell’Io E Delle Cose“, il nuovo album di MASEENI, uscito lo scorso 4 luglio.

Un disco che alterna atmosfere sospese e visioni lisergiche, invitando a guardarsi dentro e fuori con la stessa intensità. Dopo aver calcato i palchi di festival e club in tutta Italia – tra cui il Siren Festival di Cagliari – il cantautore romano chiude l’estate con due date speciali: il 24 settembre a Milano e il 25 a Genova, entrambe all’Ostello Bello. Due occasioni perfette per immergersi nell’universo di MASEENI, e per conoscere il progetto da vicino.

In attesa dei prossimi live, lo abbiamo intervistato per farci raccontare la genesi del nuovo lavoro e le ispirazioni che lo accompagnano nel suo percorso artistico.

Ciao Lorenzo! Entriamo a gamba tesa su “Dell’Io E Delle Cose”, il tuo nuovo album pubblicato lo scorso 4 luglio. Ascoltandolo abbiamo notato quanto i testi siano spesso visionari, pur restano profondamente ancorati al qui e ora. Cosa ti ispira quando scrivi? E qual è stata la genesi di questo disco? Raccontaci!

Sono contento che le mie canzoni trasmettano questo: una visionarietà che serve per andare oltre (altrove, come cantava un grande cantautore) e, dall’altra parte, il qui e ora che sembra sempre ancorarci a una realtà pronta e impacchettata (da qualcun altro). Quello che ricerco è nel mezzo. Il senso delle cose ad oggi l’ho trovato lì, ma non dò nulla per scontato e continuo a ricercare, per lasciarmi stupire da qualche punto di vista nuovo, da una scintilla inaspettata.

Per quanto riguarda l’ispirazione, scrivo da sempre per rispondere all’esigenza di capire me stesso in relazione al mondo lì fuori. Forse però il presupposto è sbagliato, perché il mondo più che essere lì fuori è qui dentro. Sicuramente in questi ultimi mesi sono stato fortunato perché tramite la figura di Franco Battiato sono venuto a conoscenza di esseri straordinari come Gurdjeff, Ouspensky, Nisargadatta Maharaj e altri ancora, che hanno allargato la mia prospettiva e in qualche modo mi hanno aiutato a comprendere ciò che inconsciamente sentivo già da qualche tempo.

Sono stati e continuano ad essere dei buoni compagni di viaggio, anche se il cammino che mi ha portato alla scrittura di questo disco l’ho iniziato da solo. Tutte le mie canzoni le scrivo per rispondere a delle domande che mi fanno paura, soprattutto se formulate ad alta voce, per esorcizzare e arrivare lì dove la parola da sola non basta. Questo disco è figlio di un momento di rottura, di un prima e un dopo nella mia vita. Per citare Ouspensky, da quando ho iniziato a dare più importanza alla conoscenza che al sapere.

Il passaggio dal “guardarsi dentro” al “guardare il mondo” è centrale nell’album. Che tipo di viaggio è stato per te?

È stato divertente, bello e faticoso, perché alla fine capisci che al “guardarti dentro” e al “guardare fuori” devi anteporre la disgregazione dell’io. “Io” intorno al quale erroneamente facciamo girare il cosmo intero. Insomma, a scuola dovrebbero insegnarci a scrivere “Noi sono” o “Io siamo”… Chiaro, no? Sarebbe tutto più semplice.

Organi, synth, atmosfere acustiche e lisergiche. Come hai costruito il suono del disco? Ci sono stati degli ascolti che ti hanno accompagnato durante la produzione?

Di solito quando inizio a produrre un disco ascolto poca musica. Non so perché, ma è così. Sicuramente c’è una fase antecedente alla produzione, ossia la vita di tutti i giorni, durante la quale ascolto tanta musica e inevitabilmente le cose che mi piacciono mi restano dentro. Se ci penso, questa volta più che fare dei nomi mi sento di dire che dentro questo disco ci sono tanti ascolti popolari e altrettanti della scena underground europea e americana che ho avuto il piacere di vivere da vicino negli ultimi anni.

L’artwork di copertina mostra due versioni di te: cosa rappresentano i “due Maseeni” che si specchiano l’uno nell’altro?

Forse ho anticipato prima la risposta a questa domanda. Il doppio rappresenta in questo caso la disgregazione dell’io che apre una prospettiva più vasta sulla realtà. Immagino che in questo momento ci sia un Lorenzo nella Loggia nera e uno in quella bianca, ma che poi alla fine non ci sia una differenza sostanziale tra uno e l’altro. Forse Lynch (tra tante altre cose) voleva dirci questo.

In un mondo musicale sempre più frenetico, “Dell’Io E Delle Cose” sembra chiedere lentezza e introspezione. È la tua dichiarazione poetica?

È la mia dichiarazione di pace (con me stesso).

Hai portato in giro il disco in tante date quest’estate, tra cui al Siren Festival di Cagliari, evento italiano ma dal respiro internazionale: che cosa ti porti dietro da questa esperienza in tour?

In realtà ho iniziato a suonare il disco in quello che è stato un tour di ascolto in anteprima già dall’estate 2024. Volevo dare vita a queste canzoni attraverso il contatto con le persone che venivano ai concerti in carne e ossa, che condividevano emozioni. Volevo preservarle (le canzoni), in un certo senso, da quella “frenesia” di cui parlavi prima. Mi piaceva l’idea che prima di trasformarsi in numeri, il disco fosse un’esperienza di condivisione reale. Mi piace vedere la reazione di chi ho di fronte nel momento in cui prova un’emozione grazie alla musica. Probabilmente ho avuto un trauma durante gli anni della pandemia, anni in cui si è creato un vuoto, una voragine, e solo ora si inizia a rivedere un barlume di luce. Questo tipo condivisione mi è rimasta dentro. Ora il disco è fuori e lo si può ascoltare anche in cameretta o in metropolitana, ma consiglio vivamente di tornare a vivere quanto più possibile la musica live.

Ultima domanda prima di lasciarci: ci sono altre date in programma in cui possiamo ascoltarti dal vivo?

A proposito di guardarci negli occhi… il 24 settembre tornerò a Milano, a Ostello Bello, e il 25 suonerò sempre all’Ostello bello ma di Genova, per la prima volta. Queste saranno le ultime due date del tour estivo, ma anche il seme di qualcosa che sta per germogliare. Stiamo organizzando una sorpresa ancora più a nord della Lombardia… ma niente spoiler. Vi aspetto e, come ormai sapete, portate il vostro che, ai miei concerti, i draghi non pagano mai.

a cura di
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di Staff

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