Marco Castello arriva a Bologna per la penultima data (sold out) del tour di “Pezzi della Sera”, inaugurando la stagione indoor dell’Estragon Club nel segno della festa
Dopo anni di concerti ho imparato che il modo migliore per goderseli è arrivare senza troppe aspettative, per lasciarsi stupire senza influenze esterne. Con Marco Castello, però, era impossibile: la fama dei suoi live con band, energici e coinvolgenti, lo precede. E le aspettative, fortunatamente, non sono state tradite.
I pezzi di (questa) sera
Puntualissimo, Castello e la sua banda aprono il set con “Porci” e “Beddu”, in linea con la scaletta dell’album. Nessuna sorpresa da questo punto di vista, ma bastano pochi minuti perché la sala diventi un tutt’uno con la band: il pubblico canta ogni parola (anche quelle in siciliano), applaude, non riesce a stare ferma. Ma è dalla terza canzone, “Polifemo”, che l’atmosfera si trasforma ufficialmente in una vera e propria festa, leggera e spensierata.
Sul palco Marco non si limita a cantare: scherza, balla, incita la band con i suoi “amunì”, interagisce con i compagni di viaggio. È il frontman carismatico e affabile, l’amicone con la camicia improbabile, ma anche il cantautore che sa mettere al centro il collettivo. Perché nei suoi live non c’è gerarchia: il basso, i fiati, le tastiere, le chitarre e la batteria hanno tutti lo stesso peso, e insieme costruiscono un groove che funziona benissimo con i suoi testi criptici. La festa è sopra e sotto il palco.
Dopo un inaspettato intermezzo di “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla, in tributo alla città che ospita, tra i momenti più calorosi ed energici spicca “Empireo Risolti”, a cui segue un momento più intenso con “Narrazione”. Dal pubblico parte il coro “Palestina libera”, accompagnato da una bandiera della pace. Castello accoglie con un sorriso e un commento semplice ma diretto: “Belli che siete. Non c’è pace senza giustizia”.
La scaletta prosegue, fedele a “Pezzi della Sera”, arricchita da tre cover, piccoli omaggi ad alcuni artisti e brani poco conosciuti, apprezzati dalla band. Poi il gran finale: “Copricolori” e “Melo”, seguite da un ultimo ballo collettivo sulle note di “Torpi”.
Tutto molto beddu
Rispetto alla precisione e all’eleganza delle versioni in studio, dal vivo i brani assumono una forma più diretta e popolare. Tutto è meno levigato: c’è fame di riempire ogni silenzio col suono, ogni spazio col movimento. Una dimensione più vera e carnale.
“Pezzi della sera” è un disco che, già dalla sua uscita, ha allargato la platea del cantautore siciliano, e che dal vivo trova la sua dimensione più vera e trascinante. Il mix di cantautorato, jazz, pop, funk e blues che caratterizza Castello, attira un pubblico eterogeneo ma unito da una comune estetica della nostalgia e da riferimenti culturali ben precisi. Perfetto per il pubblico di Bologna, melting pot di universitari e lavoratori da tutta Italia e non solo. Pubblico che infatti, gremito e sorridente, non poteva che confermare con entusiasmo: è stato tutto molto beddu.
a cura di
Chiara Serri

