“Cutthroat”: il nuovo disco degli Shame

Shame tornano con il quarto album, Cutthroat, pubblicato lo scorso 5 settembre 2025

A distanza di due anni dal loro ultimo lavoro, “Food For Worms”, la band post punk inglese torna in studio con un nuovo lavoro, “Cutthroat“, un disco che vede alla regia John Congleton, famoso per la sua collaborazione con artisti come St. Vincent e Angel Olsen, e registrato agli Salvation Studios di Brighton.

Nel 2025 hanno infilato chilometri, sudore e nuove canzoni in un unico, vorticoso movimento: a giugno li abbiamo visti aprire i Fontaines D.C. a Bologna e Roma, adesso tornano da protagonisti assoluti con un tour europeo che culminerà in Italia il 3 novembre ai Magazzini Generali di Milano, da headliner.

Nel frattempo, settembre e ottobre li porteranno su e giù per il continente, prima di un novembre tutto britannico. E quando l’inverno stringerà, partiranno per gli Stati Uniti e il Canada, pronti per nuovi palchi dall’altra parte dell’oceano.

“Cutthroat” mette benzina sul fuoco: dodici brani prodotti da John Congleton che segnano il punto di non ritorno degli Shame.

Post-punk senza freni

Shame hanno sempre incarnato l’anima più viscerale della scena post-punk britannica. Dal debutto con Songs of Praise (2018), passando per Drunk Tank Pink (2021) fino al più introspettivo Food for Worms (2023), ogni capitolo ha mostrato un lato diverso della loro identità. “Cutthroat” mantiene la rabbia degli esordi ma la incanala in forme più ordinate: meno caos gratuito, più lucidità, senza però perdere l’impatto diretto che li ha sempre contraddistinti.

La title track apre con tre minuti affilati, un manifesto che condensa ironia e sfrontatezza, mentre “Quiet Life” sorprende con un riff sporco e immediato. “Spartak” si presenta come sfogo rabbioso contro gli arrampicatori sociali, mentre “Lampião” spiazza con un ritornello in portoghese che racconta una storia di amore e criminalità leggendaria. Con “Axis of Evil” si conclude l’album con scenari elettronici e synth scuri che allargano lo spettro sonoro della band, dimostrando che il loro post-punk può guardare avanti senza perdere identità.

Shame dal vivo

Ho avuto la fortuna di vederli quest’estate al Firenze Rocks, nella giornata che li vedeva sullo stesso cartellone di Weezer e Green Day. Una sfida non semplice, ma superata senza esitazione: gli Shame hanno trasformato l’attesa in un’ora di energia pura, tra ironia, sudore e un dominio naturale della folla. Non sembravano “la band di apertura”, ma i veri protagonisti del pomeriggio

È in quel contesto che le nuove canzoni hanno preso forma definitiva: nate per il palco, esplodono e trovano il loro senso più autentico dal vivo.

Tirando le somme


“Cutthroat”non è l’album più feroce degli Shame, ma è un lavoro solido e costruito con cura. Segna una fase di maturità: meno disordine, più consapevolezza, senza però rinunciare all’urgenza che li ha resi una delle band più interessanti della loro generazione.

È un disco che funziona, con una resa live impressionante, e che racconta bene la forza degli Shame: freschi, rabbiosi, capaci di giocare con ironia e intensità. Un gruppo che ha ancora tantissimo da dire. In un panorama spesso prevedibile, gli Shame dimostrano di saper rilanciare in grande stile il post-punk.

E come dico sempre (e per fortuna esistono band come loro che confermano ciò), punk rock never dies!

A cura di
Martina Giovanardi

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