Festival Acieloaperto: Lucio Corsi fa sold out e riempie Villa Torlonia a San Mauro Pascoli.
A Villa Torlonia, a San Mauro Pascoli, nell’ambito del festival Acieloaperto, Lucio Corsi porta in scena un concerto che, fin dalle premesse, conferma ciò che molti già sanno: il ragazzo di Vetulonia non è più soltanto una promessa della musica italiana, ma un artista capace di riempire piazze e conquistare anche il grande pubblico, quello meno avvezzo ai concerti. Dopo la ribalta di Sanremo 2025, dove è stato la vera rivelazione, forse l’unica, il sold out romagnolo ne è la prova tangibile.
Corsi ha quella rara capacità di tenere insieme mondi diversi. Da una parte chi il Festival lo segue ogni anno e proprio lì lo ha scoperto, dall’altra quelli che all’evento più nazionalpopolare d’Italia non si sarebbero mai avvicinati nemmeno per sbaglio, i cosiddetti “duri e puri”. Entrambi, però, trovano in lui qualcosa di autentico e lo apprezzano, al di là del contesto in cui lo hanno incontrato. E guardando il pubblico di stasera, mai così variegato e numeroso, è chiaro. A Villa Torlonia è arrivata tantissima gente di ogni età, molti probabilmente al primo concerto della vita, con bambini che agitano cartelloni e indossano le t-shirt del tour.
Il concerto inizia puntuale. Corsi arriva insieme alla band con lo stesso look che lo ha reso celebre a Sanremo: il coprispalle giallo dalle spalline voluminose e la faccia dipinta di bianco come un Pierrot, un mimo o Bob Dylan dei tempi d’oro. Non per mascherarsi, ma per essere ancora più se stesso. Lucio è un artista vero. Lo guardi e pensi che sia nato nell’epoca sbagliata, e non avrebbe sfigurato negli anni Settanta o negli Ottanta. Ma poi ti rendi conto che forse è proprio questo il suo tempo: in mezzo a mille cantautori fotocopia, un personaggio come lui non può che emergere. Generoso, goffo, imprevedibile: si cambia d’abito, fuma sul palco, suona l’armonica, ride e si emoziona. E lo fa con naturalezza.
Il primo brano è “Freccia Bianca”, seguita da “La bocca della verità”, due pezzi che scaldano immediatamente il pubblico. Questa di Villa Torlonia non è la sua prima volta in Romagna: un anno fa aveva suonato a Santarcangelo di fronte a una platea molto più contenuta, nonostante l’evento fosse gratuito. Lì dove prima c’era un pubblico affettuoso e curioso, ora c’è una platea che conosce i testi a memoria.
Prima di suonare “Amico vola via”, racconta di averla scritta a Lugano, in autunno: “molti mi dicono di non spiegare le canzoni, perché poi non ha senso suonarle, ma io lo faccio lo stesso”, confessa sorridendo.
Su “Il Re del rave” si libera del coprispalle giallo e indossa giacca e cappello a tesa larga. Ogni brano è un piccolo atto teatrale.
Quando inizia “Volevo essere un duro”, la canzone che l’ha reso popolare al grande pubblico, si levano centinaia di cellulari, così come su “Situazione complicata” e tanti altri brani dell’ultimo album. È la dimostrazione che le sue canzoni sono riuscite a uscire dalla nicchia, a farsi spazio davvero. E non è difficile capire perché: i suoi testi sono creativi, fantasiosi. Corsi attinge a un immaginario surreale ma quotidiano, poetico ma tangibile. Ascoltandolo ti viene da pensare che qualcosa di bello debba succedere, e che succederà presto. Un pezzo come “Francis Delacroix” ne è la prova. È una canzone bellissima che ricorda il miglior Bennato. Tanti suoi colleghi pagherebbero oro per avere un brano così in scaletta.
“Nel cuore della notte” è uno dei momenti più intensi del concerto, ma mentre la voce di Corsi riempie l’aria, accompagnata solo da pianoforte, qualcuno tra il pubblico si sente male. In pochi secondi partono segnali e richieste di aiuto. Lucio si ferma appena capisce la situazione e ringrazia le persone per averglielo detto: “Ci fermiamo un attimo per facilitare i soccorsi, abbiate pazienza”. Si scusa più volte per l’interruzione e aspetta che tutto si ristabilisca, prima di riprendere. Un gesto che dimostra ancora una volta la sua umanità e gentilezza.
Durante il concerto mi è venuta in mente una frase che Billy Corgan dei The Smashing Pumpkins disse una volta su Nick Cave, era più o meno così: “Dio benedica Nick Cave per avermi mostrato cosa sia l’onestà. L’ho visto suonare davanti a diecimila sedie vuote con tutta la passione e la furia che un uomo può mettere in un pugno di canzoni. Come puoi salire su quello stesso palco quando le diecimila sedie sono occupate e non dare il massimo?”. Guardando Lucio Corsi ho pensato esattamente a questo. Alla sua onestà. Perché non c’è atteggiamento studiato, non c’è posa: solo un ragazzo che sale sul palco e dà tutto, dovunque sia e qualunque sia il suo pubblico.
La serata giunge verso la sua conclusione. Tra i bis ci sono “Questa vita”, “Astronave giradisco” e, per chiudere davvero, una versione ancora più sgangherata di “Francis Delacroix”. “Altrimenti non può essere un vero bis”, dice ridendo Corsi.
Questa serata ci ha dimostrato che la musica italiana ha ancora voglia di inventare e di sorprendere. E, per chi c’era a Villa Torlonia, questo non è stato solo un concerto: è stata la prova che siamo davanti a un grande artista che ha ancora molto da raccontare.
La scaletta del concerto
Freccia Bianca
La bocca della verità
Danza classica
Amico vola via
Radio Mayday
Trieste
Sigarette
La gente bassa (cover Randy Newman)
Il Re del rave
Orme
La ragazza trasparente
La lepre
Senza Titolo
Volevo essere un duro
Situazione complicata
Francis Delacroix
Magia nera
Let there be Rocko
Nel cuore della notte
Cosa faremo da grandi?
Tu sei il mattino
Encore:
Questa vita
Altalena Boy
Astronave Giradisco
Francis Delacroix
a cura di
Daniela Fabbri

