Nino D’Angelo – Arena Saracena, Cirò Marina – 13 Agosto 2025

Il biondo ha lasciato spazio all’argento, ma l’affetto della gente per Nino D’Angelo non sembra risentire del passare degli anni. L’Arena Saracena è letteralmente in delirio per lui.

La musica napoletana degli ultimi anni ha preso una direzione ben precisa (al pari di quella nazionale). La duttilità, oltre che la musicalità, della lingua napoletana ha favorito la nascita di correnti trap, rap ma anche pop inimmaginabili fino a qualche decennio fa. In un panorama di questo tipo, un artista come Nino D’Angelo potrebbe sembrare un po’ anacronistico. Figurarsi poi uno spettacolo che rievoca “i suoi meravigliosi anni ‘80”. Eppure ci sono artisti per cui l’apparente “anacronismo” è in realtà sintomo di consapevolezza del proprio valore e di personalità.

Lo “scugnizzo” è diventato uomo ma con lo spirito di sempre

Ovviamente non è più il Nino D’Angelo “scugnizzo” che faceva impazzire le ragazzine degli anni ‘80. Il biondo si è trasformato in argento e l’iconico caschetto ha lasciato il passo ad un’acconciatura più classica. Ma lo spirito di Nino, la passione che ci mette e il suo messaggio d’amore genuino non è cambiato , anzi, se possibile, è diventato ancora più orgoglioso e fiero.

Il premio per il restare fedeli a se stessi è l’affetto smisurato della gente

Nino sarà sempre Nino. Orgogliosamente. Questo la gente lo percepisce ed è per questo che da quasi cinquant’anni lo ama smisuratamente e “trasversalmente”. Nella stupenda cornice dell’Arena Saracena c’erano dai ragazzini ai nonni, tutti lì per lui. Si avvertiva chiaramente che i fans cantavano non solo per il semplice gusto di farlo ma perché si identificavano nelle storie d’amore, di rivalsa, di lotta quotidiana proprie della gente comune (nell’accezione più positiva del termine). Ecco allora che “maledetto treno” piuttosto che “nu jeans e na maglietta” o “Vai” vengono cantate così forte da far quasi tremare le antiche mura della meravigliosa location dei Mercati Saraceni.

L’”alto” e il “basso”

Si può discutere su tutto, sul concetto di “alto” o “basso” (peraltro molto labile specialmente in campo musicale) ma quando si parla di Nino D’Angelo spesso si dimenticano i venticinque milioni di dischi venduti in carriera, il David di Donatello e il Nastro D’Argento vinti come compositore e si preferisce ricordarlo per i “musicarelli” degli anni ‘80. In fondo Nino è tutto questo. È “alto” e “basso”, è nazional popolare e “di nicchia”. E poi, alla fine della fiera, in fondo, una “Maruzzella” (o un Nino) da amare l’abbiamo avuta tutti.

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a cura di
Paolo Porco

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