The Black Keys + Jet + The Lemon Twins – Ama Music Festival, Romano D’Ezzelino – 15 luglio 2025

Il duo blues rock più famoso d’America torna in Italia dopo un 2024 difficile, ma molto creativo.
Voce, chitarra elettrica e batteria.
Un trio essenziale e senza tanti fronzoli: questo è il punto di forza dei Black Keys, gli inseparabili Dan Auerbach e Patrick Carney.

The Black Keys
Dan Auerbach, voce e chitarra dei Black Keys

Blues e garage rock. Sì perché proprio da un garage, usato come studio di registrazione, nascono i Black Keys

Il classico sogno americano..

Un rock che attinge dalle note più pregiate e onorevoli del blues, ma sporcato da sonorità amatoriali e imperfette.
Echi, riverberi, plettri strisciati su corde amplificate e batterie rimbombanti: il sound dei Black Keys è sporco in un modo maledettamente affascinante. 

Patrick Carney, batterista dei Black Keys

Dal primo album, The Big Come up (2002), ruvido nelle sonorità ma incorniciato dalla calda e intensa voce di Dan Auerbach, ad ora, hanno inciso ben dodici album. 

Già dal secondo album infatti, si nota che hanno le staffe per uscire dal loro garage di Akron (Ohio) e fare sul serio.
Aprono concerti dei Jon Spencer Blues Explosion e iniziano un loro tour. 

Nonostante passino nel corso degli anni dalla piccola etichetta (Fat Possum) ad una major, il loro stile non muta e questo, ve lo assicuro, è una di quelle peculiarità che incanta i fan più fedeli…

Anche i Black Keys non restano immuni ad una pausa di riflessione, che avviene nel 2009.

Ma questa sembra avere il solo esito di rinfrescare la loro creatività, perché nel 2010 ripartono alla grande con l’album che li ha fatti conoscere ai più: Brothers.

Dan Auerbach

E solo un anno dopo, nel 2011, fanno uscire un altro enorme successo: El Camino, che risveglia influenze R&B, soul e funky, ma senza perdere lucidità, rimanendo saldi alle loro radici sonore blues rock

In realtà in molti l’hanno definito “un album per vendere”: forse si, se pensate che “Gold on the Ceiling” chiunque l’ha ballata almeno una volta nella propria vita. 

Ma poi ci sono capolavori come “Little Black Submarines” che di commerciale non ha proprio nulla: un brano che riporta ad un’atmosfera intima, nostalgica e impegnata, lontanissima dalle hit “cattura pubblico” come “Lonely Boy”.

Un rock ballerino, quello di questo album e dei due successivi.

I Black Keys, dopo anni di album più sottotono e di tempeste interne (private e non), tornano ad ascoltare il loro fedele fuoco sacro con gli album Delta Kream (2021) e Dropout Boogie (2022). 

Questi album di transizione ci accompagnano fino a qui, al tour di Ohio Players (2024), una vera novità de parliamo di sound.
Troviamo arrangiamenti davvero inediti e insoliti per i Black Keys, che rivelano lo zampino di co autori come Beck e Noel Gallagher.
Ospiti ingombranti: e questo peso si avverte. Perlomeno lo avvertono i fan dei Black Keys  che li seguono dagli ardenti album degli esordi. 

Dan Auerbach

Si ripete quindi l’indano meccanismo di sempre, in cui band di grande pregio artistico, di affermano solo quando le loro produzioni più commerciali li mettono in risalto al pubblico mainstream.

Anche i Black Keys hanno subìto questo infausto percorso. 

Ma voi, dopo aver ascoltato il loro ultimo album, fatevi un favore: andate ad ascoltare i primi quattro, così saprete da dove è partito il viaggio di Dan e Patrick.

Sedetevi e ascoltate il delta blues del Mississippi, con una birra in mano, un tramonto davanti e una dura giornata di lavoro alle spalle. 

E poi ditemi che effetto fa….

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A cura di e foto di
Bellini Valentina

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