La trama fenicia è il nuovo film del visionario regista Wes Anderson. Nel cast Benicio Del Toro, Mia Threapleton, Michael Cera, Tom Hanks, Bryan Cranston, Scarlett Johansson e tanti altri. Uscirà nelle sale italiane domani 28 Maggio distribuito da Universal Pictures.

La trama fenicia è il nuovo film di Wes Anderson. Regista dallo stile inconfondibile: una minuziosa cura dell’estetica e storie che parlano di umanità in contesti quasi fiabeschi. Negli ultimi anni, in tanti hanno tacciato il regista di fare dei puri e semplici esercizi di stile, con dei film visivamente perfetti ma vuoti di contenuto. Quest’ultima opera riuscirà a far cambiare idea ai suoi detrattori?

Trama

Zsa-zsa Korda (Benicio Del Toro) è un ricco ed eccentrico magnate che vuole portare a termine un progetto capace di cambiare ed influenzare le economie mondiali, e proprio per questo motivo si trova continuamente vittima di attentati alla sua vita.

Per salvaguardare le sue finanze e il progetto decide di co-intestare la sua eredità alla figlia Liesl (Mia Threapleton), prossima a diventare suora, con cui non ha il minimo rapporto. I due intraprendono un viaggio in giro per il mondo al fine di incontrare svariati finanziatori. Questa sarà per loro anche l’occasione di conoscersi e di costruire un nuovo rapporto.

Lo stile di Wes Anderson

Il cinema di Wes Anderson è unico. A questa unicità contribuisce un aspetto fondamentale: la bellezza estetica dei suoi film. La cura al dettaglio che il regista dedica alla scenografia è a dir poco maniacale. Non ha importanza che si tratti di una stanza, dell’interno di un aereo o di uno spazio aperto, i mondi raccontati da Anderson mostrano un architettura che alterna elementi moderni ad altri classici, con una simmetria talmente precisa da riuscire a renderli un tutt’uno.

Vitale anche l’uso dei colori, non solo nelle scenografie ma anche nell’abbigliamento dei personaggi che trasformano la già precisa fotografia in un quadro in movimento. Registicamente alterna spesso rapporti d’immagine sia larghi che stretti con l’uso di ottiche grandangolari che permettono un esteso campo visivo, grazie anche all’uso delle profondità di campo.

La riuscita dei suoi film è sempre correlata da dei collaboratori di fiducia, non solo tra gli attori. Importantissime per la sua carriera le figure del direttore della fotografia Robert Yeoman (anche se per La Trama Fenicia, ha collaborato per la prima volta con Bruno Delbonnel) e del compositore Alexandre Desplat.

La Trama Fenicia rispetta tutti i canoni sopracitati dello “stile wesendersiano”. Si presenta con un mondo pieno di colore, che fa l’occhiolino all’America degli anni ’70, e con una simmetria a dir poco perfetta.

Personaggi e recitazione

Altra caratteristica del cinema di Anderson (presente anche in quest’ultima opera) è la costante collaborazione con un cast di attori di primissima classe, diretti però con un forte distacco emotivo. I suoi personaggi non urlano, non mostrano rabbia incontrollata o reazioni spropositate. Si mantengono sempre calmi, tanto nelle espressioni che nel tono di voce, spesso volutamente piatto e basso nonostante le assurdità presenti nei dialoghi, contribuendo così a creare un effetto comico efficace ed inusuale.

Se questa scelta stilistica ha portato spesso diversi spettatori ad estraniarsi dai film del regista, con La trama fenicia si trova un buonissimo punto d’incontro. Nonostante la “freddezza” recitativa degli attori, i personaggi sono profondamente umani e tridimensionali. Il film si concentra spesso su dialoghi dove i due protagonisti affrontano le cause del loro assente rapporto padre-figlia e su momenti in cui piano piano iniziano a costruire un reciproco affetto.

Importanti per imparare la psicologia del protagonista sono le sue visioni (con camei di importanti attori, come Bill Murray in un ruolo a dir poco divino), che mostrano paure e sensi di colpa.

Tematica del film

Ora arriviamo al punto cruciale del film, quello che dimostra che i film di Anderson (o perlomeno quest’ultimo) non sono una semplice dimostrazione di gusto estetico, ma presentano anche del contenuto. Il viaggio alla ricerca di finanze da parte dei protagonisti non è altro che un semplice MacGuffin (per chi non sa di cosa si tratta, è un espediente narrativo per cui un qualcosa è importantissimo per i personaggi del film, ma non per lo spettatore).

Il film parla di famiglia, di un padre umanamente distaccato e di una figlia delusa, e della nascita del loro affetto e del loro rapporto. Ogni destinazione dei protagonisti oltre a diminuire il gap economico va a diminuire sempre di più e in maniera più efficiente il gap emotivo tra i due, nonostante una scoperta di vitale importanza verso la seconda metà del film.

In conclusione

Consigliare di vedere Anderson in sala è superfluo. Solamente una sala cinematografica rende correttamente giustizia al valore estetico dei suoi film e già solo per questo merita la visione. Ma in questo caso ci troviamo di fronte a quello che è uno dei film più umani e teneri del regista, soprattutto in relazione a quelli degli ultimi anni, che per riprendere la domanda iniziale si può rivelare un ottimo starting point per chi questo regista non l’ha mai amato o l’ha abbandonato nel tempo.

a cura di
Andrea Rizzuto

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