Italian Stories è l’album di debutto di Giulia Lorenzoni coi 4tet. Un lavoro che riesce a coniugare musica italiana e jazz fra tradizione e modernità.
In un mercato ormai saturo di formazioni jazz e progetti, personalmente ho trovato Italian Stories un’esordio molto interessante. Vuoi perchè Giulia Lorenzoni è riuscita a trovare una band capace di adattarsi al suo stile. Oppure perchè, ed è il caso di ricordarlo, il percorso della Lorenzoni non è solo di una onorabile gavetta consumata sui palchi di Europa e Usa, ma un approfondimento, col tempo, delle sue capacità di attrice, compositrice e cantante.
Questo lavoro racchiude quindi una carriera e una ricchezza di contenuti di musica e stile. Decisivo e determinante l’incontro fra le liriche e il mondo descritto dalla Lorenzoni principalemente con Tobias Nicoletti al piano. Il suo lavoro di cesello si adatta alle canzoni della Lorenzoni un pò come fa un sarto, prende misure, scarta il tessuto in eccesso e rivela l’anima in tutto il suo splendore. Ma abbiamo voluto contattare Giulia Lorenzoni per avere direttamente da lei la descrizione dell’album Italian Stories.
Salve Giulia, quello che colpisce dell’album Italian Stories è innanzitutto il sodalizio che unisce l’ispirazione dei tuoi testi alla ricerca e lo stile solido di Tobias Nicoletti al pianoforte. Il tutto si completa col lavoro del gruppo 4tet. Quando nasce il vostro sodalizio?
Io e Tobias (Nicoletti) ci siamo conosciuti ormai dieci anni fa in conservatorio. Già dai primi anni di studi abbiamo cominciato a lavorare insieme facendo una lunga gavetta e suonando nelle notti romane del Jazz. Tutte le collaborazioni fatte, i viaggi, i chilometri macinati in macchina , ci hanno portato a conoscerci e a scambiarci idee rendendo il nostro modo di suonare o scrivere insieme naturale.
Ho cominciato a lavorare con Gianluca Costa, il batterista, circa 7 anni fa. Mi è stato vicino e ha creduto molto in un disco cantautoriale “La Valigia” che avevo scritto in quel periodo. Abbiamo fatto tour e spettacoli insieme.
Con Giuseppe Civiletti, contrabbassista, ci siamo conosciuti in palestra. Posto improbabile per creare una collaborazione musicale, eppure io e lui siamo una bomba di energia insieme. Mi piace sempre pensare che siamo il gatto e la volpe.
Il 4tet come lo conoscete ora nasce ormai 4 anni fa e da allora abbiamo fatto tantissime cose. Persino un tour in America, cose veramente importanti per continuare a nutrire il progetto di sogni.
Quello che, a mio avviso, viene fuori dall’album Italian Stories è la tua capacità di scrittura che si accosta a una sensibilità quasi indie. Ma non solo. Ogni brano sembra presentare un aspetto della tua personalità artistica. In Iris viene fuori il tuo aspetto dolce, nello standard Like Someone in Love viene fuori la tua professionalità di cantante jazz. E ancora spumeggiante e swing in BB Sogni. Ed ora una domanda marzulliana: ma chi si sente davvero Giulia Lorenzoni?
Hai centrato il punto. Io vengo da un lungo percorso di scoperta e sperimentazione. Nella mia carriera ho fatto dischi di musica elettronica, brasiliana, ho fatto un mio disco cantautoriale, se vogliamo un po’ indie, in cui suono anche il pianoforte. Ho avuto modo di conoscere la mia dimensione artistica e di approfondire fino a trovare una sorta di equilibrio. Mi trovo molto a mio agio in questo momento nella dimensione Jazzistica soprattutto internazionale. Sento di riuscire ad esprimere a pieno me stessa senza dovermi in qualche modo giustificare o etichettare ma semplicemente raccontando le mie storie e mi diverto tantissimo.
Una volta il proprietario di un noto Jazz club di Roma mi ha detto “tutto bellissimo, bravissima, ma cazzeggi troppo sul palco”. Per lui era un rimprovero, per me è stato un super complimento. Ho trovato nella dimensione improvvisativa ed espressiva la bellezza di ballare e farmi una risata o fare una battuta. Zero tensione, mi diverto tantissimo, a differenza dei concerti Jazz ingessati mi sento libera di fare il mio spettacolo.
Probabilmente ho ancora tanto da scoprire, ma forse per la prima volta nella mia vita mi sento vagamente in pace.

Ammirabili gli arrangiamenti che cercano di uscire dalla sacralità degli standard. Mi riferisco agli arrangiamenti soul di “I’ve Got You Under My Skin”. E’ un lavoro d’equipe l’arrangiamento e la creazione dei brani nei 4tet?
Ti ringrazio per il complimento. Assolutamente è un lavoro di equipe. In questo caso abbiamo voluto rendere chiaro il significato carnale, quasi sessuale di questo brano, che nella sua versione swing viene un po’ nascosto. Stiamo lavorando nel set live proprio in questa direzione, cercando un suono più contemporaneo per brani immortali.
Ma davvero ascolti la tecno per riposare (come canti in Atmosfere Estranee)?
Diciamo che è un po’ una provocazione. Nei momenti di grande carico emotivo o di stress non riesco mai ad ascoltare la musica perché il cervello si concentra sulle strutture o sugli accordi senza riuscire a fermarsi nemmeno un attimo. Invece ascoltare la tecno o la musica elettronica in generale mi porta a fermarmi più sui suoni e sulle atmosfere concedendomi di staccare dai ragionamenti da musicista. In ogni caso si tratta di riposo emotivo che spesso trovo anche facendo una bella corsa.
Come spiegheresti l’importanza del Jazz o del soul, la sua storia e la sua tradizione ad un ragazzo o ragazza che si approccia alla musica?
È la musica che più amo, avendo il grande privilegio di essere anche un’insegnante. La prima cosa che faccio fare agli allievi è educarli all’ascolto, senza troppa retorica o imposizione. Cerco di far vedere il mio punto di vista raccontando un aneddoto storico o un particolare tecnico senza entrare troppo nello specifico a primo impatto, suscitando curiosità ma senza soddisfarla del tutto. Alla lezione successiva sono quasi sempre loro a farmi domande. Diciamo che per far capire l’importanza culturale secondo me bisogna partire dall’innamoramento per questa musica altrimenti qualsiasi argomentazione o spiegazione diventa noiosa e fine a sé stessa.
Progetti in vista coi 4tet? Concerti? Quando sarà possibile vedervi dal vivo?
Con Il quartetto siamo sempre in movimento! Abbiamo appena concluso il nostro tour europeo con un concerto a Casa Del Jazz a Roma. Stiamo scrivendo nuova musica e il 24 Aprile suoneremo all’Arciliuto Jazz Club a Roma.
Per tenervi aggiornati sulle prossime date potete andare sul mio sito
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a cura di
Beppe Ardito

