Murubutu, al secolo Alessio Mariani, arriva all’Estragon Club di Bologna per la quarta data – sold out – del tour “La vita segreta delle città”
Rapper professore
Sarebbe sufficiente un ascolto di una qualsiasi canzone della produzione di Murubutu per capire che si tratta di un unicum nel panorama musicale del belpaese. Le basi, soprattutto nei primi dischi, rispettano pienamente i linguaggi della scena hip-hop delle origini. I testi a cui non mancano delle coraggiose capriole in fatto di rime interne e non, hanno una dimensione cantautorale. Il risultato è un genere nuovo che apre prospettive inedite dal punto di vista tematico. Abbondano riferimenti alla grande letteratura classica e moderna europea, alla mitologia greca, alla filosofia pitagorica, ma anche alla Commedia di Dante.
Le storia da cui Murubutu attinge per la sua produzione vengono sapientemente raccontate ed attualizzate di modo che le storie mitiche finiscano a parlare di noi.
Live
Clima ideale in città e – soprattutto – all’Estragon Club, sold out per l’occasione. Il pubblico che mi circonda è decisamente eterogeneo segno che le storie del prof. arrivano in maniera trasversale a chi ama porgere l’orecchio a certe trame testuali a prescindere dall’età. Lo show comincia accompagnato da una scenografia minimalista, ma funzionale: la band che sul palco accompagna il cantatuore è preziosa e di alto livello. Tutto è suonato dal vivo, senza click e senza tracce.
La vita segreta delle città
L’ultima – splendida – fatica discografica di Murubutu, “La vita segreta delle città”, è al centro dello show e non potrebbe essere altrimenti. Non nego una certa curiosità nel primo ascolto dal vivo di un album, uscito alla fine del ’24, che ho apprezzato moltissimo nella sua versione studio. Le città al centro del concept album, dunque, in ogni sua possibile concezione, viste da diverse prospettive, dai paesini a misura d’uomo, alle grandi megalopoli che, al contrario, quasi spersonalizzano l’uomo. Tutta la narrazione è affidata a parti testuali che creano suggestioni nonostante la chiarezza di certe storie, i ritornelli sono tutti incredibilmente cantabili pronti ad essere urlati nei palazzetti.
Le città rivivono all’interno dell’Estragon Club come organismi viventi capici di provare emozioni e, contemporaneamente, come cornici di storie di speranza, di riscatto, ma anche di delusione o di alienazione. Così siamo catapultati in un attimo da Dublino a Los Angeles, passando per Costantinopoli e Palermo. La città, poi, è per antonomasia luogo di incontro, ecco perché l’album vanta grandi collaborazioni con, tra gli altri, Erica Mou e Alborosie.
Mi si consenta una piccola digressione su un pezzo che live mi ha colpito particolarmente: “Grande Città”. La storia è quella di due ragazzi che decidono di fare il grande passo dal villaggio alla grande città, storia che assomiglia molto a quella di molti di noi. La noia del paese di provincia, il senso di alienazione nei borghi che restano sempre uguali a sé stessi, la voglia giovanile di urlare, di scrivere sui muri di voler essere altrove.
In fase di presentazione Murubutu fa un riferimento al poeta paesologo Franco Arminio che rende questa canzone ancora più emozionante.
Tornate, non dovete fare altro.
Qui se ne sono andati tutti
specialmente chi è rimasto.
Lo show scorre veloce in un mix di energia e momenti volutamente più intensi ed introspettivi. Torno a casa con una sensazione che solo un live di Murubutu può consegnarti: l’emozione di un concerto, le gambe giustamente provate, ma anche quella sensazione di quando assisti ad una bella lezione universitaria di letteratura o di storia.
a cura di
Donato Carmine Gioiosa

