“Quello che so di te”, il nuovo romanzo di Nadia Terranova

Ho avuto il piacere di incontrare Nadia Terranova in occasione della presentazione del suo nuovo romanzo Quello che so di te (Guanda). Ne è venuto fuori un incontro ricco di riflessioni sull’umano.

Con questa sua nuova opera, infatti, Nadia sprofonda nella storia della sua famiglia, attraversa generazioni di donne e di uomini legati dal sangue e dall’anima per risalire fino all’ultima arrivata, sua figlia.

Trama

L’autrice ha da poco avuto una bambina e il primo pensiero che la pervade è che, da adesso in poi, non potrà più permettersi di impazzire.

“In quel momento, dentro quel preciso nulla, nell’isolamento dell’ospedale in cui ho appena partorito, capisco cosa non potrò mai più permettermi di fare. Impazzire”

Si, perché la pazzia non è solo un pensiero astratto nella sua famiglia ma, anzi, trova un precedente nella sua bisnonna, Venera. Da bambina, infatti, Nadia scopre che la sua antenata era stata internata al Mandalari, il manicomio della sua città siciliana e che, da quel momento in poi, aveva smesso di parlare. Mussu cucitu la chiamavano. Ma quali sono state le reali motivazioni del ricovero? E perché da li in poi smise di parlare? E, scavando nella storia di famiglia, perché alcune date sembrano ricorrere di generazione in generazione?

Dopo tanto tempo è arrivato il momento di scavare nella memoria famigliare (che lei chiama Mitologia Famigliare) per dare risposta a tutte le domande e per esorcizzare tutte le paure che solo la nascita di un figlio fa sorgere.

Nadia tornerà ai posti di famiglia e al Mandalari, invitata da un sogno ricorrente: la sua bisnonna che giovane, immobile e in silenzio osserva la porta del manicomio. Non servono altre parole: si va.

L’opera

L’autrice ci regala un libro ricco di spunti di riflessione sulla famiglia, sulla maternità, sulla paternità e sul destino. Sull’umano. Partendo dalla bisnonna, infatti, il libro incontra tutte le altre donne di famiglia ma anche gli altri uomini, che solo inizialmente sembrano avere un ruolo marginale nella storia.

Scavando nei ricordi della scrittrice, anche il lettore si ritrova a pensare che ogni famiglia ha in effetti la propria Mitologia Famigliare, questo insieme di racconti e aneddoti che si tramandano di generazione in generazione e che permettono così di ricostruire le storie ancora coperte dall’alone di mistero.

Ma la mitologia, entità ricostruita nel tempo da strati di mille voci, non è sempre precisa e veritiera. Bisognerà dunque stare attenti e ritornare ai luoghi del passato per trovare prove dell’accaduto e ancorare le memorie ai fatti.

Con la sua scrittura scorrevole ma dettagliata Nadia riuscirà a tenere sempre viva l’attenzione del lettore per la ricostruzione. Inoltre la presenza di stralci del registro del Mandalari, delle cartelle cliniche e delle conversazioni con i medici daranno al tutto un senso di verità quasi giornalistica, come di un reportage famigliare, che rende ancora più appassionante la storia di Venera.

La maternità

Grande spunto di riflessione è poi dato dalla maternità. Quando non è immersa nella ricostruzione della storia di famiglia, infatti, la Terranova è alle prese con la sua nuova vita di madre e con tutto ciò che ne deriva nei rapporti umani, nel lavoro e, prima ancora, in se stessa.

“I giorni dopo il parto sono una valle scoscesa: a certe donne capita di restarci invischiate, altre grattano le pareti del canyon, si aggrappano agli spuntoni per risalire verso il primo spicchio d’aria, la prima feritoia. Io so cosa vedono, so che non usciamo mai intere da li dentro. Certe, come me, restano a metà: due anni dopo vedo il baratro ma vedo anche la gioia, ogni cosa è precisa e docile, lontana e a fuoco”

Questo è un romanzo per chi ha voglia di immergersi in una storia famigliare, ma anche per avere istruzioni su come ricercare la propria. È un romanzo per chi è madre, ma anche e soprattutto per chi è figlio.

Scritto da
Rossana Dori

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