La stagione numero cinque della fiction Rai più seguita degli ultimi tempi è un crogiuolo di buchi di trama e storie annacquate. Insomma, un disastro narrativo. Mare Fuori, male dentro.
C’era grande fermento (più o meno) per Mare Fuori 5. La serie è finalmente in chiaro su Rai 1 dal 26 marzo 2025 (su Raiplay, invece, le prime sei puntate erano disponibili già dal 12 marzo). Colpo di scena dopo colpo di scena, c’è stato un brusco aggiornamento del cast. Il disagio, comunque, non cambia.
L’IPM ormai sembra un parco comunale per quanto facilmente le persone entrino ed escano. Storie che si intrecciano, si annodano e vengono risolte con un bel taglio a caso; drammi che vanno dal “quello mi ha guardato male” all’ormai classico “Tizio non è rientrato dopo quattro giorni di permesso. Pazienza”. Facciamo un punto della situazione su Mare Fuori, un’immersione negli abissi.
In fondo al mar (fuor)
Non ci saranno spoiler, non ci sarà una grandissima digressione sulle new entry. Vi basta sapere che il tema portante di questa stagione è la droga e che ci sono due maranza di Milano che sparano “figa” ogni 12 secondi, nuovi affiliati (o presunti tali) del clan Ricci, una boxeur e un paio di bravi guaglioni. Si capirà un po’ riguardo il cliffhanger che andava a chiudere la stagione quattro, una delle pochissime trovate decenti di quella sequela di episodi.
In Mare Fuori 5, sprazzi di vaga decenza annegano nell’ormai salmastra mareggiata di idee bislacche e sviluppi di trame e sottotrame che sono un continuo What The Fuck (sì, anche in questa stagione il Capitano Massimo Esposito, seppur abbia meno spazio, combina un paio di “colpi di genio”).
Tra gli sviluppi di personaggio decenti che si salvano, possiamo citare Carmela (una bella impennata, ma coerente con la sua storia narrata nel corso del tempo), Cardio Trap, Micciarella e Pino, che in parte continua ad essere una spalla comica decorosa. Promettente Sonia, la già citata boxeur, che potrebbe avere una crescita decorosa (i flashback sono imbarazzanti, ma siamo inguaribili ottimisti).

“Bro, ci sono solo 24 gradi. Fa un freddo porco”
“Figa fra, smettila di drogarti”
“La grande fiction italiana” (cit. Maccio Capatonda)
Quando è cominciata nel 2020, Mare Fuori ha avuto un grande merito oggettivo: essere una serie basata su ragazzi, sulle loro problematiche, in un contesto particolare, con tante storie diverse le une dalle altre. Sì, qualche ingenuità, qualche aspetto un po’ troppo romanzato, ma la prima stagione è molto godibile, con belle prove attoriali e tutto il resto.
Il grande demerito (involontario) della prima stagione è che ci ha fatto credere che potesse reggere un livello qualitativo quantomeno decente anche negli anni successivi.
Ma come è possibile?
Neppure i sommozzatori riescono a vederci chiaro. Stagione dopo stagione, fin troppe cose hanno iniziato a scricchiolare. Se persino alcuni interpreti (Giacomo Giorgio, il volto di Ciro Ricci) si sono dissociati da come gli sceneggiatori hanno continuato certe storie e certi avvenimenti, è chiaro che qualcosa si è rotto. Fin troppo presto.

Ci sta o’ mar fuor. Ma ij teng o’ mal dentr.
Mare Fuori è diventata una fiction scricchiolante in cui l’ambiente dell’IPM è oramai uno sfondo di cartapesta. Se prima c’era un minimo di ansia e tensione riguardo le azioni dei ragazzi che potevano ripercuotersi sul lavoro della direttrice e degli operatori (le telefonate del Ministero, le possibili sanzioni dall’alto), ora chi agisce in malo modo non causa una reale conseguenza concreta.
Gli operatori si lasciano sfuggire i ragazzi con una facilità imbarazzante (quante volte questi riescono a scappare sul tetto?); Rosa Ricci, personaggio dalle mille possibilità, è sfruttata malissimo, demerito anche delle trame di altri personaggi a lei correlati…
Smettiamo di redigere un elenco nefasto e concentriamoci su un aspetto positivo (?): dopo la quarta stagione che, secondo il sottoscritto, ha posizionato una pietra tombale su qualsivoglia resurrezione della serie, Mare Fuori 5 ha quantomeno evitato di scavare ulteriormente il fondo (o il fondale, in questo caso). Quel che si è inabissato in maniera definitiva è rimasto lì (tranne Ciro… che agonia), le spiegazioni che hanno il suono delle unghie sugli specchi le mandiamo giù, emettendo un flebile “Facciamocela andare bene”.

Un peccato, un vero peccato
L’ultima speranza è vedere la stagione numero sei concludere definitivamente il viaggio di Mare Fuori, un progetto con un potenziale enorme che ora si rotola su sé stesso tra errori, scelte sbagliate e che funziona solo perché, come una droga sintetica, oramai ti tiene incollato solo per vedere fino a che punto arriveranno certe storie.
a cura di
Andrea Mariano

