“Kokomo City” – la recensione in anteprima

“Kokomo City” – la recensione in anteprima
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A partire da oggi, venerdì 14 giugno, sarà disponibile su MUBI, il servizio di streaming globale, il documentario di D. Smith, incentrato sulla vita di quattro transgender afroamericane che lavorano nell’industria del sex work, ad Atlanta e New York. “Kokomo City” è un documentario senza filtri contro gli stereotipi.

Disponibile da oggi, venerdì 14 giugno, su MUBI, Kokomo City ci accompagna in un viaggio nel mondo delle persone transgender, una tematica attualmente molto discussa, ma anche – nella realtà dei fatti – estremamente scomoda ai più.
Un’opera unica nel suo genere, poiché dà voce alle protagoniste che vivono in prima persona la condizione di trans e sex worker.

Grazie al supporto della produttrice esecutiva Lena Waithe, il documentario ha ricevuto ampi consensi e si è aggiudicato i premi NEXT Innovator e Audience Award al Sundance Film Festival del 2023, oltre che il Panorama Audience Award alla Berlinale del 2023.

Kokomo City

Che cosa vuol dire essere trans oggi?

A questa domanda, rispondono le quattro protagoniste di questo documentario, Daniella Carter, Koko Da Doll, Liyah Mitchell e Dominique Silver. Ciascuna di essere ha una storia diversa, ma un binomio comune: l’emarginazione. Il documentario si apre con l’intervista a Daniella Carter, che spiega quanto sia difficile la propria femminilità in un corpo maschile, ma soprattutto quanto sia difficile essere accettate come trans. La ragazza, infatti, è costretta a rasarsi ogni giorno il viso, perché fa l’elettrolisi.

Dominique è di New York e ha iniziato a lavorare in un ristorante, ma qui le colleghe le hanno suggerito un modo più semplice e veloce per guadagnare denaro: prostituirsi. Con quei soldi la ragazza riesce a pagarsi l’operazione per il cambiamento del proprio corpo, che è molto costosa e dolorosa.

Poi c’è Koko Da Doll: mandata via di casa, vive per un po’ dalla sorella che, non accettandola e sentendosi a disagio per il fatto che sia transgender, la manda via di casa. Koko inizia quindi a vivere in un furgone e si prostituisce.

Stereotipi e trans

Attraverso la testimonianza di queste quattro ragazze, vengono ribaltati i pregiudizi e gli stereotipi sul mondo transgender. Innanzitutto per quanto riguarda i clienti. Non sono uomini semplicemente omosessuali, ma sono anche rapper famosi, gangster e uomini che fanno di tutto per dimostrarsi virili nei contesti in cui abitano e con le proprie donne. Infatti, nessuno sa che questi uomini frequentano delle trans. Addirittura sono le stesse donne che non accettano che i loro compagni possano avere dei gusti sessuali differenti e che, per questo motivo, isolano le trans.

Dominique racconta come, dopo un rapporto sessuale con un cliente, abbia ricevuto un pugno in volto per essere stata scoperta. Gli uomini vivono una “doppia vita”, quella virile con le proprie compagne e quella più libera con le trans.

Ci sono ancora molti pregiudizi e stereotipi da questo punto di vista nella nostra società: frequentare trans risulterebbe disdicevole per molti uomini sposati, in quanto hanno paura di perdere le proprie mogli.

Donne e trans

“Siamo brave a spiccare su tutti, prima che gli altri notino quanto siamo a pezzi”, sono le emblematiche parole di una delle sexworker intervistate.

Nonostante la loro condizione di profonda emarginazione, le trans si rendono conto di non essere poi così diverse dalle altre donne. Seppur guardate con repulsione e sdegno da queste ultime quando siedono accanto al loro tavolo in un ristorante, entrambe nutrono il medesimo desiderio: avere una vita migliore. La differenza, infatti, risiede nella mancanza di risorse per quelle cresciute in contesti di povertà e di abbandono. La ragazza sostiene che la società ha normalizzato la prostituzione, si protesta per i diritti delle donne, ma poi si ritorna punto e a capo.

Ciò che sottolinea questo documentario è il fatto che non ci sia solidarietà da parte delle donne nei confronti delle transgender. Nonostante entrambe dovrebbero essere legate da un sottile file invisibile comune, in quanto devono lottare per il riconoscimento dei propri diritti in varie parti del mondo.

Che differenza c’è, tutto sommato, tra una donna che lo è fisicamente e un’altra che, pur non avendone le fattezze, si sente donna psicologicamente? C’è ancora tanta strada da fare.

E gli uomini?

Dopo il punto di vista delle transgender e quello delle donne, viene analizzato anche quello degli uomini. Nel documentario è intervistato un uomo che ammette di essere attratto da una donna trans, non solo fisicamente, ma anche caratterialmente. Nonostante non abbia mai avuto il coraggio di incontrarla, per paura di essere giudicato. Gli uomini, malgrado ciò che si possa pensare, temono il giudizio della società. Per sua stessa ammissione, infatti, se la ragazza con cui ha intrattenuto delle conversazioni online fosse stata una donna in tutto e per tutto, non si sarebbe nemmeno posto il problema.

C’è anche poi chi da questa situazione ne ha tratto un buon profitto. Lennox Love promuove eventi con danzatrici transgender e c’è un locale chiamato Hush Night (una sorta di night club) in cui si possono incontrare trans e fare sesso nelle stanze dedicate.

Desiderio di riscatto

La parte conclusiva del documentario lascia il posto ad un messaggio di speranza. Una delle ragazze pone l’accento sulla sorte che è toccata ad alcune sue amiche, uccise dagli uomini o morte di AIDS. Nel suo racconto però c’è anche un barlume di speranza, poiché spera che le donne trans possano abbandonare la via della strada, augurandolo soprattutto a se stessa. La donna vorrebbe vivere sfruttando le molteplici capacità che possiede, ma soprattutto essere accettata dalla società, senza dover essere relegata al mero ruolo di donna-oggetto.

Ve lo consigliamo?

Kokomo City è un documentario molto realistico che conduce lo spettatore attraverso la vita di persone che lottano affinché la propria identità di genere venga riconosciuta. Vince e oltrepassa gli stereotipi di un mondo che conosciamo semplicemente grazie a qualche pellicola, o a fugaci servizi in tv.

Ricordandoci che non dovrebbe esserci differenza tra persone che lottano per i propri diritti.
Non ci dovrebbero essere sguardi di sdegno da parte di altri individui, nei confronti di chi già porta il peso di sentirsi fuori posto in un corpo che non reputa il suo. Perché ciò significa essere processati per due volte.

Eppure, ciò che emerge da questo documentario in bianco e nero è la voglia di queste ragazze di condurre una vita a colori. Quella vita che finora non hanno mai avuto.

a cura di
Maria Raffaella Primerano

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