L’Anema ‘e Lione di Eric Mormile: intervista

Ciao Eric, come stai? Come definiresti la tua musica in 3 parole?

Salve a tutti, grazie dello spazio concessomi con questa intervista. Sto abbastanza ben,e grazie. Se dovessi scegliere 3 parole direi: energia, contaminazione e identità

Com’è iniziato il tuo viaggio nella musica?

La musica nella mia famiglia è sempre stata una cosa normale, mio padre, Carlo Mormile, è un musicista e insegna musica corale e direzione di coro al conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli, mio nonno Enrico Mormile (portiamo lo stesso nome) era un appassionato di Opera lirica e ha fatto parte del coro delle voci bianche del Teatro San Carlo (di cui ho fatto parte anche io, a 10 anni) e il mio bisnonno, Francesco Mormile, scriveva canzoni per i Cafè Chantant. Tra cugini e zii, ognuno suona uno strumento o canta, è il caso di mio zio Vincenzo Boccardi, mandolinista che porta avanti un suo progetto di musica classica e popolare napoletana, i figli Simone ed Emanuele, chitarristi e bassisti, mio cugino Alessandro Riff, cantante ecc. Con questo tipo di background, cominciare a studiare uno strumento è stato un passaggio abbastanza naturale, nel caso mio è stato il violino che ho avuto sotto mano dai 6 ai 16 anni, sotto la guida di Gennaro Cappabianca, violinista del Teatro San Carlo. A 11 ho cominciato a studiare pianoforte e, ispirato dai miei cugini, la chitarra che sono poi diventati i miei strumenti principali.

Un punto di riferimento a cui ti ispiri?

Due lettere PG: Peter Gabriel.

Quando realizzi un brano, chi è la prima persona a cui lo fai ascoltare?

Dipende da chi mi sta intorno nel momento in cui sto incidendo, qualche volta sono i miei genitori, qualche volta amici, qualche volta ragazza e così via. Ricerco sempre i loro pareri perché mi fido del loro giudizio.

Cosa pensi del panorama musicale italiano di oggi?

Ho seguito negli ultimi tempi tutte le varie discussioni tra artisti a proposito di questioni come abuso di autotune e contenuti. Purtroppo, credo stiamo assistendo al trionfo del prodotto e alla decadenza dell’arte, perché nella musica italiana odierna sostengo ci sia tanto usa e getta e quasi nulla di destinato a restare nella memoria per concetto artistico o sostanza. Quello che vedo sono tanti progetti ben prodotti, confezionati e promozionati ma che non offrono nulla di concreto ne da un punto di vista musicale ne testuale, un po’ come trovarsi davanti un grande pacco ben addobbato, sistemato e pieno di fiocchetti ma che se aperto al suo interno non contiene nulla. Sembra anche paradossale il fatto che attualmente, per quello che riguarda la musica da classifica del nostro paese, non esista scelta musicale differenziata per i vari tipi di pubblico: per persone più alternative e della mia età non esistono opzioni, siamo una buona fetta di pubblico consumatore eppure ci viene proposto solo un prodotto che ci fa sentire troppo vecchi e mentalmente evoluti per poterlo ascoltare. Quindi, l’unica soluzione che abbiamo, è cercare qualcosa nella scena emergente o underground, l’unica che, per quanto visto nel caso dei progetti musicali della mia città, ha effettivamente tanto da dire da un punto di vista musicale, testuale e artistico. La mia speranza sta nel fatto che sarà proprio la scena emergente a ribaltare questo degrado intellettuale che ci trascina sempre di più nel baratro, favorito da un industria musicale che ci tratta tutti allo stesso modo: come cerebrolesi.

Abbiamo notato, ascoltandoti con attenzione, che sperimenti davvero molto con i suoni; da dove arriva questa necessità di ricerca e sperimentazione?

Sicuramente il gioco fondamentale lo svolge tutta la musica che ascolto, ci sono dei determinati suoni, produzioni ed effettistica adoperata sugli strumenti che cerco di imitare o di fare mie. In generale credo che chi fa musica pop in modo anche più generico e meno specifico non possa prescindere da figure che hanno fatto la storia del genere tramite grandi produzioni, sperimentazione sonora ed idee testuali. Sposo molti di questi suoni a cui applico testo napoletano per andare ad esplorare tutta una serie di generi poco o per niente trattati nella canzone napoletana. Diventa in questo senso anche una sorta di affermazione dell’essere: questa è la mia musica, tante sonorità estere e poetica partenopea.

“Anema ‘e Lione” è il titolo del tuo nuovo singolo: raccontacelo brevemente

“Anema ‘e Lione” è una canzone nata in un periodo estremamente movimentato della mia vita, uno di quelli in cui si corre senza fermarsi, così il testo scritto in un momento così turbolento è diventato prima un messaggio di incoraggiamento verso me stesso e poi verso chi lo avrebbe ascoltato, un po’ come dire “rassegnati, è così, quindi rimboccati le maniche e caccia tutta la forza che hai”. E così ho pensato che era un argomento in cui ognuno avrebbe potuto immedesimarsi: se stai lavorando tanto sii felice di farlo con forza e spirito, perché è la strada che hai scelto e sai dove porta. Le parole sono poi passate nelle mani del Maestro Salvatore Palomba, autore della canzone classica napoletana “Carmela”, portata al successo da Sergio Bruni. Il Maestro è una persona che sono fortunato a poter chiamare amica e che supervisionando i miei testi ha decisamente spinto a un miglioramento della mia scrittura. Da un punto di vista musicale è un brano Synth Pop ballabile ispirato dalle sonorità di alcuni miei artisti di riferimento come i Mr. Mister, Howard Jones e i Level 42. Di questo brano è nata prima la musica e già solo componendo quella sapevo sarebbe stato un singolo, alcune musiche sprigionano da sole una forza comunicativa anche più grande delle parole che ci finiscono sopra, e quando le scrivi te ne accorgi. Ma la parte migliore di tutto il processo riguardante Anema è stata girare il video, di cui sono autore dello storyboard e ho curato regia e montaggio insieme a mio cugino Sergio Angrisani,  videomaker e regista dalle mani d’oro. Penso di non aver mai riso così tanto nel girare un video musicale, e la cosa è stata resa ancora più speciale dal fatto che tutto il cast del video fosse formato da persone a me molto care, come Nicoletta e Simone Boccardi, altri due miei cugini, la prima è presente nelle scene di danza, il secondo è magistrale nella parte del capo ufficio. Tra le altre persone Elvira Fiore e Diana De Luca, protagoniste anche se con ruoli differenti nel video del mio precedente singolo “Nun Pozzo Cchiù Guarì”, Maria Francesca Riga, Attilio Apa, Elia Isaia e Cristiano de Pascale. Tutte “Aneme ‘e Lioni” che vivo nel quotidiano e che hanno reso veramente significativo il video.

Ultima domanda: perché i nostri lettori dovrebbero ascoltare i tuoi pezzi?

Il mio è un mondo musicale che ho creato e che canzone per canzone allargo sempre di più, è basato su tanta influenza di grandi artisti come Peter Gabriel, Phil Collins, i Mr. Mister, i Tears for Fears, Sting, gli Ultravox, gli Yes, i Rush, Kevin Gilbert e i Level 42, ma anche artisti italiani come Mango, Battiato e i Matia Bazar. Non bisogna aver paura di non comprendere la testualità napoletana perché si tratta di una delle lingue più dirette al mondo, per cui un messaggio anche in senso più largo può essere recepito da tutti. È il mio mondo, ma chiunque voglia entrarci, è sempre il benvenuto.

di STAFF 1

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