“Meno per meno”: canzoni belle più belle

“Meno per meno”: canzoni belle più belle
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Il nuovo disco di Niccolò Fabi, moltiplica le emozioni negative e le trasforma in positive. Meno per meno dà più

Dicembre è iniziato con l’uscita di Meno per meno, il nuovo disco di Niccolò Fabi

La mia, personalissima, storia con quest’uomo, musicista, cantautore, artista, è cominciata in tenera età, quando i suoi famosi Capelli erano biondi ma meno bianchi di ora. Delle sue canzoni porto dentro ogni parola, le note fanno ormai parte anche della mia stessa storia. 

Per la prima volta ero un po’ spaventata nell’approcciarmi al primo ascolto di Niccolò. Alcune delle canzoni riedite in questo disco sono in quella famosa lista delle preferite, tra le più familiari. La domanda preoccupante era abbastanza banale: e se non mi piacessero? In fondo, non ho molta calma e indifferenza nell’andare incontro a un calcio in faccia. Almeno non in fatto di musica, di quella che amo. Ma, dopo questa introduzione a note personali, posso rassicurare sul fatto che alla fine sia andata bene!

Meno per meno è nato da una lunga e accurata opera di orchestrazione e riscrittura fatta da Niccolò Fabi con Enrico Melozzi per il concerto all’Arena di Verona, dello scorso 2 ottobre, che celebrava i 25 anni di carriera dell’artista. Era doveroso, forse, che un lavoro tanto grande, corale e ben fatto non si fermasse lì. Il meglio è stato pubblicato nel disco uscito venerdì 2 dicembre e che, tra aprile e maggio 2023, suonerà dal vivo in giro per l’Italia con questi stessi arrangiamenti.

Ascoltando Meno per meno, qui dallo stereo di casa, mi sembra di essere ad uno dei suoi tanti concerti che mi hanno riempito le estati ed occupato gli inverni. Quello che succede quando Nicc suona dal vivo è che la musica, di volta in volta, cambia e sa lasciare, pur con la sua stessa canzone, sensazioni nuove sulla pelle di chi l’ascolta. Siamo tutti concordi, spero, sul fatto che sta proprio qui la bravura di un musicista, o forse in generale di un uomo: nel rendere le sue stesse canzoni nuove, mettersi e metterle in discussione, sperimentare. Niccolò Fabi è uno che non ha e non ha mai avuto paura nel farlo, tanto meno questa volta.

Dallo stereo di casa la musica, orchestralmente, esce dalle casse e riempie la stanza in modo molto ingombrante. A tratti, la musica, nasconde le parole che per tanto tempo sono state in prima linea. Però poi le esalta ancora di più, come fossero sottotitoli evidenziati di tutti quei suoni. 

Non sono una persona ferrata in matematica. Se meno per meno fa più, più per più fa sempre più.  Ma solo in questo eccezionalissimo caso.

Cover di “Meno per meno”, Niccolò Fabi

Dieci canzoni: sei già le conosciamo, quattro quasi totalmente inedite. 

Andare oltre 

È la prima canzone del disco. Il singolo uscito in anteprima. La mia preferita tra le nuove canzoni. È una pietra sentimentale abbastanza pesante che ti si scaglia sul cuore. È un travolgente racconto, puntuale e dettagliato, di uno specifico momento di vita che chiunque di noi, superata una certa età, ha ormai già vissuto almeno una volta: il periodo di ristrutturazione, quello che affronti quando chiudi una cosa e ti affacci timidamente ad iniziarne un’altra. 

Ma questo andare oltre mi sembra anche un po’ una metafora di quel che ha fatto musicalmente. La ristrutturazione, in fondo, ha a che fare con quel lavoro che stato fatto sulle sue vecchie canzoni attraverso l’incontro con Enrico Melozzi e l’Orchestra Notturna Clandestina

Il lavoro certosino di ristrutturazione musicale ha coinvolto: “Ha perso la città” e “Una mano sugli occhi”, dal disco “Una somma di piccole cose”, “Solo un uomo”, dall’omonimo disco, “Una buona idea“, da “Ecco”, “A prescindere da me“, dal suo ultimo disco “Tradizione e tradimento”, e “Costruire” di “Novo mesto“. La mia “anisetta” da primo ascolto si concentrava, principalmente, proprio su quest’ultima. Forse una canzone cardine della carriera di Fabi, sicuramente una canzone cardine della vita di tanti suoi ascoltatori. Una canzone già perfetta, nei ritmi, negli accordi, nei bilanciamenti. Sarà per pura affezione, ma di Costruire io continuo a preferire la versione originale.

L’uomo che rimane al buio. 

Niccolò ha detto di legare il significato questa canzone alla reclusione che abbiamo vissuto in pandemia ed alle paure e distanze che, in qualche modo, ci portiamo ancora dentro e ci allontanano dalla vera normalità. Io, per parlare della canzone, aggiungerei anche la parola depressione, quella cosa che ti fa sentire protetto nella chiusura immobile della paura, e spaventato davanti alle difficoltà che la libertà porta in sé. Come molte altre canzoni di Nicc, anche questa sembra voler essere un aiuto e un conforto sonoro per chi riesce meno facilmente a stare “alla luce”.

Al di là dell’amore. 

È una canzone che prova a raccontare l’impresa di trovare e riuscire a scegliere la propria strada, malgrado tutto. Ascoltandola, non posso far a meno di ripensare a Diventi inventi. A chi è riuscito a far assomigliare la sua vita ai desideri, a chi non ci è riuscito ma ancora ci prova.

Di Aratro e di Arena. 

È una canzone che nasce da una questione astrologica. “Io sono un toro di aratro e di arena” esordisce Nicc. È una canzone che è stata nel famoso cassetto per anni. Per poi saltare fuori nel momento in cui è nata l’idea del concerto all’Arena di Verona. Un lavoratore della terra che si trova davanti la platea dell’arena: tutto il testo è un’enorme metafora. Ma è anche una favola che racconta la doppia vita di un toro, la doppia sfaccettatura di un’unica cosa. Ancora: è una canzone che parla solo di lui, di Niccolò. In questo mi ricorda molto “Capelli”. In entrambe difficilmente puoi trovarci qualcosa anche di te stesso. Ti piacciono proprio perchè raccontano di qualcun altro: ti fanno entrare ora sotto i suoi capelli, ora nel suo tema natale. 

Fonte dell’immagine: pagina Instagram ufficiale di Niccolò Fabi

Finito l’ascolto di “Meno per meno”, mi viene in mente un momento specifico dei concerti di Niccolò che si ripete tutte le volte. E, probabilmente, si ripete in modo del tutto istintivo e naturale. Parlo del finale: quando, a braccia conserte, Niccolò si ferma a guardare l’applauso. Ad ascoltarlo con occhi rigonfi di qualcosa che solo lui conosce ma che gratifica chi sta sbattendo le mani.

Questo perchè la musica cantautorale e malinconica di Niccolò Fabi non è sterile introspezione autoreferenziale. La sua musica, anche in questo disco lo fa, genera uno stato d’animo emozionale molto forte in chi l’ascolta. Porta, quasi automaticamente, alla condivisione catartica e corale tipica dell’arte. Il prodotto finale è solo uno: il conforto.  

a cura di 
Lara Melchionda

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