Placebo – Mediolanum Forum, Milano, 27 ottobre 2022

Placebo – Mediolanum Forum, Milano, 27 ottobre 2022
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I Placebo, rock band britannica composta dal cantante e chitarrista Brian Molko e dal bassista Stefan Olsdal (in seguito all’uscita dalla band del batterista Steve Forrest, avvenuta nel 2015), arrivano a Milano riempiendo il Mediolanum Forum di Assago e con un solo obiettivo: fare musica.

Un messaggio per i fan

Arrivato al Mediolanum Forum di Assago, pronto per assistere allo spettacolo dei Placebo, quello che mi trovo davanti mentre mi reco al mio posto è un messaggio per i fan scritto sugli schermi situati sopra al palco.
Siete curiosi di sapere che c’era scritto?
Nessun problema, ve lo riporto qui sotto:

“Cari fan dei Placebo.
Vorrei chiedervi gentilmente di NON passare il vostro tempo facendo video coi vostri telefoni durante il concerto.
Questo rende la performance dei Placebo molto più complicata.
Rende più complicato connetterci con voi e comunicare efficacemente le emozioni delle nostre canzoni.
In più è una mancanza di rispetto nei confronti degli altri spettatori che vogliono guardare lo spettacolo. non il retro del vostro telefono.
Per favore, siate qui e ora, nel presente e godetevi il momento.
Perché questo esatto momento è unico e non si ripeterà.
Il nostro obiettivo è di creare unione e trascendenza.
Per favore aiutateci in questa missione.
Con rispetto e amore.
Pace. Namaste.”

Al giorno d’oggi è molto complicato chiedere una cosa del genere e aspettarsi che la gente la faccia senza problemi.
Anche perché adesso abbiamo i mezzi per poter portare sempre con noi un ricordo del momento vissuto.
Il messaggio dei Placebo, però, è comprensibile e sensato, fa parte del loro stile e del loro modo di essere e, come tale, va rispettato.

Personalmente ho cercato di rispettarlo il più possibile, riprendendo solo 4 canzoni complete (erano le mie preferite, non ho saputo resistere) e altre 3 per breve tempo.
Fortunatamente anche il resto del pubblico ha fatto lo stesso e ha tirato fuori il proprio cellulare solo per poche canzoni.
Quindi si può dire che il messaggio abbia funzionato.

Poche parole e molta musica!

Senza preamboli i Placebo salgono sul palco alle 21 in punto e iniziano il proprio spettacolo fatto di rock, elettronica e schermi accompagnati da luci psichedeliche che cambiavano a ogni canzone.

I Placebo sono in due ma al concerto sono accompagnati da un’intera band composta da batteria, tastiere, violino e chitarra.

Gli schermi sopra il palco erano ben 5 e si spostavano continuamente cambiando posizione: alcune volte erano allineati mentre altre separati, con immagini che mostravano i membri della band ma ogni volta con un effetto video diverso, perlopiù distorto.
Infatti era quasi impossibile distinguere i volti dei vari musicisti, a malapena si riconoscevano le sagome.

Il concerto inizia con una striscia di brani tratti dal nuovo album “Never let me go”: Forever Chemicals, Beautiful James, Hugz e Happy Birthday, interrotte solo da Scene of The Crime, tratta dall’album precedente “Loud Like Love”.
Durante tutte le canzoni gli schermi passavano immagini a tempo di musica, quasi a comporre un video musicale live.

Ogni strumento era spinto al massimo ma la batteria era quella che faceva tremare tutto il forum a ogni colpo di grancassa.

Dritto pe’ dritto!

Prendendosi solo il tempo di cambiare strumenti per ogni canzone (sì, avete letto bene, li hanno cambiati ogni volta ndr), i Placebo proseguono con il concerto e Stefan dice giusto due paroline per introdurre la canzone successiva:

“Buonasera Milano! Come stai?
Torniamo indietro nel tempo, questa è Bionic!”

Queste sono state le prime e ultime parole che abbiamo sentito dire da un membro dei Placebo.
Da qui in poi sono andati avanti senza sosta, facendo quello che sanno fare meglio: musica.

Il concerto prosegue con altri due brani dal nuovo album, Twin Deamons e Surrounded by Spies e, durante quest’ultima, alle parole “I’m surrounded by spies”, dei fasci di luce rossa hanno iniziato a muoversi per tutto il forum, come se fosse scattato l’allarme e stessero cercando le spie.
Poi sui pannelli sono apparsi più minischermi che proiettavano immagini in stile “telecamera di sorveglianza”, sempre per mantenere la coerenza col tema trattato dalla canzone.

Per Chemtrails, invece, le immagini erano in bianco e nero con un effetto blur che seguiva i movimenti dei membri della band.

Cellulari accesi ma comunque pronti a scatenarci!

Quando arriva il momento di Too Many Friends il pubblico non riesce a trattenersi dal tirare fuori il proprio telefono e iniziare a riprendere quella che è una delle migliori canzoni della band, tratta dall’album “Loud Like Love”.
Per questa volta Stefan ha abbandonato il proprio basso per suonare il pianoforte, ed è stato accompagnato anche da un bellissimo violino, che ha reso il tutto più poetico.

D’altro canto, Brian ha tirato fuori un po’ di rabbia alle parole del testo:

“My computer thinks I’m gay

What’s the difference anyway

When all the people do all day

Is stare into a phone”

Anche in questo caso sembrava si riferisse a chi, in quel momento, stava riprendendo col cellulare anziché godersi il concerto, o comunque a chi in generale passa troppo tempo davanti al proprio dispositivo mobile e poco a viversi la vita vera.
Hai ragione Brian, siamo troppo dipendenti da queste scatole maledette.

Ma questa rabbia trova sfogo nelle note di For What it’s Worth, tratto dall’album del 2009 “Battle For The Sun”, brano durante il quale il pubblico si scatena e Stefan invita tutti ad applaudire a tempo di musica.
Nel frattempo le luci continuano a spostarsi e, solo arrivato a questa canzone, mi accorgo che ogni fascio di luce forma una spirale…i Placebo stavano cercando di ipnotizzarci!

E ci sono riusciti, ma non con le luci, bensì con la musica!
Infatti con me è bastata Song to Say Goodbye (uno dei miei brani preferiti), tratto dall’album “Meds” (uno dei migliori se non IL migliore della band a mio avviso ndr.), per lasciarmi letteralmente ammaliato da quello che stavo ascoltando e vedendo.

Luci che si muovevano impazzite a tempo di musica con gli schermi che sembrava venissero disturbati dalle interferenze create dal suono degli strumenti.

Delirio collettivo e infrarossi

Non appena partono le note di Bitter End, tratto dall’album del 2003 “Sleeping With Ghosts”, il pubblico impazzisce letteralmente e con loro anche i Placebo e…gli schermi!
Le immagini infatti diventano confusione totale, con colori ed effetti visivi psichedelici che seguivano il ritmo della canzone e sembravano fatti apposta per far andare tutti ancora più fuori di testa.

Poi però i pannelli si spostano fino a formare una scala e sugli schermi finalmente riusciamo a distinguere meglio le sagome dei due membri della band, che si alternano l’uno con l’altro.

Ma con questa canzone l’obiettivo era chiaro: fare casino!

Poi è arrivato il momento di Infra-Red, anch’essa dall’album “Meds”, durante la quale gli schermi si sono trasformati in telecamere a infra rossi che riprendevano i Placebo.

E, finalmente, dopo questa canzone, i Placebo si sono presi una pausa.

Encore

Due minuti, ecco quant’è durata la pausa.
Poi la band è tornata sul palco e ha attaccato subito con la prima cover, l’ultima uscita, ovvero Shout, brano del 1984 dei Tears for Fears.
In questo caso gli schermi proiettavano immagini speculari che si fondevano tra di loro.
Alla fine della canzone gli strumenti hanno smesso di suonare e il pubblico ha cantato insieme ai Placebo le ultime parole del testo.

Di seguito c’è stata Fix Yourself, ultimo brano del nuovo album, che si è concluso con un outro lunghissimo e, subito dopo, per chiudere in bellezza, quella che reputo una delle migliori cover di sempre: Running Up That Hill, dal brano di Kate Bush del 1985, tornato tra le hit grazie a Stranger Things 4.

Con questa rivisitazione i Placebo sono riusciti a dare un ritmo e una profondità diversa alla canzone, rendendola più malinconica ma allo stesso tempo potente. Arriva dritta al cuore.

Spero che chi si è andato a risentire il brano originale dopo aver visto la serie sia incappato anche in questa magnifica cover, perché vale davvero la pena di essere ascoltata.

Conclusasi anche questa canzone la band abbandona gli strumenti mantenendo un effetto riverbero che continua a far riecheggiare le ultime note del brano, accompagnando la loro uscita di scena.
Mentre Brian si dilegua subito dopo i saluti, Stefan decide di scendere dal palco e andare a salutare il pubblico.
Due caratteri agli antipodi.

Conclusioni

Come ho scritto all’inizio, già dalle prime parole scritte sugli schermi era chiaro che i Placebo fossero venuti a fare musica e a trasmettere le emozioni solo ed esclusivamente attraverso quella, senza chiacchiere.

E così è stato. La performance è stata coerente col messaggio.

Abbiamo assistito ad uno spettacolo unico: un’ora e quaranta di sola musica, rock ma anche elettronica, accompagnata da giochi di luce e immagini su schermo che ti tenevano incollato con gli occhi sul palco.

Inoltre, la band ha deciso di suonare prettamente nuovi brani, dimostrando di nuovo coerenza col messaggio iniziale “siate qui e ora, nel presente”.
Poco spazio, dunque, per un viaggio sul viale dei ricordi, se non con alcune pietre miliari della loro discografia.

Che dire, l’effetto Placebo esiste, ed è simile a un trip allucinogeno sotto effetto di acidi.
Perciò seguite questo mio consiglio: drogatevi meno e andate ai loro concerti!

Di seguito la scaletta ufficiale del concerto.

  • Forever Chemicals
  • Beautiful James
  • Scene of the Crime
  • Hugz
  • Happy Birthday in the Sky
  • Bionic
  • Twin Demons
  • Surrounded by Spies
  • Chemtrails
  • Sad White Reggae
  • Try Better Next Time
  • Too Many Friends
  • Went Missing
  • For What It’s Worth
  • Slave to the Wage
  • Song to Say Goodbye
  • The Bitter End
  • Infra-red

Encore

  • Shout (Tears for Fears cover)
  • Fix Yourself
  • Running Up That Hill (A Deal With God) (Kate Bush cover)

a cura di
Edoardo Iannantuoni

foto di
Emanuela Giurano

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