Enrico Mattei: un italiano visionario dalle molte “vite”, tutte spese per l’Italia

Enrico Mattei: un italiano visionario dalle molte “vite”, tutte spese per l’Italia
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Giusto 60 anni fa, il 27 ottobre 1962, si infrangeva nei cieli il sogno, visionario e lucido al tempo stesso, di un italiano dalle molte vite e svariate “professioni”. Chimico, ragioniere, imprenditore, ingegnere, ancor prima partigiano; politico, economista, facilitatore di questioni internazionali… e anche “giornalista”, o meglio editore, investigatore, lobbista ante litteram e a favore del progresso e del riscatto dei paesi meno influenti, primo fra tutti l’Italia, con il suo “capitalismo etico”

L’Italiano più potente dopo Caio Giulio Cesare, così “dossierarono” i suoi più acerrimi e oscuri nemici, un partigiano “bianco” che liberò l’Italia, un imprenditore illuminato che governò molte vicende, non solo in ambito economico.

Un ingegnere che inventò l’ENI, Ente Nazionale Idrocarburi, ancora presente e prospero nel panorama nostrano. Che ingegnere non fu: la sua laurea in Ingegneria (in realtà più d’una) la ricevette honoris causa, come giusto riconoscimento dei meriti, eccezionali e decisamente moderni per l’epoca. Conquistati nel campo delle risorse energetiche. In un’Italia che si rialzava dalle ceneri del secondo dopoguerra.

Ingredienti ed esperienze di un uomo unico per i suoi tempi

Nato nel 1906 ad Acqualagna, e quindi marchigiano doc, Enrico Mattei si troverà a vivere in giro per l’Italia, al seguito dei trasferimenti del babbo Brigadiere dei Carabinieri. Della sua terra conserverà sempre lo spirito laborioso, che abbiamo purtroppo tutti quanti potuto apprezzare e stimare in occasione dell’ultima alluvione. Che ha spezzato vite e gettato nel fango attività economiche e famiglie a metà settembre scorso.

Porterà inoltre sempre dentro sé quell’attaccamento alla sua terra e alla sua nazione, che lo vedrà partigiano combattente, membro del CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) e poi, a guerra finita e Repubblica instaurata, parlamentare democristiano. In tutto questo percorso, ormai è già un quarantenne, non avrà perso il piacere per le cose buone e fatte bene.

Alluvione Marche 2022: ecco le immagini di una regione di bellezza, cultura. E laboriosità.
In un campanilistico sondaggio pubblicato su www.oltrefano.it tre anni fa, la fotografia del marchigiano tipico emersa è quella del gran lavoratore, legato visceralmente al cibo e alla sua terra, al tempo stesso socievole, caloroso e divertente.
Un ritratto più che verosimile, che abbiamo potuto riscontrare in queste immagini, crude e crudeli,
di un ritorno alla vita e alla quotidianità.
Il suo impegno sulle rovine di un’opera fascista

D’accordo, dirà qualcuno che era un’Italia di altri tempi, molto lontani. E tanto pure ci sarebbe da dire o disquisire sulla nemesi che mette un partigiano a liquidare un’opera fascista, l’AGIP. E che poi, nonostante i successi, lo condannerà a una morte. Oscura, tragica e sicuramente prematura.

Ma ripassando velocemente il suo curriculum vitae, tanto ci sarebbe da sentirsi ispirati. Non è uno che ama tanto gli studi, dice il padre, che a Prima Guerra mondiale finita, nel 1919, gli consiglia di andare a lavorare. È di nuovo nelle sue Marche, a Matelica, Enrico Mattei, fa l’apprendista in una fabbrica di letti. E inizia a prendere contatti con materie prime e cose da produrre.

Quando gli esami non finiscono mai

Fatto sta che il nostro Enrico non smetterà più di studiare. Non ancora ventenne, in quel 1926 che vede la fondazione dell’autarchica Azienda Generale Italiana Petroli, si avvia il suo cammino di futuri successi. Da operaio diventa dirigente in una piccola azienda nostrana. Iniziando ad occuparsi di far quadrare i conti non solo sulla carta.

Il passo successivo sarà il trasferimento a Milano e il passaggio ad un’attività diversa, ma comunque per lui significativa. Come comune in quei tempi, il giovane Mattei è agente di commercio della MaxMeyer, società meneghina fondata da uno svizzero, che vende vernici e solventi. E a 27 anni, nel 1936, sposerà Margherita Paulus, ex ballerina di origini austriache.

Enrico Mattei e la moglie in un'occasione mondana
Enrico Mattei e la moglie in un’occasione mondana (Fonte Associazione Pionieri e Veterani Eni).
È nella capitale meneghina che Mattei entrerà in contatto con gli ambienti dell’Università Cattolica ma soprattutto con il c.d. salotto buono di un’economia già dall’epoca dinamica e trainante, che lo formerà ulteriormente e fonderà le linee del suo interventismo imprenditoriale.
Una moderna università, un master di alto livello seguito direttamente sul campo.
L’Italia alla fine del Ventennio

Altra importante scuola di vita, da cui attingerà insegnamenti e futuri colleghi e alleati, sarà senza dubbio alcuno la Resistenza. Nella quale Enrico Mattei sarà un partigiano bianco che si distinguerà nella piccola guerriglia urbana, nelle attività di nascondimento e soprattutto intessendo dei primordiali e proficui rapporti diplomatici.

Si deve a lui aver coagulato alla causa della liberazione dell’Italia, dai fascisti prima e dai tedeschi dopo, più di 40.000 volontari per la causa comune. E sul piano politico, a Seconda Guerra non ancora conclusa, Mattei sarà vicino ai fondatori della Democrazia Cristiana. Partito che per i decenni a seguire caratterizzerà la storia italiana.

Enrico Mattei al corteo per la Liberazione di Milano
Maggio 1945. Un baffuto Enrico Mattei, sulla destra nella foto (Fonte Associazione Pionieri e Veterani Eni), allora 36enne,
sfila con il Comitato di liberazione nazionale in una Milano finalmente liberata.
È l’ora di lasciarsi indietro il passato, dire addio alla monarchia e salutare la repubblica.
Immaginando un percorso e un cammino di ricostruzione e rinascita per un paese (e un mondo),
dilaniato da una guerra planetaria, a cui una bomba atomica, anzi due, hanno messo fine.
Nella morsa di un Piano utile e necessario, ma in alcuni campi limitativo

A questo punto della Storia, Enrico Mattei è non solo diventato ragioniere ed esperto di impresa sul campo. Si è anche iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche della Cattolica. Ha conosciuto il carcere e i trattamenti della polizia politica della Repubblica Sociale Italiana. La parata in una Milano liberata lo vede per forza come uno dei protagonisti.

Il 28 aprile 1945, a soli tre giorni dalla Liberazione che ogni anno continuiamo a festeggiare, ecco l’incontro con il suo definitivo destino. Viene nominato commissario liquidatore dell’ente statale per l’estrazione, lavorazione e distribuzione dei petroli voluto da Mussolini. A voler cancellare l’azienda pubblica non solo intenzioni di chiudere con il passato. Anche interessi di un piano di ricostruzione, il famoso “Marshall”, in cui il ruolo nell’energia sia appannaggio del salvatore americano.

L’Agip, una realtà giunta fino ai giorni nostri
Enrico Mattei LogoAgipAnni30
Ecco il “globo” simbolo dell’ente pubblico dalla sua costituzione.
In classico stile anni ’30, rimanda ai primi due decenni di vita di un’azienda strategica e quindi giunta, con alterne vicende, e logo rinnovato, sino ai giorni nostri… Di caro bollette e dipendenza dall’estero.

Costituita con Regio Decreto Legge 03.04.1926, l’Azienda Generale Italiana Petroli nasce sotto forma di SpA. I suoi soci sono il Ministero del Tesoro, che detiene il 60% delle azioni, l’INA, Istituto Nazionale Assicurazioni, con il 20%, e le assicurazioni sociali, per il restante 20%. Se l’Italia, anche per il volere del Duce, è una nazione ancora prettamente agricola, lo svolgimento delle attività relative ai prodotti petroliferi viene ritenuto importante per lo sviluppo industriale.

La crisi finanziaria del ’29 batté forte il colpo anche da noi. Ma dopo il 1933, forti della necessità di tali materie prime e delle competenze tecniche allora presenti nel nostro paese, si riprenderà l’attività. Non solo nel campo della raffinazione degli idrocarburi. Anche in quello, ancora più strategico, della ricerca di nuovi giacimenti. Nella nostra penisola e in altri paesi del mondo.

In pieno periodo fascista, e siamo ancora nel 1924, l’azienda sfrutterà la rete di distribuzione della SNOM, fornendo,
in Italia e nelle colonie africane, la Benzina Victoria e il Petrolio Sole sovietici.
Successivamente avrà impulso la chimica collegata agli idrocarburi e ricerche e prospezioni in altri paesi (es. Romania).
Negli Anni ’30 si inizieranno a cercare giacimenti anche in Italia, e di lì a un decennio
si scoprirà che il nostro oro nero è il metano.
Una scoperta preziosa…tenuta nascosta

Leggenda vuole, ma si tratta più propriamente di fatti che appartengono alla storia, che, nell’ottobre del 1944, sia stato scoperto un giacimento di metano in quel di Caviaga, frazione di Cavenago D’Adda, in Lombardia. Con l’Italia spaccata in due, e l’occupante tedesco in giro proprio nel Nord a farla da padrone, la notizia viene tenuta segreta.

Ma quando Enrico Mattei inizia il suo compito, liquidare e chiudere, fortemente voluto dagli Stati Uniti, la scoperta è pronta per essere rivelata. A tutto vantaggio di una nazione che sta riprendendo a produrre non per la guerra ma per la pace e il suo futuro.

Enrico Mattei con la pianta del campo di Caviaga
Del giacimento, Mattei viene a sapere dall’ingegner Carlo Zanmatti, precedente commissario liquidatore di Agip,
che era stato nominato dopo l’armistizio dell’8.09.1943, ad inizio dicembre.
Siamo nel maggio del ’45 quando il socio Ministero del Tesoro, nella persona di Soleri, sollecita il Ministro dell’Industria Gronchi a risolvere la questione Agip, su precise sollecitazioni americane. Destino vuole che quel Governo cada. E il nostro nuovo liquidatore coglierà l’occasione,
nel ’46, per sventolare il ritrovamento come un giacimento ricchissimo e prezioso.
È un’opera di voluto “maquillage“: la magia è servita.
Un metanodotto costruito di notte… e a tempi di record

Altra leggenda narra di come fu costruita la rete del c.d. “gas di Milano”. Di notte, da squadre di operai, che trivellavano le strade dei comuni della cinta, in assenza di permessi e autorizzazioni. E il giorno dopo o i tubi erano installati e ricoperti, e amen. Oppure interveniva l’energico amministratore per scusarsi e dire: “Allora ce ne andiamo, scusate il disturbo”.

Il risultato era che amministrazioni comunali e cittadini quasi costringessero, complici a loro insaputa, a finire la posa dei tubi. Con buona pace di tutti, della nuova rete in primis. Messa lì in tempi da record a disposizione delle “fabbrichétte” della zona. Evitando burocrazia e costi maggiori. E in alcuni casi realizzando in loco di opere pubbliche, a “marchio” Agip. Una forma di sponsorizzazione in nuce, con ritorni di immagine senza paragone.

Un ruolo centrale nella storia del paese

Giunti a questo punto, Enrico Mattei ha ormai stabilizzato il suo ruolo nelle vicende italiane. Nel 1948, infatti, era stato eletto alla neonata Camera dei Deputati, dove rimarrà fino alla fine della I Legislatura Repubblicana nel 1953. E nel campo degli studi, ma ancor di più in quello della formazione della sua squadra di “governo dell’energia”, aveva fatto ulteriori passi da gigante.

Ben cosciente della reale portata del giacimento di Caviaga, aveva fatto avviare ricerche di petrolio in Val Padana. È del 1949 la scoperta, in quel di Cortemaggiore, in provincia di Piacenza, di una piccola bolla destinata ad esaurirsi in poche settimane. Ma alla notizia viene data la giusta enfasi. Si parlerà, poi, della Supercortemaggiore, la benzina italiana.

E non è tutto. Ciò che conta, e conterà drammaticamente anche per il suo destino, è l’aver preso a cuore il dossier delle pratiche monopolistiche e vessatorie nel campo della ricerca e delle estrazioni petrolifere.

Il gatto, il cane… e le sette sorelle

Sembra il titolo di una favola per bambini, pure piuttosto affollata in termini di personaggi. Uguale forse solo a quella dei 7 nani e Biancaneve. Ma in realtà si tratta di tre dei punti più salienti e passati alla storia, anche del design, del nostro capitano d’industria visionario.

Enrico Mattei Logo Cane Sei Zampe
Saltato fuori dal cappello a cilindro di un concorso indetto nel 1953, del valore di 10 Milioni delle vecchie, vecchissime Lire (ca € 150.000),
il famoso cane a 6 zampe diventa il logo della nuova Super.

Il significato del simpatico animaletto era presto spiegato: i moderni consumatori hanno sei arti per muoversi. Due gambe più quattro ruote, quelle dell’automobile. È più o meno di questo periodo l’arrivo sul mercato della mitica, utile e capiremo anche intramontabile, Fiat 500, nuovo sogno dell’italiano medio.

Logo AgipGas
Datato 1952, e quindi predecessore del più famoso cagnolino,
sarà questo il logo utilizzato per spingere il consumo del gas italiano.
Se sul ricorso al fumetto e agli animali il filosofo Noam Chomsky avrà poi da dire, e a ragione, molti anni dopo, entrambi i loghi sono testimoni indelebili della modernità ed efficacia della strategia pubblicitaria in uso all’epoca.

E per finire, sappiate che si deve al poliedrico Enrico Mattei, e non alla compianta scrittrice Lucinda Riley, l’invenzione del termine “Sette sorelle”.

Il resoconto del dossier Mattei

Il nostro ingegnere definì sette sorelle le multinazionali dell’epoca presenti, con pratiche pressoché predatorie, nel settore degli idrocarburi.

Si trattava delle seguenti società:
1) Standard Oil of New Jersey (successivamente Esso, poi Exxon, infine fusa con Mobil in ExxonMobil)-USA
2) Royal Dutch Shell (successivamente Shell)-Regno Unito/Paesi Bassi
3) Anglo-Persian Oil Company (successivamente British Petroleum)-Regno Unito
4) Standard Oil of New York (successivamente Mobil e poi fusa con la Exxon in ExxonMobil)-USA
5) Texaco (successivamente fusa con Chevron in ChevronTexaco)-USA
6) Standard Oil of California (successivamente trasformatasi in Chevron, ora ChevronTexaco)-USA
7) Gulf Oil (successivamente e in buona parte confluita nella Chevron)-USA

Con interessi comuni, le grandi erano riunite in un cartello che oltre a praticare condizioni sfavorevoli per i paesi in cui effettuavano ricerche ed estrazioni, applicava una conventio ad excludendum agli altri operatori, tra cui la nostra Agip.

La strategia dell’ingegnere

Se fino ad ora le varie leggende citate su Enrico Mattei ce lo hanno reso simpatico e da ammirare per la capacità e la scaltrezza dimostrati in un periodo piuttosto lungo e affatto facile, alcuni elementi possono completare meglio il quadro dell’industriale moderno ed illuminato che fu. Si devono a lui diverse e moderne iniziative. Un settore pubblicitario, interno all’azienda. Un settore informativo in stile intelligence, di cui erano dotate anche le grandi. Un giornale, Il Giorno, fondato nel 1956. Oltre a sedi cc.dd. “diplomatiche” in tutto il mondo, per esportare il marchio ed intessere rapporti.

Francobollo commemorativo de Il Giorno
Il francobollo commemorativo riproduce il manifesto disegnato, 50 anni prima, da Raymond Savignac.
Scrissero per il giornale Pasolini, Bocca, Brera, Murialdi, Bocca, Zucconi, e via via tanti altri. Moderno anche il formato.

Infine la creazione, nel 1953, dell’ENI, Ente Nazionale Idrocarburi, holding in erba dell’importante gruppo italiano nel settore. Sono sei, come le zampette del cagnolino, le principali società che lo componevano (Agip, per la benzina, AgipGas, per il GPL e il metano, ANIC, nel settore petrolchimico, SNAM, nel settore dei gasdotti, Nuovo Pignone, macchinari e attrezzature per il comparto, e SIMEA, per la costruzione di centrali nucleari).

Il fiore all’occhiello: il capitalismo etico
Più di mille parole scritte, basta questo racconto, fatto a Gianni Granzotto in una Tribuna Politica, nel 1960 da Mattei,
a spiegare l’arroganza delle potenti sorelle contrapposta alle condizioni, di collaborazione e condivisione,
sia di rischi sia di risultati, che il “nostro” economista illuminato professava.
E portò avanti. Una joint venture strategica e fruttuosa per entrambi i paesi: uno ricco di materie l’altro di tecnologia.

Se è passato alla storia, quella dei grandi che lasciano il segno, con uno dei suoi motti “Non voglio essere ricco in un paese povero”, l’obiettivo principale che ha ispirato la sua azione alla guida dell’industria delle risorge energetiche è rendere l’Italia energicamente (il più possibile) indipendente.

Ma nello studio delle condizioni praticate dalle sette grandi, Enrico Mattei aveva individuato un comportamento colonialista di vecchia, vecchissima maniera. In cui uno stato tratta da suddito o, peggio ancora, da oggetto l’altro. A cui porta via quanto di prezioso ha e che da solo non sa sfruttare. Senza lasciare un giusto compenso e soprattutto possibilità di creare occupazione e condividere da un lato rischi di impresa ma dall’altro tecnologie.

Accordi di Achnacarry

Era il lontano 1928, alla vigilia della storica crisi finanziaria del crollo delle borse, della moneta tramutata in carta straccia, che nel ’29 si abbatté su tutto il mondo. Nel castello scozzese del Clan Cameron, si riuniscono i rappresentanti di Royal Dutch Shell, Standard Oil of New York e Anglo-Persian Oil Company. Scopo dell’incontro, stringere un patto tra le compagnie per non farsi concorrenza sui prezzi del petrolio (ovviamente al ribasso). E per spartirsi le zone di estrazione nel mondo.

Si tratta di un cartello, ma della sua esistenza si verrà a sapere quasi un quarto di secolo più tardi. Nel 1952 e grazie ad una indagine della Federal Trade Commission del Senato statunitense. Ma nel frattempo alle prime tre società si erano unite le altre quattro, per formare le già citate “sorelle”. In quel lasso di tempo, per il petrolio si pagò di più. E i paesi ricchi di risorse, in maggioranza del c.d. Terzo Mondo o sottosviluppati, non furono liberi di scegliere. E di essere pagati il giusto.

Il gioco è bello quando dura “poco”…

Quel cartello Enrico Mattei lo aveva già subodorato. Le famose sorelle, come le arpie di Cenerentola, riconoscevano ai paesi che detenevano il petrolio, la stessa percentuale di royalties: il 50%. Sceglievano dove andare, trivellavano, e poi lo rivendevano sul mercato ad un prezzo molto più alto. A tutto loro vantaggio.

Presentata direttamente dall’ingegnere onorario, in una trasmissione televisiva che entra già direttamente in un
numero considerevole di case italiane, ecco la Formula Mattei.
Prezzo del greggio e del gas più basso, stessi guadagni per i paesi produttori, rapporto diretto che spezza un monopolio non più tollerabile, e la ricerca, che è la cosa che più gli preme, di indipendenza energetica per una economia italiana in fase di sviluppo.

Il nostro ingegnere porta avanti, in quegli anni, la “sua” guerra personale contro di loro. Sua e della neonata ENI. Oltre a riconoscere quel 50% per le estrazioni, vuole proporre la costituzione di una società paritaria, arrivando a riconoscere fino al 75% al paese di estrazione. Ma prezzi più bassi della materia prima al mercato. E alla sua Italia.

…O finché il sistema, per tutti, entra in crisi

Scoperte le carte truccate dalla FTC, le cose non possono certo dirsi risolte. Nel 1959 si deve ad un intervento legislativo del presidente statunitense Dwight Eisenhower, il Mandatory Oil Import Quota Program, una ulteriore mossa scorretta, in chiave nazionalistica. Limitare le importazioni al 9% del fabbisogno totale. Per difendere gli interessi delle compagnie petrolifere americane. Per spingere verso una maggiore indipendenza in campo energetico.

Il risultato sarà quello di un ricorso più importante allo sfruttamento dei giacimenti presenti sia sul territorio americano sia su quello del vicino Canada. Che sono oltretutto di migliore qualità. La reazione dei maggiori paesi esportatori non si farà attendere. Il 14.09.1960, durante una conferenza tenutasi a Baghdad, Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela fondano l’OPEC, Organization of the Petroleum Exporting Countries. Anche questo è un cartello, il cui scopo sarà quello di mantenere alto il prezzo del greggio nel tempo.

Dopo il restyling del marchio del 1972…il cane rischia di perdere quattro delle sue sei zampe
Cartelli da ambo le parti, prezzi “dopati”, paesi colonizzati che si ribellano e questioni geopolitiche sulle quali si “soffia”.
Per fomentare rivolte e rivoluzioni, per agevolare colpi di stato e restaurazioni.
Agli inizi degli anni ’70, dopo l’onda del miracolo economico che ha trasformato il nostro paese da produttore, prima di prodotti agricoli poi di prodotti industriali e anche chimici e petroliferi, a paese consumatore. Punto.
Lo shock assume i numeri di un petrolio a +400%, con il gas che aumenta del “solo” 40%, e una legge statale che impone cambi di orario, chiusure anticipate, riscaldamenti limitati e strade più buie. Con coprifuoco e lockdown in chiave austerity che oggi sappiamo anche noi che sapore abbiano e quanto incidano sulla vita quotidiana e sulla visione del futuro.

Tutte queste manovre, se porteranno ad un parziale rimescolamento delle carte, provocheranno, a lungo andare, il primo shock petrolifero. Che regala all’Italia, orfana del suo “capitano coraggioso” alla guida dell’energia da più di dieci anni, nel 1973, le cc.dd. “domeniche in bicicletta”. O meglio a piedi, ad orario ridotto, al buio . Per risparmiare una benzina sempre più scarsa, o solo eccessivamente costosa.

Una corsa all’indipendenza fermata in cielo

27.12.1962: collaudo e messa in funzione per la prima centrale nucleare italiana. Siamo vicino a Latina, al Borgo Sabotino creato dalla bonifica mussoliniana delle paludi pontine. Nel cuore del suo nocciolo, un reattore nucleare a grafite e uranio naturale, più facilmente reperibile rispetto all’uranio arricchito.

Con una potenza (210 MW), è la più grande centrale europea, e l’Italia diventa la terza potenza nel mondo in quel campo, dopo i soliti Stati Uniti e il Regno Unito. Grazie ai giacimenti di uranio scoperti nella penisola dalla SoMiREN, Società Minerali Radioattivi Energia Nucleare, siamo alle porte dell’autosufficienza energetica tanto ricercata.

Enrico Mattei Centrale Nucleare
Un vero gioiello di modernità ed efficienza, la centrale era stata costruita da AgipNucleare in tempi brevissimi, a ragionarci oggi. Quattro anni.

Ma il suo ideatore, Enrico Matteo, è morto da due mesi. Esploso in aria, sull’aereo dell’ENI, come i suoi obiettivi a lungo coltivati e perseguiti. Di ritorno, in aereo, da un viaggio in Sicilia, in cui fu chiamato a rassicurare la popolazione locale. Che lo accoglie invece come un eroe.

Le strane vicende, interne ed internazionali, che aleggiano sulla morte di Enrico Mattei

Della prima ne abbiamo parlato diffusamente: la sua guerra “privata” contro le Sette Sorelle, portata avanti con l’azienda pubblica italiana più importante.

Per la seconda, occorre chiamare in causa l’interventismo nel campo della politica internazionale di Enrico Mattei. L’appoggio, non solo morale e commerciale, ma anche finanziario, ad un’Algeria ex colonia francese che si sta rendendo indipendente.

La terza, probabilmente la più critica e dolorosa, è tutta in chiave nostrana: correnti interne alla c.d. “balena bianca”, quella Democrazia Cristiana che ha contribuito a fondare e a mettere al centro della scena politica italiana. Non trascurando anche le vicende legate al colosso ENI, prima fra tutte la rottura dei rapporti con il compagno partigiano Cefis, allontanato all’inizio di quell’anno dalla dirigenza. Sarà proprio lui che, dopo la morte di Mattei, ne prenderà il posto alla guida dell’azienda più importante d’Italia.

La notizia dell’incidente: già si inizia a depistare

Sono le ore 18.57 del 27.10.1962 e in località Bascapé, nel pavese, molti abitanti del luogo assisteranno ad una esplosione in volo dell’aereo I-SNAP su cui Enrico Mattei, in compagnia del pilota e di un giornalista americano, stava facendo ritorno a Milano.

Nel telegiornale che annuncia la notizia saranno sottolineati a profusione la pioggia battente, il fango onnipresente sul campo dove, in un raggio di oltre 10 kilometri, si raccoglieranno, per giorni, i pezzi del bireattore. E dei corpi dei suoi sventurati passeggeri. Il tutto a certificare tutti gli imponderabili ma evidenti elementi di un tragico, sfortunato incidente.

Ultima chicca, assolutamente inquietante e sicuramente non casuale, la messa in onda nel TG1 dell’intervista ad uno dei testimoni oculari. L’audio, nella parte in cui si descrivono scoppio in volo e fiamma, è stato silenziato.

Le attività di soccorso e le prima inchieste

Anche in questo caso torna a fare capolino quella leggenda che nella vicenda Enrico Mattei è fatto storico. Molte personalità politiche e personaggi si presenteranno, alcuni fin da subito, sul luogo dell’incidente. A partire dai testimoni della fiammata in volo, che il giorno dopo hanno già fornito versioni diverse e contrastanti. Fino ad un investigatore, Tom Ponzi, la cui presenza in quei luoghi apparirà immediatamente quanto meno singolare.

Ad ogni modo, partono immediatamente due inchieste parallele. Una giudiziaria, che impiegherà più tempo, per concludere il 31.03.1966, con la sentenza del giudice pavese Antonio Borghese che dichiarava di “Non doversi procedere in ordine ai reati rubricati ad opera di ignoti, perché i fatti relativi non sussistono”.

Una ministeriale, voluta dal Ministro della Difesa Giulio Andreotti, e affidata all’Aeronautica Militare, con il generale Ercole Savi presidente della commissione. Nella relazione finale, datata marzo 1963, avaria tecnica o errore del pilota sono individuati come probabili cause dell’incidente. Tali indicazioni saranno recepite anche dai due periti nominati dal Tribunale di Pavia, con le conseguenze indicate in precedenza.

Il ritorno di Cefis…e l’inquinamento delle prove che continua

Come è possibile che due inchieste non fecero luce sull’accaduto? Intanto occorre rilevare che i pezzi del bireattore Morane-Saulnier 760, raccolti sul campo di Bascapé, sarebbero stati lavati con soda caustica prima di metterli a disposizione per analisi più approfondite, ad esempio la ricerca di esplosivo.

Quattro anni più tardi, Cefis, nuovo presidente dell’ente, avrà provveduto a far vendere l’altro aereo gemello I-SNAI, anch’esso volato in Sicilia in quei due giorni di fine ottobre ’62. Che fosse lì, nulla di strano. Circolando voci di un possibile attentato, la presenza di due velivoli avrebbe reso difficile… piazzare una bomba? Tutto sembra definitivamente occultato, inoltre, con l’ordine di fondere i rottami dell’I-SNAP, riconsegnati all’ENI. Ordine partito dal buon Eugenio.

Le prove rinvenute nel 1994

Sarà una nuova inchiesta penale, condotta dal p.m. di Pavia Vincenzo Calia 32 anni più tardi, a rinvenire tracce di esplosivo in nuovi reperti scoperti in profondità nel terreno di Bascapé. Nei corpi delle vittime, riesumati per l’occasione. Su due oggetti di Enrico Mattei conservati dalla famiglia, un orologio ed un anello. Ecco le prove della bomba.

Non si può non citare l’aspetto ancora più indiziario scoperto dal magistrato e che lo aveva convinto a riprendere le indagini. Nelle due bobine, una audio l’altra video, che contenevano le dichiarazione del testimone oculare mandate in onda nel telegiornale, parti della prima contenevano inserzioni di nastro non magnetizzato. Silenziando, di fatto, i punti in cui racconta di aver visto l’esplosione in volo.

Che cosa videro realmente i testimoni?

Bobina “trattata” ad arte o meno, di quella testimonianza esisteva comunque l’articolo, a firma Franco Di Bella, che campeggiava sulla seconda pagina del Corriere della Sera il 28.10.1962. A seguito della modifica della versione, secondo il p.m. Calia, erano derivati dei benefici per l’agricoltore: una strada di accesso alla cascina, l’incarico di vigilanza e cura del Memoriale di Bascapè, un impiego per la figlia.

Sarà proprio lui, quindi, l’unico a finire sul banco degli imputati. Con l’accusa di favoreggiamento personale aggravato, in concorso con gli assassini. Rimasti ignoti. Sarà, quindi, il giudice Lambertucci ha conficcare in un terreno melmoso e impervio la seconda (definitiva?) pietra tombale giudiziaria sul “Caso Mattei”. Con sentenza di archiviazione datata 17.03.2004. “Appena” 42 anni dopo i fatti.

Per quanti anni siano stati lasciati passare, c’è chi ancora ricorda quanto avvenuto in quella maledetta sera nei cieli del pavese.
E quanto fu straziante e complicato “raccogliere” pezzi di verità in quel campo (i resti umani delle tre vittime).
Il cui reperimento, in più punti e molto distanti dai rottami dell’aereo, era più plausibile fosse da ricollegarsi ad una
avvenuta deflagrazione in volo e non ad avaria.
Siamo dunque alle conclusioni?

Eh, sì, magari….direbbe quella. “Ma questa è un’altra storia”, citando volutamente una delle mie pellicole preferite. L’incidente che spezzò la vita di Enrico Mattei, e delle speranze di un camino di sviluppo ed autosufficienza energetica, è stato sicuramente un attentato. Purtroppo, anche per tutti quanti noi, riuscito.

Sono ancora molti gli scenari e i personaggi che potrebbero esserne stati gli oscuri protagonisti. E ovviamente lo spazio esaustivo e completo che meritano, in queste mie righe, non riusciranno a trovarlo. Per forza di cose, non certo per mia volontà.

Ma per ingolosirvi un po’ ad andare a cercare altre notizie e approfondimenti, o per richiedere, a suon di commenti e reazioni, una eventuale seconda puntata (sempre disponibile a farla, ca va sans dire), qualche spunto ve lo voglio con piacere lasciare.

Le piste da approfondire: Guerra Fredda e JFK…

Una prima pista, di carattere squisitamente internazionale e geopolitico, collega la morte di Mattei a Guerra Fredda, Baia dei Porci (i “tredici giorni che sconvolsero il mondo” 16-28.10.1962), e forse anche alla stessa morte di J.F.K. E vedrebbe come coinvolti CIA (per il “solito” spettro di attività di sediziosi filocomunisti) e Mafia, americana e italiana. Nel 1960 Enrico Mattei aveva avviato rapporti commerciali di fornitura di petrolio con l’URSS, mettendo in dubbio la posizione italiana rispetto ai blocchi contrapposti Ovest-Est.

Ciononostante, era riuscito, in quei due anni, ad ottenere l’invito ad un incontro con Kennedy (durante il quale avrebbe “incassato” un accordo con la Standard Oil e un’altra laurea h.c.), che purtroppo non ci sarà più. Inoltre l’affaire Cuba, con il rischio di una guerra atomica, avviene proprio in quei giorni. Oscurando forse volutamente la “caduta” in cielo dell’italiano più potente del mondo in quel momento? Infine anche John Fitzgerald ha i giorni contati…

…come già detto le “Sette Sorelle” ma anche la Francia…

Sempre intorno a quel biennio magico-tragico, Enrico Mattei era riuscito ad avviare con la sua ENI, e per la nostra Italia, affari con paesi del Medio Oriente. Persia-Iran, Egitto, Tunisia, Marocco, Libano, con la sua nuova strategia di ripartizione (75% di royalties-petrolio più conveniente). Arrivando non solo ad ingerirsi nella questione Francia-Algeria. Ma a rivendicare un ruolo di prestigio ed indirizzo nell’ambito del Mediterraneo.

C’è chi dice, il p.m. Calia, che quella bomba su un aereo francese, non sembra “roba” o affare di mafia siciliana. Ma più qualcosa per chi su quel velivolo sappia tecnicamente dove mettere le mani e causarne la distruzione, con corredo di bella immagine (qualcuno direbbe “grandeure”) e erre moscia. Siamo già ai tempi in cui da noi si parla di Francia anche nel mistero di Ustica, ad opera di un onorevolissimo picconatore.

Ancora dalla voce, vivida, chiara ma pacata, di Mattei, l’evidenza dei risultati dell’ENI dell’epoca all’estero.
Frutto di una caparbietà ed una convinzione certo senza eguali. Ma anche di una grande competenza tecnica che gli anni a venire,
e le scelte politiche ed industriali successive, depaupereranno forse per sempre
.
Per la quale competenza quegli accordi di cooperazione internazionale erano il degno riconoscimento e tributo.
…il fronte “interno”, fatto di contrapposizioni e depistaggi…

Ma allora la mafia, quella nostra, “che c’azzecca”? Come un copione letto e riletto e mandato a memoria, nato tra l’intreccio tra servizi segreti e interessi superiori, saranno pizzini e dichiarazioni di pentiti che indirizzeranno l’attenzione nel tempo, molto lungo, trascorso dai fatti. Del resto fu già l’OSS, l’ufficio di intelligence statunitense predecessore della CIA, a rivolgersi ai picciotti nostrani in piena seconda guerra per facilitare sbarco e liberazione.

E credo si possa dare quasi per assodato l’utilizzo che ha appreso ed affinato nel tempo la nostra squadra di tenutari dei segreti. Militari o civili, deviati e non deviati, hanno fatto ricorso ad informatori e ambasciatori, senza pene e con tornaconto, pescando in tutte le fila della criminalità, organizzata o meno. Creando il meccanismo, ben oliato e perverso, di disinformazione-depistaggio-dossieraggio ricattatorio e via così. Primogenitura per le fake news accertata.

Fino alla nonna di tutte le tangenti

Da una lettera del compianto Moro, datata 19.09.1962, che chiedeva le dimissioni di Enrico Mattei. All’invito del compagno di partito a placare la popolazione di Gagliano Castelferrato (EN) sulle estrazioni del metano siciliano, che invece lo accoglie in un tripudio di coriandoli e osanna. Facendogli compiere quel viaggio alla fine del quale Enrico Mattei sarà definitivamente “fatto fuori”.

Fino al ritorno di Cefis come suo successore. Un Eugenio in odore di essere il padre della Propaganda-2, che lascia a Gelli-Ortolani, per andare ad occuparsi di Montedison. Con l’ormai giuridicamente provato sistema di elargizioni-spartizioni ai partiti: la nonna di tutte le tangenti. L’industriale, non proprio illuminato e considerato da molti oscuro, si ritirerà in Svizzera a 56 anni, l’età di Mattei al momento della morte, lasciando la società chimica e il comparto italiano svuotato di tutto. Anche della dignità.

Per chiudere in bellezza…

Alla morte di Enrico Mattei sono state collegate le vicende, anch’esse funeste, di almeno altri tre illustri italiani. Che non posso esimermi dal citare. Il primo è il giornalista Mauro De Mauro de L’Ora di Palermo, per il quale la magistratura ha accertato che il suo rapimento, avvenuto il 16.09.1970, sia stato per mano della mafia e strettamente collegato all’inchiesta della bomba sul Morane-Saulnier. Contattato dal regista Rosi come consulente per la realizzazione del famoso film con Gian Maria Volontè, il cronista non consegnò mai il dossier finale. E non fece più ritorno a casa.

Forse anche la barbara e anomala uccisione di Pier Paolo Pasolini, ex collaboratore de Il Giorno, avvenuta la sera del 02.11.1975, in circostanze tutte da spiegare, e con un reo confesso che uscito di prigione poi ritratta, si collega ai fatti di cui abbiamo parlato. Per via di quell’ultima sua opera, rimasta, to’ guarda caso, incompiuta, dal titolo suggestivo e lapidario. “Petrolio”.

Lo schema di Cefis secondo PPP
Nell’immagine, di fonte Il Giorno, lo schema di Cefis che Pier Paolo Pasolini
ricostruisce in uno dei capitoli del suo ultimo romanzo
…facciamolo in musica

Con una pista che ha dell’incredibile. E che collegherebbe Rino Gaetano, e forse la sua prematura morte in un incidente stradale del 02.06.1981, al Caso Mattei. C’è chi dice, ma saranno solo malelingue, o più informati di me, che la Berta che fila, e fila con Mario (Tanassi) e fila con Gino (Luigi Gui) e nasce il bambino, altri non fosse….

Che un bravo sarto. Un Santo. Un uomo vestito di amianto. Che colleziona gli ex-voto che compaiono nel video realizzato negli studi RAI.
Che sia il buon caro e vecchio Eugenio Cefis.

E poi però dovrei parlarvi del tal libro. O della talaltra opinione. E poi non vi ho detto del Principe Valerio, e del suo tentato “Golpe Borghese”. Non ho fatto cenno a chi ha detto che quella di Enrico Mattei sia stata la madre di tutte le stragi. Figuriamoci se ho tirato in ballo la famosa “trattativa”. E quando ci passa?

Quindi, ma solo per il momento, lasciatemi fermare qui… altrimenti facciamo, anche noi, la “notte” della nostra bella amata Italia. E ci immalumoriamo ancora una volta di più.

Buon viaggio e buona lettura

a cura di
Silvia Morghen Di Domenico

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Silvia Morghen Di Domenico

Silvia Morghen Di Domenico

Nata a Roma, con una Laurea in Economia alle spalle, scelta per una passione profonda che non mi ha ancora abbandonato, e che mi ha regalato una lente complessa ma al tempo stesso dinamica attraverso la quale guardare alle cose. Un amore viscerale e mai tradito per la Musica e per le Parole, pensate scritte e parlate, mi porta a cercare un punto di vista, un angolo di visuale, con i quali raccontare le cose da insider. O meglio, da infiltrata doc.

2 pensieri su “Enrico Mattei: un italiano visionario dalle molte “vite”, tutte spese per l’Italia

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