Giorgia Meloni: la madre, la donna e la cristiana

Giorgia Meloni: la madre, la donna e la cristiana
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Poche settimane fa l’esito delle elezioni politiche italiane ha visto vincere la destra, capitanata da Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia.

Negli ultimi mesi, tra opposizione e campagna elettorale, la figura della futura Premier è stata al centro di innumerevoli discussioni. Una di queste -forse la più importante?- è se la vittoria di Meloni rappresenti effettivamente una vittoria per le donne italiane.

Da un lato, infatti, c’è chi afferma che dovremmo essere contente già solamente del fatto che, per la prima volta nella storia della Repubblica, una donna ricoprirà una delle cariche più importanti per il Paese. Dall’altro chi prova a spiegare che non basta questo, che probabilmente assisteremo ad un freno ad ogni riforma utile alla tutela dei diritti civili.

Di vero c’è che Giorgia Meloni non si è mai definita femminista. La sua strutturazione come personaggio politico ha, invece, avuto al centro lo slogan: “Io Sono Giorgia: Sono una Donna, Sono una Madre, Sono Cristiana”.

Come ci ricorda Eleonora Missana in Donne si diventa. Antologia del pensiero femminista:

Nelle ultime righe dell’introduzione al Secondo Sesso, Beauvoir si chiedeva se fosse possibile per le donne mutare in una situazione tanto consolidata. Perché ciò posso accadere, suggeriva, occorre che le donne si liberino dalla “donna” e divengano soggetti a pieno titolo, guadagnando quella libertà alla quale per tanti secoli sono state costrette a rinunciare.

Il cavallo di battaglia di Meloni profuma pericolosamente di passo indietro rispetto a questa linea di pensiero e ricorda, tristemente, il più celebre “Dio, Patria e Famiglia”.

Fratelli d’Italia è, inoltre, uno dei partiti con la percentuale più bassa di donne elette: solo il 31%. Meloni è costantemente circondata da uomini, nonostante al punto 12. A difesa della libertà e della dignità di ognuno nel suo programma elettorale scriva:

Assicurare a tutti i cittadini pari opportunità di emergere e affermarsi in ambito sociale e lavorativo. Superamento del “tetto di cristallo”, barriera invisibile che ostacola l’affermazione delle donne nel mondo del lavoro.

Trovo estremamente ironico anche il fatto che un personaggio politico che dice di voler contrastare ogni forma di discriminazione e di voler sostenere e promuovere percorsi di emancipazione dagli stereotipi culturali che vedono la donna in condizione di subalternità, continui a farsi chiamare al maschile. I membri del suo partito di rivolgo a lei come: nostro presidente.

Dalla Treccani: presidente /presi’dɛnte/ s. m. [dal lat. praesĭdens -entis, part. pres. di praesidēre “presiedere”] (f. invar. o -éssa). – [chi presiede, sovraintende, dirige, coordina, talora in modo puramente formale e onorifico, l’attività di un’assemblea, di un consiglio, di un organo collegiale, di un ente o di un’istituzione: p. effettivo, onorario] ≈ capo). Citando Femminili Singolari di Vera Gheno:

Succede che ciò che non viene nominato tende a essere meno visibile agli occhi delle persone. In questo senso, chiamare le donne che fanno un certo lavoro con un sostantivo femminile non è un semplice capriccio, ma il riconoscimento della loro esistenza […] le questioni linguistiche non sono mai velleitarie, perché attraverso la lingua esprimiamo il nostro pensiero, la nostra essenza stessa di esseri umani, ciò che siamo e ciò che vogliamo essere. La lingua non è un accessorio dell’umanità, ma il suo centro.

Come può l’elezione di Giorgia Meloni essere un evento positivo per le donne italiane e le femministe? Come si può un attimo prima urlarsi donna e quello dopo maschilizzare la propria figura in ambito lavorativo e sociale?

Per quanto riguarda il rapporto premier-madre, Meloni dichiara:

«Se mi sento pronta a diventare la prima donna premier in Italia? Mi sono sentita spesso inadeguata, a dire la verità, e a volte tutto mi sembra più grande di me. Ma sono un soldato, io, una combattente. Combatto e sono sicura che la gente ci seguirà. Verrà a votare». La presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni si racconta così nell’intervista al settimanale «Chi» che uscirà domani. Se diventerà premier, assicura Meloni «non rinuncerò a nulla di ciò che riguarda mia figlia Ginevra che ha 6 anni. Le donne si organizzano sempre»

Ciò che afferma, così come il suo programma, continua, in maniera velata e non, a porre la donna al centro della famiglia e della crescita dei figli. Non si parla di parità nei ruoli genitoriali e molto poco di assecondare le donne nel loro desiderio di carriera, perché appunto “le donne si organizzano sempre”. Grazie al loro presunto super potere: il multitasking

Come ben spiega Jennifer Guerra:

Dalla Carta emerge una visione della donna come la custode della maternità e della famiglia, particolarmente evidente in questo passaggio: “la conciliazione tra le esigenze naturali della maternità e l’opportunità della madre di realizzare le proprie aspirazioni professionali”. L’ordine delle priorità, in un Paese con la più alta disoccupazione femminile d’Europa, è invertito: prima si è naturalmente madri, poi al massimo si possono realizzare le proprie aspirazioni professionali.

Non sono più consolanti le sue posizioni sul diritto all’aborto, già così fragile in Italia. Nel 2020 il 64,6% dei ginecologi era obiettore di coscienza. Esistono regioni in cui non è quasi possibile ricorrere all’aborto. Questo rende quello che dovrebbe essere un diritto l’ennesima questione di classe.

Non tutte le donne possono permettersi di viaggiare. La maggior parte di quelle costrette a cambiare regione, inoltre, vive al Sud Italia che ha una rete di trasporti meno sviluppata rispetto al Nord Italia.

Che Giorgia Meloni continui a ripetere che non toccherà la legge 194 non fa che confermare che non farà niente per rendere il diritto all’aborto di più facile attuazione. La legge 194 che resiste immutata dal 1978 non va protetta, va riformata.

Fratelli d’Italia, in linea con il termine cristiana del trittico di Giorgia, ha inoltre firmato la Carta dei principi dei ProVita, dichiarandosi quindi d’accordo con le proposte che mirano a boicottare non solo “il gender” ed il diritto all’aborto, ma anche la legalizzazione dell’eutanasia.

È importante riflettere su quali siano i nostri diritti ed i nostri doveri in quanto cittadini. Ricordare le vittorie, la libertà ed i diritti civili conquistati negli anni. Meloni in questo contesto non rappresenta un’ulteriore vittoria, ma un inesorabile ostacolo alla conquista di nuovi spazi.

a cura di
Andrea Romeo

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