Joe Sfrè ci parla del suo nuovo video “Gin & Tonica”

Joe Sfrè ci parla del suo nuovo video “Gin & Tonica”
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L’attenzione al dettaglio, insieme ad un flow personalissimo e ad un sound dalle influenze est europee, rendono Joe Sfrè una realtà sulla quale puntare, per capire dove (forse) andrà la musica nei prossimi anni.

Joe Sfè è un perfezionista. Dagli inizio della sua carriera artistica sino al presente, che vede la pubblicazione dell’EP “Sfrè” e del video clip “Gin & Tonica”, l’artista di Mitraglia Rec. Ha sempre cercato di proporre qualche cosa di nuovo, di lasciare un segno, di anticipare i tempi e le mode.

Ce ne parla lui stesso in questa interista:

Il video di Gin & Tonica è finalmente online. Un lavoro nel quale traspare l’attenzione ad ogni dettaglio artistico che merita il nostro plauso. Sei pienamente soddisfatto del risultato finale?

Ciao a tutti, ovviamente no, sono contento che l’attenzione per i dettagli riesca a trasparire dai progetti è una cosa che mi sento dire spesso, ma il giorno che sarò pienamente soddisfatto probabilmente mi starò guardando dall’alto.

Parlaci del sound, decisamente all’avanguardia. Come avete lavorato alla produzione del brano?

Gin & Tonica inizialmente nasce su un sound completamente diverso, è uno dei brani dell’ep con la storia più lunga. The Eve, il mio producer, che ha seguito con me tutta la composizione del disco avrebbe degli aneddoti veramente divertenti proprio riguardo a questo brano.

Ad esempio durante una delle sessioni di registrazione abbiamo deciso di punto in bianco di raddoppiare la velocità della base e abbiamo capito subito che sarebbe stato uno dei brani più forti del progetto, era successo qualcosa di magico, ci siamo messi subito a risuonare ogni strumento e il beat ufficiale si è costruito da solo in poche ore. 

Questo per dirti che lavoriamo sempre insieme sul sound, a livello di idee, ma The Eve riesce comunque a stupirmi ogni volta anche nella scelta dei dettagli, che tornando al discorso di prima per me sono fondamentali.

Anche le parole sono molto particolari. Che messaggio hai voluto trasmettere attraverso il testo?

Guarda, più che le parole credo che sia particolare la scelta del flow e quindi di scandirle in un certo modo fondendo spesso la chiusura di un verso con l’inizio di quello successivo, anche l’intensità della voce è molto particolare rispetto al resto della mia produzione. Il testo è uno sfogo, un flusso di coscienza scritto di getto dall’inizio alla fine senza grandi ragionamenti.

La musica nasce da un mio bisogno comunicativo, mi piace curare la forma in modo che il tutto poi sia accessibile e una persona possa capire il viaggio e farsi trasportare, ma per quanto riguarda il contenuto non ho per forza un messaggio da mandare al mondo, almeno in questo caso mi limito a raccontare esperienze e pensieri personali.

Mitraglia Rec.
Sei nella scena da parecchio tempo e negli anni c’è stata un’evoluzione continua. A volte una involuzione, ad essere sinceri. Come se si fosse persa la forza di questo genere musicale, e della sua “sottocultura”, a favore di produzioni sempre più standardizzate e di bassa qualità. Tu come la vedi?

Non sono d’accordo, è un po’ troppo comodo dare la colpa all’espansione enorme che ha avuto il genere negli ultimi due decenni soprattutto dalle nostre parti.

Ovviamente dipende cosa si intende per standardizzare e abbassare la qualità, in Italia a livello artistico abbiamo sempre avuto delle eccellenze e se parliamo di profondità dei testi, degli argomenti o dei messaggi sicuramente possiamo individuare anche nel passato dei progetti di una qualità inarrivabile, che poi sono quelli che ci hanno fatto innamorare di questa cultura.

C’è da essere onesti però e ammettere che tante schifezze e prodotti di bassa qualità ci sono sempre stati, il nostro amato genere musicale non è più una sottocultura da quasi 10 anni, è la tendenza, se guardiamo le cose dal giusto punto di vista ce lo possiamo spiegare senza difficoltà il perché di tanta standardizzazione e tanto appiattimento.

Questo però non vuol dire perdere la forza, è oggettivo che in Italia finalmente le eccellenze di cui parlavo prima hanno trovato il modo di far spiccare realmente le nostre produzioni e il rap italiano viene davvero apprezzato all’estero perché non ha più niente da invidiare a nessuno, prima del 2015 c’era un disco su venti che poteva essere ascoltato all’estero senza risultare dozzinale e pretenzioso.

C’è da dire anche che purtroppo la “cultura del numero uno” e il voler riportare il modello americano in Italia a tutti i costi ci hanno portato ad avere generazioni di artisti che hanno fatto di tutto per primeggiare sugli altri, anche in modo scorretto, quando invece la vera forza di questa cultura è sempre stata l’inclusione e la libertà espressiva.

Parlo anche della scena a cavallo tra i novanta e i primi duemila, nei centri sociali mi dispiace dirlo ma in mezzo a tante buone vibrazioni c’era anche tanto nonnismo puramente italiano e filofascista… per fortuna anche questo sta cambiando negli ultimi anni insieme alla qualità delle produzioni.

Mitraglia Rec.
Con l’EP Sfrè hai percorso una strada nuova e tutta tua. In che direzione vuoi portare l’ascoltatore ed il pubblico?

L’obiettivo per me è sempre stato quello di distinguermi, quando andavo al liceo eravamo in due a fare rap, ed ero l’unico che già aveva l’esigenza di essere presente online per far arrivare le canzoni a tutti.

Oggi il discorso non cambia, anche se c’è un trend e uno status a cui tutti gli adolescenti aspirano io continuo a sentirmi l’unico con delle esigenze diverse. Non ho la presunzione di portare l’ascoltatore da nessuna parte, faccio la mia musica e se tutti la fanno in un modo io ho bisogno di distinguermi.

Escono sempre più di frequente feat. e collaborazioni internazionali, quasi sempre con gli stessi nomi. Tu hai optato per pochi feat. e ben studiati. Anche in questo caso prediligendo scelte più artistiche che commerciali. Come e perché li hai scelti?

In realtà nel mio progetto non ci sono featuring, sono pochi brani e c’è solo la mia voce. Per dare la giusta importanza al progetto visto che abbiamo scelto di muoverci su sonorità puramente elettroniche e “da festa” ho voluto arricchire con due producer esteri Breko e Dj Adidaso rispettivamente dal Regno Unito e dalla Slovacchia.

Ti ringraziamo per essere stato con voi. Ultime righe interamente libere, aggiungi quello che preferisci in pieno stile Sfrè.

Se è il mio momento approfitto per fare un appello: ascoltate i dischi indipendenti, siate curiosi e non vi accontentate di essere come gli altri.

a cura di
Staff

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Valentina Vitrani

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