“Severance”: quando il lavoro diventa un incubo

“Severance”: quando il lavoro diventa un incubo
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“Severance” è una nuova serie creata da Dan Erickson per Apple TV. Diretta da Ben Stiller e Aoife McArdle, ha accolto ben presto il favore della critica e del pubblico. Forse perché ognuno di noi si è riconosciuto nella vita amara e apatica dei suoi protagonisti. Prima di comprendere il senso più intimo del prodotto, cerchiamo di conoscerlo meglio!

Lavoro, lavoro, lavoro. Quello che dobbiamo fare per autodeterminarci è lavorare e più lavoriamo più ci sentiamo realizzati e completi. Almeno questo è il retaggio che la società moderna ci ha lasciato per aumentare la produttività e per far confluire nelle tasche di chi non ha bisogno ondate terrificanti del Dio Denaro. Chi svolge otto o forse più estenuanti ore di lavoro al servizio di altri, si ritrova a dover dedicare gran parte del suo tempo a qualcosa di mistico, quasi onirico, un entità confusa che regola le fila di una vita dedita alla “fatica”. Se si desidera comprendere il meccanismo malato del nostro mondo, allora “Severance” è la giusta serie tv da guardare con attenzione.

“Severance”, il cui titolo in italiano corrisponde a “Scissione”, è un serie televisiva che mischia più generi tra cui thriller, distopico e fantascienza. È diretta per gran parte da Ben Stiller ma è stata ideata da Dan Erickson che ha portato alle estreme conseguenze personali esperienze di lavoro. La serie è un’inquietante trasposizione del controverso meccanismo lavorativo di cui noi esseri umani siamo, spesso, vittime inconsapevoli.

Questa fa della memoria il perno nascosto della sua narrazione ma che diventa lo strumento chiave di riappropriazione della propria identità. Scindere due vite, quella del lavoro e quella personale, sembra essere la soluzione più adatta per dimenticare il dolore più profondo. Eppure ben presto, tale pratica diventa, invece, il pertubante mezzo attraverso il quale “chi comanda” controlla spasmodicamente le vite dei protagonisti.

Trama

Mark Scout è un impiegato della multinazionale Lumon Industries che si è volontariamente sottoposto alla procedura di Scissione. Questa prevede che, tramite un microchip inserito nel cervello, i ricordi lavorativi vengano separati da quelli personali. Ciò significa che nella stessa persona vivono due entità: una Interna e l’altra Esterna. Le due esistenze vengono portate avanti parallelamente senza che nessuna della due possa conoscere la personalità dell’altra.

L’ascensore dell’edificio, quindi, porta i dipendenti al rispettivo posto di lavoro e rappresenta il momento di transizione in cui, tramite una bellissima illusione registica, la persona Esterna si scinde in quella Interna, quest’ultima incapace di riconoscere qualsiasi spazio al di fuori di quello lavorativo. Mark S. ( la denominazione del suo Interno) si ritrova all’improvviso a capo della sezione Macrodata Refinement dopo che il suo collega e superiore viene licenziato senza alcuna spiegazione.

Mark, quindi, inizia a gestire le intemperanze della nuova recluta ribelle Helly R, la cui riluttanza a questa pratica causerà numerosi problemi ai capi. Nell’ufficio si aggiungono Irvin, collega più anziano e devoto all’ occupazione e Dylan, un genio sempre alla ricerca di guadagnare gli incentivi offerti dalla Lumon. L’equipe è sorvegliata da Milchick, uomo spia che controlla tutti i movimenti dei dipendenti e spinge, con un sorriso plastico e vitro, verso l’ottenimento degli obbiettivi aziendali. Suona familiare?

A capo di questo ufficio c’è la Harmony Cobel, donna sintetica e decisa dagli occhi glaciali e capelli grigi, che si insinua nella vita del protagonista tramite la figura della signora Selving mentre sempre più a fatica gestisce le relazioni con i suoi sottoposti e i membri del Consiglio. La macchina perfetta costruita dalla Lumon per sfruttare i suoi dipendenti sta per esplodere sotto il segno di un sempre più assordante grido, quello della rivoluzione.

Primo passo per l’asservimento: identificarsi con la Lumon

Il dipartimento Macrodata Refinement della multinazionale Lumon ridefisce dei dati vale a dire rimuove i cosiddetti “numeri spaventosi” tra alcune sequenze digitali. Né gli spettatori né i protagonisti sono a conoscenza di quello che effettivamente significa tale processo. Essi agiscono senza conoscere davvero la materia con cui si interfacciano, poiché, proprio come insegna la Lumon: “il lavoro è misterioso”. Mark, Irving e Dylan si comportano con l’unico obiettivo di assecondare i dogmi della loro azienda ignorando ingenuamente il senso stesso della loro esistenza bloccata all’interno delle quattro mura di un ufficio asfisiante.

Intanto, per manipolare al meglio i suoi dipendenti, la Lumon ha in serbo per loro una serie di “premi” come ” la colazione a base di waffle”, “il momento del ballo”o “la sala del benessere o quella dell’eternità”. I suoi lavoratori sono, quindi, condiderati come una mera materia grigia da plasmare, confondere e torturare in nome di una fantomatica missione nel mondo che vede la Lumon come la vera sostenitrice dellla massima identificazione lavoro-vita.

Così, Mark, Dylan e Irving svolgono le loro funzioni apparentemente sereni di favorire gli spaventosi dettami del fondatore Kier, la cui parola è considerata un autentico Verbo. Infondo, per la Lumon non si tratta di persone ma gli Interni rappresentano una loro nebulosa imitazione la cui volontà di scindersi è stata semplicemente rispettata. Non possiedono idee, sentimenti, passioni e interessi perché dovrebbero vivere in funzione delle esigenze aziendali. Oltre l’ascensore, allora, non esistono più.

Eppure, l’arrivo di Helly R, donna tenace e forte, e la scomparsa di Petey insinuano dei dubbi in Mark e nei suoi colleghi che mettono in discussione la veridicità dei dettami della Lumon. Il seme della discordia è stato piantato, ma come farlo crescere fino a farlo diventare una temibile sovversione?

Severance si plasma sulle ambientazioni

Mark Scout è il protagonista solitario e cupo di “Severance”. Il suo Esterno è un uomo silenzioso ed abitudinario con un forte attaccamento alla famiglia ma che non vede di buon occhio la Scissione a cui si è sottoposto.

“Severance”, quindi, concede ai suoi spettatori alcuni frammenti del mondo oltre l’ufficio, rendendoli partecipi della routine abitudinaria del suo personaggio principale. Sembra si tratti di una dimensione rassicurante in cui le difficili e ambigue vessazioni al lavoro non hanno alcuna chance di trovare spazio. Ma, ben presto, si comprende come anche al di fuori dell’ambiente di lavoro, nessuno è veramente al sicuro. I due piani, personale e non, infatti, cominciano a confondersi quando la signora Selving, vicina di casa di Mark, si rivela essere niente di meno che la Cobel. Quest’ultima, per un’imprecisata ragione, ha deciso di controllare capillarmente l’intera vita di Mark giocando, però, con le sue fragilità.

In più, l’Esterno del protagonista viene smosso dall’irruzione di Petey, suo collega di lavoro di cui non ha, appunto, alcuna memoria. Sarà egli stesso a comunicargli la materia marcia di cui è fatta la Lumon e insinuerà in Mark i primi sospetti nei confronti della Scissione e di chi la pratica. Il mondo esterno è reso visivamente tramite una fotografia dai toni cupi e tetri a testimoniaza di quanto, anche questa, possa rappresentare una dimensione ostile.

I luoghi di lavoro, invece, sono illuminati da luci artificiali. Lo spazio è diviso in maniera perfettamente geometrica da corrodoi lunghi, angusti e tutti uguali. Il loro ufficio è un luminoso ambiente plastico all’interno del quale i dipendenti si muovono ripetendo freneticamente gli stessi percorsi. Tale monotonia, però, sta per essere alterata grazie, soprattutto, alla scoperta di altri misteriosi reparti e di una serie di personaggi che contribuiranno ad alimentare i loro sospetti.

Insieme, più forti

In “Severance” il confronto con l’altro è ciò che tiene vivo l’andamento della narrazione. L’Interno di Mark si scontra con Helly e le sue radicate convinzioni mentre le sue vacillano, sempre più, in un vortice di incongruenze. Irving, invece, riscopre la propria emotività grazie all’incontro con Burt, il responsabile della sezione Optic & Design. I due inizieranno un sincero rapporto di stima e affetto la cui brusca interruzione, però, rappresenterà un motivo per Irving di rivalsa contro l’azienda.

Dylan, nonostante un iniziale riluttanza dovuta alle promesse di incentivi, grazie all’aiuto dei suoi compagni e a dei fatti sulla sua vita personale forzatamenti negati, si unirà al progetto dei colleghi. Questo prevede un personale ed insieme collettivo viaggio di riappropriazione della propria identità, oltre che della rivendicazione di un diritto fontamentale, quello di esistere. Un diritto, questo, negato ma fintamente promesso dalla Lumon. Tramite false speranze e ambigue verità la multinazionale è riuscita per tanto tempo, forse per troppo, a manovrare i suoi dipendenti, Interni ed Esterni, come se non delineassero la medesima figura.

Come se gli Interni, tra quei corridoi alienanti, non valessero nulla solo perché non hanno altro ricordo oltre il luogo di lavoro, i numeri su un pc o il cartellino d’entrata. Anche nelle migliori dittature, però, sembra esserci la possibilità di resistenza. Tale opposizione è simboleggiata, nella serie, da segni rivelatori.

Uno di questi è il libro del cognato di Mark. È, così, quello strumento di conoscenza in grado di raccontare ai protagonisti che un altro modo di vivere non solo è possibile ma è necessario. Si apre per loro un barlume di speranza quando vedono il libro come una via privilegiata per rimpossessarsi della loro libertà. Insieme, però, tutto è più facile.

Dimenticare non vuol dire smettere di soffrire

Uniti, quindi, in un obiettivo comune, Mark, Helly, Irving e Dylan desiderano ridefinire la loro identità la quale passa attraverso la memoria. Per diverse motivazioni ognuno di loro ha deciso di sottoporsi alla pratica della Scissione. Mike, ad esempio, lo ha fatto per dimenticare il dolore della perdita improvvisa di sua moglie Gemma

Nonostante ciò, il Mike Esterno non smetterà mai davvero di soffrire. Le ore passate al di fuori dell’ambito lavorativo si dimostrano come un tempo sospeso segnato da numerosi tormenti. Un dolore incalzante la cui corsa nessuna procedura medica può realmente arrestare. La Scissione è un palliativo fittizio per prendersi gioco delle proprie pene. Consiste in un sollievo aleatorio e temporaneo, intervellato da momenti di grande difficoltà.

“Severance“, allora, risulta come una profonda riflessione sul dolore oltre ogni definizione, ambiguità e cura. Questo perché per quanto angosciante possa sembrare anche la sofferenza più grande merita di essere ricordata. Alla fine dei conti, la memoria è la culla, amica e nemica, della nostra esistenza. È un controverso contenitore del percorso ad ostacoli dell’anima dell’umanità e privarsene significherebbe disegnare dei contorni confusi di una vita abitudinaria che non ci appartiene più. “Severence”, però, dà ai personaggi la possibilità di redimersi, di tornare sui propri passi e di fare qualcosa per cambiare le carte in tavola.

Vita e lavoro

È un periodo, questo, di estrema difficoltà ma allo stesso tempo di uno strano risveglio delle coscienze. Da un lato vi è un sistema che continua ad assoggettare gli individui a proprio piacimento e a muoverli come pedine del monopoli, dall’altro pare esserci una maggiore consapevolezza del valore di ognuno, rispetto a chi professa di comandare sugli altri.

E se il cinema e gli strumenti audiovisivi, come sempre affermato, possono raffigurare oltre che lo specchio della realtà, un vero e proprio varco di luce in un società che cerca di rendere tutto più scuro e sfumato, allora si consiglia altamente la visione di “Severance”.

La serie è girata nei dettagli ed interpretata magistralmente da un cast importante come Adam Scott, John Torturro, Patricia Arquette e Christopher Walken per dirne alcuni. All’inizio la narrazione procede lenta e apatica ma diventa incalzante quando i protagonisti assumono maggiore consapevolezza di ciò che hanno attorno.

E se proprio la Apple ha ironicamente deciso di investire su un progetto che punta a sviluppare delle osservazioni sul valore della vita e del lavoro, allora non dovete lasciarvi sfuggire l’occasione di guardarla. Potrebbe essere un modo per approfondire alcuni vostri concetti o mettere in dubbio certezze e convinzioni proprio come fanno i protagonisti di “Severance”.

Sempre scissi tra la vita e il lavoro noi, a differenza di Mark, Irving e Dylan e Helly abbiamo ancora i nostri ricordi. Tramite quelli, è possibile, forse, riuscire a recuperare il delicato equilibro tra queste due sfere i cui confini sono fin troppo spesso indefiniti. Perché, allora, per darci una svegliata non partiamo da una semplice serie tv?

a cura di
Noemi Didonna

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