La memoria delle parole: la Shoah nella letteratura

La memoria delle parole: la Shoah nella letteratura
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In occasione della 17° ricorrenza della Giornata della Memoria, ripercorriamo il ricordo delle vittime della ferocia nazi-fascista attraverso i più importanti titoli della storia letteraria moderna: sono le parole la nostra vera memoria.

‘’Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case [..]
Considerate se questo è un uomo’’

Con queste parole Primo Levi apre la sua opera Se questo è un uomo (1947).

Proprio da queste mura, oggi più che mai nascondiglio dall’insicurezza che il mondo esterno ci trasmette con l’etichetta di “nuova normalità“, siamo ancora una volta chiamati a ricordare. Il ricordo silenzioso ed empatico di fame, violenza, freddo e morte. Del dolore nella separazione, della rabbia nell’ingiustizia, della paura dell’ignoto e della rassegnazione davanti alla propria impotenza.

Il 27 gennaio 2022 celebriamo la 17° Giornata della Memoria, istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite in onore delle vittime della ferocia nazi-fascista, di cui i campi di concentramento e sterminio non furono altro che strumento di azione. Chiunque abbia visitato quei luoghi con occhi bassi e coscienza storica, non può non portare con sé una grande consapevolezza: abbiamo la fortuna di essere nati abbastanza tardi.

La nuova generazione: privilegi e responsabilità

Non conosciamo le discriminazioni legali dettate dalla provenienza etnica o dalla fede religiosa, non abbiamo mai sentito il rumore di una bomba che tocca terra ed il ronzio di un aereo che si allontana veloce. Non abbiamo sofferto il dolore di una pancia vuota e delle ferite mal curate, nel freddo pungente. Siamo nati abbastanza tardi, e nella parte giusta del mondo.

Ma possediamo un’ulteriore inestimabile fortuna: essere fra gli ultimi testimoni oculari dei racconti di coloro che, quelle esperienze, le hanno vissute sulla loro pelle. Giace qui, dunque, la nostra responsabilità davanti a loro e nei confronti delle generazioni future: mantenere vivo il sentimento dietro al ricordo. Grande è il rischio di rendere commemorazioni come questa semplici eventi vuoti, privi di consapevolezza morale. Il 27 Gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, dando notizia al mondo delle atrocità di cui l’essere umano è capace.

Oggi noi dalle nostre tiepide case, scaldate dalle fortune involontarie ai quali siamo soggetti, abbiamo il dovere di commemorare chi di quelle atrocità fu vittima innocente. Una memoria empatica, viva, lucida davanti alla certezza che si, la storia insegna, ma solo fino a che da questa sapremmo trarre valori guida. È proprio il ricordo la nostra più grande risorsa, per la costruzione di un domani di rispetto e solidarietà.

Il ricordo nella letteratura

La Shoah ha segnato fortemente la memoria collettiva. Da sempre la letteratura ha contribuito a raccontare e a mettere in luce le atrocità della segregazione razziale, in cui la furia bestiale dell’uomo si è abbattuta sui suoi simili.

Tra i grandi classici, sempre attuali, ricordiamo Primo Levi con Se questo è un uomo, in cui l’autore con estrema abilità riesce a mantenere un tono distaccato per raccontare, con più efficacia, gli orrori che ha vissuto sulla sua pelle. Levi paragona i campi di sterminio all’inferno dantesco, ma da quell’inferno, seppur con cicatrici indelebili, ne esce vincitore. Nell’ultimo capitolo parla infatti di come la scarlattina lo abbia salvato dall’uccisione di massa dei prigionieri, messa in atto dai tedeschi quando si vedono ormai accerchiati dalle truppe russe. O ancora La tregua, sequel in cui lo stesso autore narra il viaggio di ritorno in Italia, intrapreso dopo la liberazione da Auschwitz.

Het Achterhuis, meglio conosciuto come il celebre e toccante Il diario di Anne Frank, ha ispirato due film e racchiude gli scritti di una giovane donna costretta prima alla clandestinità, poi ad affrontare un triste e fatale destino in un campo di sterminio. Anche in questo caso una testimonianza diretta ci porta sulla scena dei macabri avvenimenti del secondo conflitto mondiale. Il padre, unico superstite della famiglia, ha contribuito a divulgare le sue memorie con questa pubblicazione. Queste storie sono l’espressione di chi ce l’ha fatta e di chi, in mezzo ad altri milioni, è rimasto vittima della furia nazista.

Alcune recenti composizioni

Nell’ultimo anno hanno visto la luce alcuni libri che trattano con la stessa intensità l’orrore della persecuzione e della segregazione razziale.

Per me è molto importante sentirmi sulla tua stessa strada. Perché hai vissuto ciò che io ho solo letto, e perché avendolo vissuto non hai assecondato l’istinto di rispondere all’odio con l’odio.

Questa citazione è tratta da La sola colpa di essere nati scritto a quattro mani da Liliana Segre, superstite dell’Olocausto, e Gherardo Colombo, i quali si interrogano sulla profonda differenza che intercorre tra giustizia e legalità e sottolineano la necessità di non voltare mai lo sguardo davanti alle ingiustizie, per fare in modo che le pagine più oscure della nostra storia non si ripetano più. Ancora una volta è una vittima a dare il suo contributo per tenere vivo nella memoria il ricordo delle vittime dell’Olocausto. Liliana Segre ha offerto diverse testimonianze a partire dagli anni ’90, quando ha deciso di non tacere più il dramma vissuto.

Non rispondere all’odio con l’odio non è sempre possibile: ne La ragazza con le trecce di Wilma Geldof, ispirato ad una storia vera, Freddie, una sedicenne dall’aspetto innocuo e fanciullesco, entrerà a far parte della resistenza contro gli occupanti tedeschi e col tempo inizierà a pianificare attentati, rischiando di rinunciare alla propria giovinezza e identità.

Novità in libreria

Si ritiene L’uomo più felice del mondo Eddie Jaku, autore dell’omonimo libro in vendita dal 25 gennaio. Deportato prima a Buchenwald, poi ad Auschwitz, dopo sette lunghi anni riuscì a ritrovare la libertà. Ha compiuto cento anni nel 2020 e racconta la sua storia per rendere omaggio a chi non ha avuto la sua fortuna.

In libreria dall’11 gennaio, Come foglie al vento di Riccardo Callimani: sotto forma di racconto di un nonno ai nipoti, l’autore ripercorre i giorni drammatici delle persecuzioni contro gli ebrei veneziani.

Da questi libri la nostra mente riesce a percepire e fare proprie le immagini di quanto letto, rappresentazioni che seppur non visibili oggettivamente si presentano con una nitidezza soggettiva senza paragoni. È l’immagine che ci creiamo delle vicende passate a farle rivivere in noi. Queste letture sono importanti per far sì che continuiamo a ricordarle, a soffrire per quanto accaduto ed essere grati per le guerre che non abbiamo dovuto combattere con le nostre mani.

a cura di
Giulia Sala e Erica Amato
foto di
Emanuela Ranucci

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Giulia Sala

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