Intervista a Carla Grimaldi per APNOEA

Intervista a Carla Grimaldi per APNOEA
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Il percorso artistico di Carla Grimaldi si incrocia con quello di APNOEA, un giovane brand napoletano caratterizzato da una forte propensione ad una visione più artistica della moda.

Carla Grimaldi è una violinista e compositrice, membro della band Blindur. Nebula è il brano che segna il suo debutto come solista. Per la presentazione del brano, Carla ha collaborato con il brand napoletano APNOEA, i due condividono ideali ed obiettivi comuni quali la sostenibilità ed il rispetto per l’ambiente. 

In questa collaborazione artistica trasversale, musica e moda viaggiano in parallelo, alternandosi a divenire l’una strumento e scenografia dell’altra: gli abiti scelti per il primo shooting sono, infatti, ispirati al singolo Nebula. La sua atmosfera interstellare è accompagnata da abiti che richiamano le suggestioni di viaggi attraverso galassie perdute, ispirandosi a paesaggi lunari e ad ambientazioni extra-planetarie, ricordando le tute degli astronauti o abiti potenzialmente alieni.

Noi di The Soundcheck abbiamo intervistato Carla per saperne di più sulla sua collaborazione con APNOEA.

Come è nata la collaborazione con APNOEA?

Ho conosciuto Pina Pirozzi ed Enzo della Valle in un modo totalmente casuale, ma dopo pochi minuti di conversazione mi era chiarissimo che fossero le persone giuste, questo perchè, oltre ad una pura affinità artistica, condividiamo molti punti di vista circa il ruolo dell’Arte e i messaggi che essa è in grado di lanciare. La loro scelta di utilizzare materiali non convenzionali e giacenze di magazzino per la realizzazione dei capi al fine di porre l’accento sulla questione sostenibilità e rispetto per l’ambiente, si sposa in pieno con i temi che affronterò in futuro con l’uscita di brani ispirati al Climate Change. Inoltre, APNOEA propone abiti sizeless, lanciando a mio avviso un importante messaggio di inclusività nel mondo della moda. Questi presupposti, insieme alla straordinaria bellezza dei loro capi, mi hanno totalmente colpita e da lì la volontà di collaborare. 

Quanto sono importanti, secondo te, le unioni di diversi mondi artistici? In particolar modo tra moda e mondo dello spettacolo?

Credo che la sinergia tra il mondo della moda e il mondo dello spettacolo sia estremamente importante. Un abito, infatti, può essere parte del messaggio artistico e sociale che si vuole lanciare, contribuendo in maniera importante nel creare l’immaginario desiderato. Mi viene in mente a tal proposito Björk, fonte d’ispirazione comune per me ed APNOEA, e in particolare la sua scelta di indossare l’abito-cigno di Marjan Pejoski alla cerimonia degli Oscar del 2001 con fine provocatorio, lanciando un importante messaggio sulla femminilità, e riproponendo poi il concept del cigno e l’abito stesso per l’album Vespertine.

Ultimamente sempre più musicisti si avvalgono della moda per trasmettere un messaggio, pensi che un musicista possa contribuire al lancio di un ideale di uno stilista e viceversa?

Assolutamente si! Musica e moda sono due rami dell’arte, e in quanto tali possono muoversi nella stessa direzione, enfatizzando l’una il messaggio dell’altra a seconda dei casi. Penso ad esempio a Taylor Swift, che è sempre stata molto sensibile alla questione della moda cruelty-free, a tal punto da avviare una vera e propria collaborazione per la creazione del suo merchandize sostenibile disegnato e creato apposta da Stella McCartney.

Come è stato far parlare un abito invece di uno strumento? È un’esperienza che ti piacerebbe riprovare?

Bellissimo, soprattutto perchè durante lo shooting, realizzato da Enrico Pascarella, ho avuto sempre il violino con me, ed io, il violino, e l’abito siamo diventati una cosa sola. È stata la prova che la collaborazione con APNOEA è stata azzeccata, e non vedo l’ora di indossare nuovi abiti per il prossimo shooting!

Sia tu che APNOEA avete come obiettivo la sostenibilità e il rispetto per l’ambiente, pensi che sia un ideale abbastanza condiviso nel mondo della moda o bisogna ancora lavorarci? Come vivi questo tema nella tua quotidianità?

Sicuramente i brand giovani stanno abbracciando questo ideale, ed è una cosa molto positiva ed importante, a mio parere. Spero che questa scelta venga sempre più condivisa, anche dai brand più famosi! Mi auguro che la scelta della sostenibilità non sia dettata solo da trend commerciali del momento, ma da scelte etiche. Per me, la sostenibilità è legata ai materiali e allo spreco, ma anche ai diritti dei lavoratori e all’accessibilità da parte dei consumatori. Dal canto mio, cerco nel mio piccolo di evitare di comprare, comprare, comprare, senza un senso. Mi domando sempre: questo abito mi serve davvero? Mi fa stare bene davvero? Cercando di allontanarmi, per quello che posso, dalla Fast Fashion

Mi incuriosisce la scelta di creare abiti sizeless, un aspetto sicuramente innovativo e attuale per il mondo della moda. Secondo te è una scelta solo di carattere etico o le motivazioni sono più ampie?

La scelta del sizeless, che tra l’altro affonda le sue radici nelle tradizioni orientali, non è solo legata all’etica, ma anche alla volontà di poter evitare di avere delle taglie invendute, e quindi affronta la questione sprechi. Personalmente poi, penso che l’intento di far aderire un abito non al corpo ma alla personalità di chi lo indossa lanci un importante messaggio di inclusione nel mondo della moda. Finalmente ci si allontana dal concetto per cui una donna debba rientrare in determinati canoni estetici per essere considerata bella o piacente. Stiamo compiendo i primi passi verso quella che spero diventerà una vera e propria svolta culturale.  

a cura di
Giulia Focaccia

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