Spider-man: No Way Home – Nel multiverso dei ricordi

Spider-man: No Way Home – Nel multiverso dei ricordi
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Spider-man: No Way Home è un film Marvel+Sony per la regia di John Watts, con Tom Holland, Zendaya, Benedict Cumberbatch, Willem Dafoe, Fred Molina e Jaimie Fox.

Trama

Dopo gli eventi di Far from Home, in cui Mysterio rivela a tutto il mondo che Peter Parker è Spider-man e lo incastra con un filmato facendo credere a tutti che sia il colpevole della sua morte, il nostro eroe si ritrova a dover affrontare l’opinione pubblica e le forze dell’ordine, che lo ritengono un pericoloso assassino.

Peter, scosso dalla situazione che vede anche i suoi amici Mj, Ned e sua zia May coinvolti, decide di chiedere aiuto a Doctor Strange.

Lo stregone, seppur inizialmente riluttante, decide di aiutarlo facendo un incantesimo per far dimenticare a tutti che Peter Parker è Spider-man, ma le cose non vanno esattamente come previsto e il povero Peter finirà dalla padella nella brace, trovandosi ad affrontare nemici provenienti da altri universi.

Io e Spider-man

Per me è sempre molto difficile essere obiettivo riguardo ai film sui supereroi, la difficoltà aumenta quando il supereroe in questione è Spiderman.

L’Uomo Ragno era l’eroe preferito di mio padre quando era bambino ed è diventato molto presto anche il mio.

Mi ricordo ancora quando, tornando da una missione in Kosovo che lo tenne lontano da casa per diversi mesi, mi portò come regalo un giocattolo di Spider-man gigante, o almeno così sembrava nelle mie mani, che parlava grazie a un pulsante sul petto.

Ero felicissimo.

A ripensarci adesso sembra quasi un passaggio di testimone: ‘Questo è stato il mio eroe per tanto tempo, ora è il momento che sia il tuo’.

Di conseguenza ad ogni film mi ritengo pienamente soddisfatto già dopo la seconda dondolata tra i palazzi.

Ma stavolta sarò obiettivo, promesso.

Alte aspettative

L’hype per questo film ha raggiunto livelli incredibili nel momento stesso in cui è trapelata l’ipotesi del multiverso, e non è difficile comprenderne il motivo.

Il tutto è stato potenziato dal fatto che sarebbe stato un film in collaborazione con Sony, casa di produzione che ci aveva regalato la trilogia di Maguire e i due film con Garfield.

I fan di tutto il mondo erano in visibilio, l’idea di poter rivedere i vecchi nemici di Spider-man ha portato ad innumerevoli teorie secondo le quali avremmo rivisto anche Tobey Maguire e Andrew Garfield.

Ovviamente non vi dirò se ci sono o meno.

Insomma, le aspettative erano altissime e, per quanto ci abbia provato con tutte le mie forze, non sono riuscito ad abbassarle neanche un po’.

Per capire il motivo vedi sopra.

Posso dire con tranquillità che queste aspettative, per quanto mi riguarda, non sono state affatto deluse, il film ha soddisfatto appieno la parte di me che è fan di Spider-man.

La parte cinefila invece era un po’ meno soddisfatta, ma l’ho mandata a dormire per quasi tutto il film.

Ma andiamo con ordine.

Quanti personaggi!

Questo film aveva l’arduo compito di riuscire a gestire due supereroi (Strange e Parker) e cinque villain (Doctor Octopus, Goblin, Electro, Lizard e Sandman).

La difficoltà stava nel dare il giusto minutaggio ad ognuno e una degna caratterizzazione.

Per quanto riguarda il minutaggio devo dire che se la sono cavata piuttosto bene, l’unico che ne risente un po’ di più è Strange ma, onestamente, me lo aspettavo, è pur sempre un film su Spider-man.

Per la caratterizzazione hanno, giustamente, deciso di riprendere quella dei personaggi che avevamo visto nei vecchi film ed essendo anche interpretati dagli stessi attori, non c’è stato nessun tipo di problema, anzi, alcuni di loro hanno aggiunto nuove interessanti sfumature.

Ovviamente le note di merito vanno date, in particolare, a quei fenomeni di Fred Molina e Willem Dafoe, che non hanno minimamente faticato a riportare sullo schermo i loro villain con interpretazioni magistrali.

Ottime prove attoriali anche di Tom Holland e Zendaya che sono riusciti a portare sullo schermo la stessa chimica che hanno come coppia nella vita reale.

Persino i personaggi comprimari hanno il giusto minutaggio e la giusta caratterizzazione, quindi sotto questo punto di vista c’è davvero poco da dire.

La crescita dell’eroe

Arrivati al terzo film era necessario che ci fosse un cambiamento da parte di Peter, una maturazione. E, per fortuna, c’è stata.

Stavolta l’atmosfera scanzonata e goliardica dei primi due film, seppur presente nella prima metà della pellicola attraverso i soliti sketch comici, lascia spazio ad una più cupa, infatti gran parte delle scene si svolge di notte.

Peter si ritrova ad affrontare scelte e momenti davvero difficili e, soprattutto, un vero cattivo come il Goblin, ed è evidente la sua crescita all’interno della pellicola.

C’è un chiaro contrasto tra il Peter Parker dell’inizio del film, quello a metà e quello alla fine.

Si potrebbe quasi dire che questi tre film siano serviti per raccontare le origini di questo Spider-man.

Il finale, poi, corona tutto questo processo di maturazione.

L’ho trovato perfetto e in linea con tutto quello che succede durante il film.

Ora veniamo alle cose che hanno funzionato un po’ meno.

Note dolenti

Innanzitutto il pretesto narrativo da cui scaturisce tutto questo casino, che è poi lo stesso che si vede nel trailer: un intoppo nell’incantesimo causato da Peter che, in sintesi, innervosisce Strange durante il processo.

Un po’ deboluccia come scusa.

Non è l’unico espediente narrativo forzato utilizzato all’interno della pellicola, ce ne sono anche altri che però non posso dire, causa spoiler.

Uno di questi però riguarda Strange e il motivo per cui non è presente nella parte centrale del film.

Ci sono forse un po’ troppi sketch comici, ma la Marvel ci ha abituati a questo con i 4000 film precedenti, quindi c’è poco da stupirsi.

Insomma, non è che la sceneggiatura faccia schifo, però è molto debole in alcuni punti e, francamente, poteva essere gestita meglio.

C’erano altre giustificazioni che potevano essere utilizzate per spiegare un evento di tale portata, una di queste era collegata alla serie ‘Loki‘, però comprendo che non abbiano voluto mettere un collegamento così importante ad una serie che magari non tutti hanno visto e che avrebbe potuto compromettere la visione del film.

Conclusioni

In conclusione, Spider-man: No Way Home, è sicuramente un film che vale la pena andare a vedere al cinema, che ha il pregio di riuscire ad emozionare i fan di diverse generazioni in modo magistrale e anche un po’ furbo.

Poter vedere questo Spider-man affrontare così tanti nemici ma, soprattutto, il Goblin di Willem Dafoe, è stato veramente impagabile.

In questo film si piange, si ride e ci si esalta.

Insomma, questo è un film che, se sei fan di Spider-man, non ti stancherai mai di guardare.

Uno di quelli che ti fanno tornare bambino, ai tempi in cui, quando stavi male e rimanevi a casa, ti guardavi i tuoi film preferiti senza preoccuparti dei problemi di trama, perché non capivi niente di cinema e non ti importava.

Volevi solo emozionarti e stare bene.

Perché, a volte, quando attraversiamo dei periodi brutti, non riusciamo a superarli, a trovare una soluzione.

Abbiamo bisogno di un eroe.

Poi quell’eroe arriva, e scopri che i tuoi problemi sono i suoi, che anche lui soffre e combatte.

Ma non si arrende e alla fine vince.

E quando vince sei felice anche tu.

Ed è a questo che serve il nostro lato bambino, a renderci felici con poco e, a volte, a vederci dall’esterno, con occhi diversi.

Per sentirci tutti un po’ eroi.

a cura di
Edoardo Iannantuoni

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