Videogiochi su grande schermo: il bello dell’orribile

Videogiochi su grande schermo: il bello dell’orribile
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Viaggio attraverso dieci (più bonus) orribili adattamenti cinematografici di serie videoludiche iconiche. Spoiler: alcuni film fanno il giro e sono talmente brutti che diventano godibili

Videogiochi e cinema. Pixel e celluloide. Tubo catodico e videoproiettore. Divertimento e… e… risultati ambigui. Diciamo la verità: la storia d’amore tra videogiochi e cinema non è mai stata idilliaca. Le intenzioni magari sono buone, autentiche, ma i risultati hanno spesso del tragicomico. La relazione tra i due medium si può sintetizzare nell’espressione “ridere per non piangere”. Ogni tanto, però, ci si adira anche un po’.

In attesa degli adattamenti di “The Last Of Us” e del reboot “Resident Evil: Welcome To Raccon City,” il qui presente scribacchino vi sbloccherà una serie di ricordi – forse più riconducibili a traumi – passando in veloce rassegna grandi orrori diventati cult e immondizia che è andata velocemente verso il bidone dell’oblio senza speranza di riciclo. Prendete i pop corn e partiamo.

Super Mario Bros. (1993)

Primo film in assoluto tratto da un videogioco, è l’emblema del prendere un successo videoludico e buttare tutto in caciara. Come non ricordare Toad che però viene “trasformato” in un Goomba. Come non ricordare Bowser che, probabilmente, ha del livore perché non inserito nello script di “Howard e il destino del mondo”.

Hanno gettato l’universo Super Mario in una sorta di presente quasi cyberpunk e con una premessa scellerata; risultato: un casino cosmico. Però ha delle gag talmente idiote tra Mario e Luigi e delle situazioni talmente imbarazzanti che è un piccolo cult. Talmente brutto che è impossibile non volergli bene. E poi c’è Bob Hoskins.

Che bel trailer. C’è tutto, ma non si capisce niente. AdoVo
DooM (2005)

Poco budget e The Rock miglior interprete tra tutti i presenti. Visivamente si ispira a DooM 3, il che ha permesso una dignitosa resa scenica e contenere i costi (due lamiere al posto di un inferno con improbabile CGI sono una manna dal cielo). Non è il film peggiore potrete mai vedere, ma ha tre difetti: ritmo senza senso, personaggi dal carisma pari a una scatola di cartone e scarsità di mostri. Sì. In quasi due ore di film vedrete al massimo 8 creature, la maggior parte delle quali nelle sequenze finali filmate in prima persona (carino omaggio al videogame e reso benino). Il resto, un po’ scialbo.

Double Dragon (1994)

I più piccoli non lo conosceranno, chi ha più di 30 anni avrà un misto di commozione e orticaria. Commozione per i ricordi legati al videogioco (oggi ingiocabile, ma per l’epoca bellissimo), orticaria per quella porcata di film che fa sembrare Street Fighter con Van Damme meritevole del Leone d’oro di Venezia. Classico Z movie anni ’90, prendetelo per tale.

Street Fighter – Sfida Finale (1994)

Come Super Mario Bros., è un film osceno diventato cult. Difficile destreggiarsi tra tutte le mini trame dei personaggi, ma Steven E. de Souza ha voluto cogliere la sfida. Persa clamorosamente. Eppure parliamo di colui che ha diretto “Commando”, “Die Hard” e “Dredd”, tamarrate incendiarie ma con carisma. Qui sembra di vedere il Commissario Logatto che scimmiotta il Tenente Colombo.

Blanka colorato con le tempere Giotto, Dhalsim che diventa pelato a causa di un’esplosione, Van Damme fa diventare Guile un tamarro del Cocoricò. Gli unici che si salvano sono Zangief stupido come la fame e Mr. Bison (solo perché vogliamo bene a Raúl Juliá). Menzione per Cammy: 20 secondi di screen per Kyle Minogue valgono più di due ore di tamarreide Van Dammeiana. Bruttissimo. Talmente brutto che ho appena comprato su Amazon l’edizione Blue-Ray.

Così va un po’ meglio
Street Fighter – La leggenda di Chun Lì (2009)

Forse una dose di morfina ti fa rimanere più sveglio. Kristin Kreuk, la Lana Lang di Smallville, ha solo due espressioni. Mr. Bison davvero è un criminale di una multinazionale? Sipario.

Max Payne (2008)

Se fino a ora abbiamo citato film butti ma tutto sommato quasi cult, qui parte l’incazzatura di livelli inumani, roba che Fracchia la belva umana potrebbe disintegrare Shin Godzilla. Max Payne è stato, per certi aspetti, un punto di svolta nel medium videoludico: con trama, sceneggiatura, atmosfera noir e doppiaggio eccellente ti immerge davvero in un’esperienza da film. Si trattava solo di prendere la sceneggiatura originale, NON cambiarla, scrivere un copione e assoldare buoni attori. Hanno fatto solo l’ultima cosa (in parte).

Una porcata immonda, in cui il dramma di Max Payne viene buttato dal balcone dopo 2 minuti, per poi trasformarsi in un action che non è né tamarro, né spettacolare. E la sequenza in cui lui si inietta la droga Valkiria… Mancava solo la musichetta di Super Mario quando prende la stellina e diventa invincibile. Per fortuna hanno interrotto il progetto di un seguito. Vade retro.

Non vi mostrerò scene o il trailer di quella porcata
Dead Or Alive (2006)

Di per sé la serie di videogiochi ha come unica peculiarità quella di avere introdotto una fisica apposita per i seni dei personaggi femminili. Il film è una carrellata di belle presenze, una versione un po’ più patinata dei film trasmessi in tarda serata su Rete 4 o su Tele Capri.

Tekken (2009)

Anonimo, per cui spenderò poche parole: in Tekken il protagonista Jin Kazama dovrebbe essere in forma, muscoloso e motivato da vendetta; invece è un ragazzetto a cui servirebbero delle scorte di integratori e Supradin. L’unica cosa buona del film è la presenza di Cary-Hiroyuki Tagawa, ovvero, lo Shang Tsung di “Mortal Kombat”. C’è anche un seguito, realizzato con 15.000 corone e una piantina di basilico, degno erede spirituale di Fist of the North Star.

Mortal Kombat

Il primo adattamento risale al 1995 ed è una piccola gemma. Budget esiguo (18 milioni di dollari), resa pupazzosa di taluni personaggi (Goro by Giochi Preziosi), ma gli abiti dei personaggi principali sono fedelissimi. Solo questo ha fatto irrigidire determinate parti corporee all’epoca. Non è un film bello, ma ha dalla sua il giocare sul non prendersi troppo sul serio ed è stata l’arma vincente, tant’è che ha guadagnato oltre 122 milioni di dollari. Godibile per quattro risate ancora oggi.

Mortal Kombat – Distruzione Totale

Prendete tutto ciò che ho scritto prima. Ribaltatelo. Scena indimenticabile: Raiden che in un’inquadratura ha i capelli lunghi e da quella successiva capelli corti a spazzola. “È un nuovo look”. È davvero una battuta del film.

Capito? Capito dove siamo arrivati? (cit. Richard Benson)
Bonus: Resident Evil – la saga

Il primo capitolo cinematografico ha da subito giocato d’astuzia: si dichiara ispirato al gioco, non è una trasposizione fedele, se non nelle atmosfere. Difatti, il primo Resident Evil con protagonista Milla Jovovich è un bel B Movie dove c’è tutto: dramma, mostri, jumpscare telefonati, sangue e un po’ di grezzume. I capitoli successivi… Beh, guardateli solo per vedere fino a che punto si sono spinti col non-sense (sempre meglio dei videogiochi Resident Evil 5 e 6, comunque). A breve uscirà “Welcome To Raccoon City”, sorta di reboot che mescola elementi del primo e del secondo capitolo. Chissà…

a cura di
Andrea Mariano

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Andrea Mariano

Andrea nasce in un non meglio precisato giorno di febbraio, in una non meglio precisata seconda metà degli Anni ’80. È stata l’unica volta che è arrivato con estremo anticipo a un appuntamento. Sin da piccolo ha avuto il pallino per la scrittura e la musica. Pallino che nel corso degli anni è diventato un pallone aerostatico di dimensioni ragguardevoli. Da qualche tempo ha creato e cura (almeno, cerca) Perle ai Porci, un podcast dove parla a vanvera di dischi e artisti da riscoprire. La musica non è tuttavia il suo unico interesse: si definisce nerd voyeur, nel senso che è appassionato di tecnologia e videogiochi, rimane aggiornato su tutto, ma le ultime console che ha avuto sono il Super Nintendo nel 1995 e il GameBoy pocket nel 1996. Ogni tanto si ricorda di essere serio. Ma tranquilli, capita di rado. Note particolari: crede di vivere ancora negli Anni ’90.

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