Il flop di Camihawke: “Per tutto il resto dei miei sbagli”

Il flop di Camihawke: “Per tutto il resto dei miei sbagli”
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Lo scorso aprile Mondadori pubblica un libro: Per tutto il resto dei miei sbagli di Camilla Boniardi, meglio conosciuta come Camihawke. L’esordio di un’influencer, o content creator (cambia poco), che in sole due settimane è stato capace di arrivare a 36mila copie, vale la pena di essere letto e recensito.

Camihawke si è fatta strada all’interno del mondo del web, vista la sua spiccata ironia e capacità di arrivare al suo pubblico in modo originale e sincero. Che piaccia o meno, conta poco, perché i numeri parlano chiaro: con 1,2 milioni di follower su Instagram, Camilla è una delle influencer più seguite d’Italia.

Il suo romanzo, perché di questo si tratta, non è il solito libro marchetta che prima o poi un’influencer decide di pubblicare. Già dalla prima pagina si intravede il grande impegno di Camilla che si è cimentata nel difficile mestiere di scrittrice, cosa che di solito non succede. Quasi sempre, infatti, chi non fa questo di professione si fa aiutare da un esperto. Ma vediamo i punti di forza e i punti deboli di questo lavoro. Si sarà vista questa mano inesperta? O abbiamo scovato un nuovo talento italiano?

Camihawke al TedEx di Rimini
La trama

La trama è molto semplice, anche troppo, azzarderei banale. Si tratta di una storia d’amore che vede come protagonisti Marta, la solita ragazza timida e insicura, piena di paranoie e problemi, e Leandro, cantante rock dall’animo poetico e sognante. Marta ha 25 anni e frequenta un’università che non le piace affatto, ha una migliore amica, Olivia, ed è fidanzata con Dario, un ragazzo insipido, incapace di renderla felice. La vita di Marta cambia quando incontra Leandro, il cantante della sua band preferita. I due si innamorano, ma una ex di lui scombussolerà tutto e Marta e Leandro saranno costretti a separarsi per due lunghi anni per poi ricongiungersi alla fine.

I problemi di Marta

Da dove iniziare.

La protagonista riconosce un suo profondo disagio: il voler piacere a tutti i costi, barattando perfino la sua vera personalità. Il giudizio degli altri è talmente importante che è disposta addirittura a cambiare se stessa. Il ragazzo con cui esce, Dario, è una di quelle tipiche persone per cui l’estetica è tutto: frequenta solo un determinato tipo di amicizie, si veste in un certo modo e passa il tempo libero solo in luoghi esclusivi. Marta è consapevole che quella vita è lontana dal suo ideale, ma nonostante questo cerca di raggiungere un’elite di persone che credono nel lusso e nello sfarzo, invece di disprezzarle. La relazione con Dario è a dir poco tossica, visto che Marta ha “l’ossessione di voler diventare l’oggetto del desiderio di Dario” e essere sempre perfetta per lui, addirittura arrivando anche a truccarsi la mattina prima che il suo fidanzato si svegli per non farsi vedere sciatta appena alzata.

Con queste premesse, in teoria, si ha un buon materiale, un ottimo punto di partenza, per scrivere un bel romanzo di formazione. Almeno dalle prime pagine l’argomento del libro sembra proprio questo. Riuscirà la nostra protagonista ad acquisire più sicurezza in se stessa, a mostrarsi così com’è senza avere sempre paura di essere giudicata? Affronterà un percorso psicologico che la farà crescere e maturare in questo senso? Spoiler: no. O meglio, non lo sappiamo, boh, forse sì, forse no.

Perché a peggiorare la situazione c’è la migliore amica, Olivia, che invece di farle rendere conto che la prima a cambiare deve essere lei, la intorta con tutti discorsi del tipo “tu meriti di più”. Sono gli altri a non essere alla sua altezza e lei dovrebbe spendere i suoi anni migliori in modo sano. Questi sono danni, più che consigli, perché in questo modo Marta si consola e si circonda di persone che non la mettono davanti ai problemi, anzi la esaltano e la premiano continuamente, facendo accumulare tanta di quella polvere sotto al tappeto che neanche ci fa più caso.

La relazione con Leandro

Leandro è il ragazzo perfetto. Lui non ha difetti, è buono, intelligente, poeta, e simpatico. Non so se nella vita reale può davvero esistere uno come lui.

Leggendo e ascoltando varie interviste a Camilla sul suo libro viene sempre fuori che questo amore raccontato è “antico” e “lento”. Perché? Perché Leandro contatta Marta tramite email e all’inizio comunicano così, con lettere lunghe e ragionate invece che con semplici messaggini. Ma, attenzione, non credo che basti questo per definire un amore “antico” e “lento”.

È vero che i due si scrivono parecchio prima di vedersi, e quella parte della storia è anche la più bella perché scopriamo come sono fatti i personaggi, ma quando poi si incontrano una prima volta e poi una seconda, sono già follemente innamorati. Si passa dalla fase della conoscenza all’amore in circa una pagina e mezzo, quindi altro che antico e lento! Qui si fa concorrenza a Flash.

I problemi di Marta pt.2

Marta è un personaggio inetto, una ragazza che non compie scelte. Si fa travolgere dalle cose che le accadono, ma lei non decide niente. Nonostante questo ha un’immensa fortuna ed è comunque capace di lamentarsi.

Marta frequenta un’università che non le piace e si laurea a pieni voti.

Per puro caso incontra un ragazzo che le fa fare un colloquio per un giornale e la assumono, senza che lei si sia mai sforzata di studiare qualcosa sul giornalismo o che abbia mai accennato, nel libro, a una minima passione per la scrittura o il mondo dell’informazione.

E quando Leandro dopo ben due anni di assenza e silenzio si fa avanti e le chiede di tornare con lui, Marta fa scegliere alla madre. Non sto scherzando. La protagonista era già pronta a perdonarlo alla sua prima frase, ma pensando ai due anni passati a piangere tra le braccia della madre, e non sapendo come giustificarle il ritorno con Leandro, organizza un incontro suocera-genero. Se Leandro avesse avuto la benedizione della madre sarebbe tornata con lui.

“Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai?” mi viene in mente.

Lo stile

Mi sento di fare un applauso a Camilla Boniardi per l’enorme sforzo. Scrivere un romanzo implica già una predisposizione mentale differente e impegnativa. Ancor più difficile se si tratta di un esordio.

L’inesperienza della scrittrice viene fuori in vari punti. I dialoghi a volte sono innaturali, come se parlassero i doppiatori dei film americani degli anni ’90. Le descrizioni di luoghi e personaggi spesso si basano su un solo organo sensoriale: la vista, mancano sensazioni tattili o uditive ad esempio. Questa potrebbe essere tanto una scelta stilistica (ma a volte si ha proprio la sensazione che le descrizioni siano monche, prive di qualcosa), quanto frutto dell’inesperienza.

Molti hanno criticato il linguaggio: troppo macchinoso e arzigogolato. In alcuni punti magari è vero, si poteva asciugare. Ma Camilla è una ragazza che legge moltissimo, e si vede, e che ha una grande proprietà di linguaggio. Quindi anche se alcune frasi sono lunghe e incastrate, la lettura non è affatto pesante, è un libro che si finisce in pochissimo tempo.

I flashback

Ciò che non si comprende sono questi continui rimandi, flashback, all’infanzia della protagonista. Perché? Non hanno né una ripercussione sul presente, né ci dicono qualcosa in più su Marta. Soprattutto alcuni sono semplici episodi di una qualsiasi bambina normale che non danno nulla in più. Solo una volta ha avuto davvero senso: il compleanno. Marta ha descritto questi bellissimi compleanni che faceva da bambina, in cui si sentiva grande e speciale per un giorno, mentre nel giorno del suo venticinquesimo compleanno il suo ragazzo Dario non si è nemmeno degnato di farle gli auguri. Era bello vedere questa dicotomia, questa netta differenza tra i giorni felici del passato e la tristezza del presente.

Per il resto hanno fatto solo innervosire. Come quando ha detto che da bambina aveva la passione per la recitazione che poi non ha più coltivato. Sarebbe stato bello mettere in luce anche qui la differenza tra una bambina che ha la passione per la recitazione e una ragazza che odia la sua università e che non sa cosa fare da grande. Il lettore ha la netta sensazione che Marta abbia boicottato i suoi sogni e nemmeno se ne rende conto.

In conclusione

Non so se era questo l’obiettivo dell’autrice ma il libro ha un target molto basso, direi prima adolescenza. Quando alla fine di un libro non apprendi nulla di nuovo o non vedi le cose sotto un punto di vista differente vuol dire che quel libro non era indirizzato a te. Il che non è una cosa sbagliata, ma non credo che questo fosse l’obiettivo di Camilla Boniardi.

a cura di
Ilaria Mazza

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