“Searching for Sugar Man”, il cantautore che non sapeva d’essere un simbolo

“Searching for Sugar Man”, il cantautore che non sapeva d’essere un simbolo
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Prima di leggere a proposito di questo documentario, premi play. La storia dello Sugar Man è probabilmente una delle più belle ed intrecciate che la musica sappia tessere, una storia che solo con l’interesse del regista Malik Bendjelloul si è saputa ordinare e raccontare: quella di un cantautore vagabondo e senza denaro ma primo nelle classifiche a Città del Capo, in Sudafrica.

Searching for the Sugar Man racconta la storia di Sixto Rodriguez, musicista randagio, che negli anni ’70 girava i palchi di Detroit con chitarra ed un atteggiamento da anti-divo (si esibiva di spalle), suonando qualcosa di molto vicino a Bob Dylan, Nick Drake ma con molte meno ambizioni. Dopo aver pubblicato due album, Cold Fact e Coming From Reality, ed aver ricevuto non troppi riscontri, leggende e voci di corridoio danno Sixto per morto, scomparso. Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, la sua musica ed i suoi testi diventavano simbolo di anti-oppressione in Sudafrica. Rodriguez diventa un simbolo di protesta contro l’Apartheid, ma lui non lo sa.

Sixto Rodriguez
Documentario e musica

Il documentario ha una struttura interessante: è diviso fra passato e presente. Nel passato si ripercorrono immagini, si ricostruisce come per Sixto svanì il sogno di diventare il nuovo Bob Dylan, di come sparì, attraverso interviste alle figlie e a suoi vari collaboratori musicisti del passato. Racconta di come le sue canzoni semplici ma dai testi profondi e rivoluzionari hanno fatto da sottofondo a proteste e battaglie di ampio spessore, e di come l’artista non ne fosse a conoscenza e non ne abbia mai guadagnato nulla. Racconta di come molti fan Sudafrica cercavano l’artista, di come fosse dato per morto, o addirittura di come si dubitasse della sua esistenza. Il regista raccoglie intelligentemente tutti i tasselli che raccontano di Rodriguez e della sua musica, per poi, nella seconda parte, nel presente, chiudere il cerchio con l’intervista a Sixto stesso. Timido, riservato, felice: tutt’altro che una rockstar.

Il docu-rock raccoglie tutti questi elementi e ne fa un racconto omogeneo che gioca sul mistero dell’artista maledetto e che poi si scioglie in un happy ending. Nel 2013 questo lungometraggio viene premiato con l‘Oscar per miglior Documentario. Sixto, invece, torna in tour e si gode finalmente il suo successo. Alla domanda Che fina ha fatto lo Sugar Man? il documentario risponde con la prima traccia del suo primo disco che, profeticamente, risponde “Sugar Man, you’re the answer that make my question disappear“. Una visione ed un ascolto fortemente consigliati.

a cura di
Nicolò Angel Mendoza

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