Orietta Berti, “La mia vita è un film”. E che film!

Orietta Berti, “La mia vita è un film”. E che film!
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Queen Orietta vincitrice di tutto in questo Sanremo 2021. Recensione di musica senza tempo fuori posto

In questa settantunesima edizione del Festival – anzi, Festivàl – di Sanremo, preda di autotune, nuove-non-nuove proposte e di ciò che (giustamente) rispecchia la musica italiana odierna, Orietta Berti si insinua come un anaconda tra i palazzi della modernità.

Un’altra epoca, un’altra classe, un altro modo di porsi. Orietta è una delle ultime esponenti del cosiddetto bel canto e l’ha confermato sul palco dell’Ariston nel 2021. La sua Quando Ti Sei Innamorato ha condotto tutt’altra gara e, se vogliamo, è stata anche premiata dal pubblico con un generoso e pregiatissimo nono posto, sopra Arisa, Lo Stato Sociale e Renga, tanto per citare alcuni nomi altisonanti.

La Mia Vita È Un Film è un album che calza a pennello su Orietta: ventidue abiti eleganti, ogni tanto demodé, altre volte sfarzosi, ma che porta con estrema grazia, rifrancano in un certo senso anche l’animo di un metallaro come il sottoscritto.

C’è un’erudizione di fondo che oramai nella maggior parte della musica contemporanea e nella quasi totalità della rotazione mainstream è mera chimera. Persino Io che amo solo te, tra i classici intramontabili di Sergio Endrigo, viene cucita su di lei grazie al prezioso contributo delle Deva.

La cover “old school”
Altri tempi

Un meraviglioso anacronismo che, al di là della voglia di duettare con Naziskin e fuggire da tre pattuglie della polizia, si rende apprezzabile anche oggi, tra una Trap sull’orlo del tramonto e un autotune che sfreccia sull’autostrada della perdizione. Orietta si destreggia con coraggio e rispetto ora sulle cuciture del Jazz notturno di Un minuto in più e Vedi come va, ora in venti di memoria estiva con Siamo diversi.

Ci si addentra anche nell’amore d’epoca moderna, con Un like sulla tua foto, anche se il risultato è un classico pop italico di circa 20, 25 anni fa. Si apprezza comunque il tentativo, soprattutto se risulta divertente e si percepisce il divertimento della stessa Orietta nella “filastroccante” La mia storia tutta in O.

Io avevo il Devoto-Oli

Oggi c’è Wikipedia, ai miei tempi il Devoto-Oli. Una volta c’era Canzonissima, ora i daily mix di Spotify. Non esiste più il ballo della mattonella, al massimo il twerk sul posto. Questo per dire che le epoche si susseguono, avvengono delle evoluzioni e dei cambiamenti che viviamo e a cui, spesso inconsciamente, ci adattiamo. Orietta Berti no. Lei, cristallizzata in un tempo ormai scomparso, ne è tuttavia consapevole. Proprio per questo, forse, La mia vita è un film risulta sì proiettato nel passato, ma con una freschezza tale da avere comunque un suo senso d’esistere in un presente fatto di autotune, meme e coprifuochi.

Se gli Iron Maiden ancora sono sulla cresta dell’onda, non vedo perché non debba non esserlo anche Orietta. Lo scribacchino metallaro ha parlato.

a cura di
Andrea Mariano

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Andrea Mariano

Andrea nasce in un non meglio precisato giorno di febbraio, in una non meglio precisata seconda metà degli Anni ’80. È stata l’unica volta che è arrivato con estremo anticipo a un appuntamento. Sin da piccolo ha avuto il pallino per la scrittura e la musica. Pallino che nel corso degli anni è diventato un pallone aerostatico di dimensioni ragguardevoli. Da qualche tempo ha creato e cura (almeno, cerca) Perle ai Porci, un podcast dove parla a vanvera di dischi e artisti da riscoprire. La musica non è tuttavia il suo unico interesse: si definisce nerd voyeur, nel senso che è appassionato di tecnologia e videogiochi, rimane aggiornato su tutto, ma le ultime console che ha avuto sono il Super Nintendo nel 1995 e il GameBoy pocket nel 1996. Ogni tanto si ricorda di essere serio. Ma tranquilli, capita di rado. Note particolari: crede di vivere ancora negli Anni ’90.

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