La maledizione del bambino

La maledizione del bambino
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Ci sono trame leggendarie che rendono il mondo dello sport un luogo misterioso e sinistro. Intrighi e meccanismi al limite della coincidenza, personaggi e storie alla stregua del paranormale. E di paranormale si parla in questo piccolo viaggio verso la East Coast americana, dove in tempi remoti, in cui il bianco e il nero teneva il banco dei ricordi e delle immagini, nasceva la disputa, la diatriba, la guerra che ha acceso il campanilismo in tutto il mondo, quella tra i Red Sox di Boston e i cugini degli Yankees di New York (ed ovviamente, Babe Ruth).

Yankees ny red sox
Baseball, che passione!

Una maledizione che ha visto la vecchia colonia Irlandese per eccellenza restare a guardare per 86 infiniti anni le altre squadre vincere le tanto ambite World Series.

Si parla di baseball ovviamente, di senso di appartenenza, di odio e scherno, di vizi e musical, di sortilegi e sopratutto di un campione, il più grande della storia mondiale: Babe Ruth. Questa è “Maledizione del bambino”, questa è la storia dell’uomo dei record.

Chi era Babe Ruth?

George Herman “Babe” Ruth detto anche “il Bambino” o “The Sultan of Swat” nasce a Baltimora il 6 febbraio 1895, è stato uno degli sportivi più influenti del ‘900, letteralmente definito come l’uomo dei record. Ruth si impose sia come lanciatore, sia come battitore, detenendo per 39 anni la leadership di fuori campo andati a buon fine nell’arco di una carriera, ben 714.

George Herman “Babe” Ruth

Mancino per antonomasia, grande bevitore nonostante il proibizionismo, amante del buon cibo e donnaiolo infaticabile, Babe amava fare di testa di sua, sapendo di essere il numero uno incontrastato del settore, sceglieva la sua vita senza andare al risparmio, sopratutto di notte.

Ribelle e generoso d’animo, visitava puntualmente orfani e bambini malati negli ospedali per sopperire plausibilmente ad una vita di eccessi.

Nel 1936 viene introdotto nel “Baseball Hall of Fame”.
Tutt’ora è l’icona storico sportiva più amata al pari di Mohamed Ali o Michael Jordan negli Stati Uniti.

Perché la maledizione del bambino?

Tra le polemiche dei supporters dei Red Sox, il 3 gennaio 1920 Harry Frazee vendette Ruth ai cugini degli Yenkees per finanziare svariati e fallimentari spettacoli a Brodway per la cifra di 125.000 dollari. Venne commesso quello che i tifosi chiamano tutt’ora “The Crime of the Century”. Fino a quel momento la compagine di Boston era considerata la miglior selezione americana grazie ai 5 titoli vinti sui 15 giocati nella giovane storia della lega (1903, 1912, 1915, 1916, 1918), fino a quel periodo la sponda di New York non era riuscita a qualificarsi anche ad una sola World Series, ovvero lo step finale della stagione professionistica che avrebbe sancito i campioni del mondo.

Nei primi quattordici anni, la “maledizione del Bambino” fu per i Red Sox terribile: ultimi per nove volte, penultimi per due, si riaffacciarono alla post-season solo nel 1946. Negli stessi anni gli Yankees, con cui nel frattempo cominciò una delle rivalità storiche dello sport professionistico americano e mondiale, vinsero ben 10 titoli.

Le origini

La maledizione o il declino di Boston partì nel 1918 quando Babe calcava ancora il terreno di Fenway Park, la leggenda vera e propria però è un fenomeno di costume attribuibile ai primi anni ‘90 e al libro scritto dal giornalista sportivo Dan Shaughnessy “the curse of the Bambino”.

Il libro narra l’avvicendarsi e l’inversione dei successi tra le due città della costa est, esamina le trame spesso fantasiose ma senza dubbio intriganti che legano la cessione del gioiello Ruth al digiuno quasi novantennale dei “calzini rossi”.

Boston lottava contro la storia e contro gli spettri, e nel 1992 dopo l’uscita del libro di Shaughnessy sugli spalti dello Yenkee Stadium si alzarono cori e apparvero magliette e cartelloni di scherno con raffigurato Babe Ruth legato al digiuno interminabile dei cugini meno titolati. La leggenda era divenuta a tutti gli effetti il pane quotidiano sulle tavole sportive americane.

Doti soprannaturali o semplice campione?

Correva l’anno 1921 e Babe fu invitato alla Columbia University per sottoporsi ad alcuni test fisici e non. I dottori rimasero strabiliati dagli esiti. I risultati affermavano che il lancio che riusciva a colpire con la massima potenza era appena sopra al ginocchio, nella zona dell’angolo esterno. In assenza di vento quando centrava il colpo e con la mazza che si muoveva ad una velocità di 34 metri al secondo, la palla riusciva a raggiungere 140-150 metri di distanza.

Altra conclusione clamorosa fu un test clinico di fermezza, esso consisteva nell’inserire una barra in piccoli fori di misure diverse. I suoi occhi rispondevano agli impulsi luminosi in una stanza buia 20 ms (millisecondi) più velocemente di un soggetto medio, dato estremamente utile nell’inquadrare la palla non appena lasciava la mano del lanciatore. Su 500 partecipanti al test arrivò ovviamente primo.

Quindi gli scienziati e i dottori confermavano la tesi degli appassionati di baseball: Babe Ruth custodiva doti soprannaturali.

Emblematiche le parole del suo compagno di squadra Joe Dugan: “Nato? Diavolo, Babe Ruth non è nato! Quel figlio di puttana è caduto da un albero!”

Il 25 maggio 1935 al Forbes Field di Pittsburgh Babe consacrò il suo 714esimo fuori campo, dando vita ad un record che perdurò per 39 anni, il 2 giugno seguente si ritirò dall’attività professionistica.

Babe e il Football Americano

Un aneddoto molto curioso è quello che vede l’arrivo di Babe ai New York Yenkees come la rampa di lancio di un altro sport che negli States veste la sacralità della Bibbia stessa.

Paradossalmente il suo arrivo obbligò George Halas, esterno e giocatore modesto ad abbandonare guanto e mazza per dedicarsi al Football Americano, questa sliding doors sportiva ha portato alla fondazione degli storici Chicago Bears e nientemeno alla fondazione della NFL.

Babe, la musica, il Celtic Punk, e la rivincita di Boston

Può sembrare non esserci una connessione tra le diavolerie e le imprese strepitose di Babe con l’ anima di un pentagramma. Invece la storia e le pagine che sono state scritte, portano come nel più classico dei racconti fantastici ad uno strascico musicale inevitabile, porta a tributi dettati dalla dedizione e a rivincite che sanciscono la fine di quelle storie che fine sembravano non dovessero averne.

La musica prende i connotati di mostri sacri come il “Bambino”, questo giro neanche a farlo apposta parliamo nientemeno che dei Babe Ruth, la band.

Questa band che sfoggia del rock britannico si forma ad Hatfield, piccola cittadina di nemmeno 30000 anime nella contea dell’Hertfordshire in Inghilterra. Attivi nella prima metà degli anni’70 e poi riformatasi nel più recente 2005 la band raggiunge un discreto successo negli Stati Uniti più che in terra britannica, plausibilmente anche grazie al nome che oltre oceano non lascia minimamente indifferenti.

I singoli più interessanti sono senza dubbio “The Mexican” e “Wells Fargo”.

Due passi a Boston

Voliamo invece a Boston nel leggendario Fenway Park, perché come abbiamo detto in precedenza nel 2004 la maledizione del Bambino dopo 86 anni viene spezzata e i Red Sox nell’incredulità più assoluta e nell’idillio sportivo senza precedenti riconquistano le World Series e tornano sul tetto del mondo.

La vittoria sui St.Luis Cardinals, (in passato, nelle sporadiche apparizioni alle fasi finali delle World Series avevano dato costanza alla maledizione soffocando ogni sogno di gloria dei Sox proprio sul più bello) fu schiacciante, questa volta crollarono sotto un perentorio 4 a 0 che non lasciò repliche.

Qui i Dropckick Murphys, celtic punk band per eccellenza esercitò l’amore e lo mescolò alla musica dedicando il singolo “Tessie” a tutta la città dopo la lunghissima attesa.

Una vera dichiarazione d’amore

Una dichiarazione d’amore, uno stato di arrivo che in realtà divenne un nuovo punto di partenza visto che i Red Sox si ripeteranno vincendo ancora nel 2007, 2013 e 2018. Una grido d’appartenenza che prende le voci di migliaia di tifosi in vita, di anime in attesa di trapassare col trofeo non goduto nella parentesi terrena ed essere finalmente libere.

Tessie è la rivincita, la gioia della vittoria, una pentola che esplode sotto il vapore di una pressione incontenibile, un omaggio allo sport e alla costanza che solo l’amore nei confronti della squadra della propria città può donare. Per questo Ken Casey, fondatore, bassista e cantante dei Murphys si diletta spesso e volentieri come commentatore televisivo dei Red Sox per l’appunto e per la squadra di hokey dei Boston Bruins.

Il video clip ovviamente è stato girato tra le mura amiche di Fenway Park e nel 2020 in piena emergenza COVID-19 la band figlia di Boston suonò in concerto al proprio interno, regalando ai fan e ai tifosi uno show di oltre due ore con la partecipazione straordinaria di Bruce Springteen.

Per intenderci…

Mescolare la musica alle storie di sport può apparire come una grande forzatura, ma la curiosità della ricerca fa emergere dal fondale del tempo tante analogie che lasciano la pelle d’oca lungo la schiena per l’assurdità e la spiritualità che sprigionano.

Si vive la storia tramite i volti e le gesta, tramite i sensi e gli esempi di personaggi straordinari e di eventi irripetibili, un lungo viaggio appena partito. Sintonizzato sulla radio della storia.

Babe Ruth morì di cancro alla gola il 16 agosto del 1948, tutt’ora al 216 di Emory Place a Baltimora si trova il Babe Ruth Museum, a due isolati dallo stadio, dove i genitori gestivano un saloon.

Il 13 giugno 1948 la maglia numero 3 dei New York Yenkees venne ritirata per sempre in suo onore.

Onore quindi alla leggenda del più grande e influente giocatore di baseball mai esistito e alle sue fantastiche storie scaturite da un mito intramontabile.

TESSIE

Tessie is the Royal Rooters rally cry
T essie is the tune they always sung
Tessie echoed April through October nights
After serenading Stahl, Dineen and Young
Tessie is a maiden with the sparkling eyes
Tessie is a maiden with the love
She doesn’t know the meaning of her sight
She’s got a comment full of love
And sometimes when the game is on the line
Tessie always carried them away
Up the road from Third Base to Huntington
The boys will always sing and sway

Two! Three! Four!

Tessie, Nuff Ced McGreevy shouted
We’re not here to mess around
Boston, you know we love you madly
Hear the crowd roar to your sound
Don’t blame us if we ever doubt you
You know we couldn’t live without you
Tessie, you are the only, only, only

The Rooters showed up at the Grounds one day
They found their seats had all been sold
Mcgreevy led the charge into the park
Stormed the gates and put the game on hold
The Rooters gave the other team a dreadful fright
Boston’s tenth man could not be wrong
Up from Third Base to Huntington
They sang another victory song

Two! Three! Four!

Tessie, Nuff Ced McGreevy shouted
We’re not here to mess around
Boston, you know we love you madly
Hear the crowd roar to your sound
Don’t blame us if we ever doubt you
You know we couldn’t live without you
Tessie, you are the only, only, only

The Rooters gave the other team a dreadful fright
Boston’s tenth man could not be wrong
Up from Third Base to Huntington
They sang another victory song

Two! Three! Four!

Tessie, Nuff Ced McGreevy shouted
We’re not here to mess around
Boston, you know we love you madly
Hear the crowd roar to your sound
Don’t blame us if we ever doubt you
You know we couldn’t live without you
Tessie, you are the only, only, only

Don’t blame us if we ever doubt you
You know we couldn’t live without you
Boston, you are the only, only, only
Don’t blame us if we ever doubt you
You know we couldn’t live without you
Red Sox, you are the only, only, only

A cura di
Vasco Bartowski Abbondanza

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