Nina che disagio: una storia di emancipazione e coraggio

Nina che disagio: una storia di emancipazione e coraggio
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Nina è una ragazza come tante, se non fosse per l’estrema ansia e la timidezza che le impediscono di fare molte cose, anche quelle più banali, che la vita richiede: intavolare una conversazione con qualcuno, chiedere un’informazione ad uno sconosciuto, godersi una festa o affrontare un colloquio di lavoro.

Oltre a ciò, ha tantissima paura dell’altezza e non riesce a sostare sopra un balcone, e guardare di sotto, senza sentire mani e piedi che formicolano e un gran vuoto alla pancia.

Insomma, le stesse sensazioni che prova quando tenta di fare qualcosa che la spaventa profondamente.

Una sera, dopo l’ennesima delusione per la sua incapacità comunicativa, incontra una simpatica vecchietta, alla quale racconta i suoi disagi. Lì per lì l’anziana signora sembra non prestarle ascolto, anzi a dire il vero sembra proprio matta, quindi Nina torna a casa e non ci pensa più.

Ma la mattina dopo, si sveglia, e di fianco a lei… c’è un’altra Nina! Una Nina perfettamente identica, che dorme al suo fianco. Uguale come aspetto fisico, ma molto diversa per carattere e temperamento. Questa nuova Nina si trova perfettamente a proprio agio in mezzo agli altri, ostenta sicurezza e riesce ad intrattenere diverse conversazioni con spontaneità. Inoltre, in poco più di 24 ore, le procura un lavoro e un appuntamento con un ragazzo conosciuto ad una festa.

Tutto sembra procedere per il verso giusto grazie alla seconda Nina, finché non inizia a metterla nei guai rovinandole il rapporto con il ragazzo che le piace e con la sua migliore amica. La seconda Nina non si fa problemi a prendere in giro gli altri per perseguire i propri scopi, a rispondere male alla gente e a rovinare i rapporti interpersonali.  

E così scopriamo che è Nina a dover fare i conti con l’altra parte di sé: quella che (sembra) non aver paura di niente e che svolge le azioni che a lei paiono impossibili, come nulla fosse.

E ben presto scopre che le peculiarità della seconda Nina, non sono sempre così positive: il suo atteggiamento, talvolta menefreghista e arrogante, fa allontanare le persone a cui vuole bene, e non offre una bella immagine di sé agli altri.

Nina capisce che certi lati del suo carattere non vanno cambiati: la bontà d’animo, la sensibilità verso il prossimo e il suo essere diversa, e quindi non omologata, sono tutte cose positive. Mentre la sicurezza e certe caratteristiche dell’altra Nina, le servono per affrontare le cose che non riesce a superare. Ciò che serve è un equilibrio tra le due parti.

Nina capisce che ha bisogno di doversi lasciare andare, letteralmente.

Vede alla tv un gruppo di persone che si lanciano col paracadute e si ricorda di una frase pronunciata dalla sua maestra:

“L’eroe non è colui che non ha paura, ma colui che non si lascia fermare da essa.”

Nina, quella reale, rimane affascinata dal coraggio che quei paracadutisti dimostrano lanciandosi nel vuoto, e riflette sulla frase sentita a scuola.

Ciò che deciderà di fare, in seguito, ha dell’incredibile… ma non facciamo spoiler.

Nina che disagio è l’opera d’esordio dell’autrice Ilaria Palleschi, uscita nel 2018 ed edita da BAO Publishing. Diplomata all’Istituto Europeo del Design di Roma, la Palleschi fonda assieme ad alcuni colleghi, lo Studio di illustrazione Studio Pilar, e nel 2012 inizia a lavorare come freelance per delle case editrici e di moda.

Il suo tratto è morbido e privo di fronzoli, ma davvero incisivo. Le tavole, talvolta molto grandi, occupano anche tutta la pagina, per enfatizzare le situazioni rappresentate. La lente d’ingrandimento, spesso, è puntata sul viso di Nina, per evidenziarne le emozioni, le vere protagoniste della vicenda.

Una cosa molto interessante del fumetto è che viene mostrata anche la grande passione di Nina per l’illustrazione (forse la volontà dell’autrice di inserire una nota autobiografica), passione che lei vorrebbe far diventare un lavoro, ma che gli altri vedono con ilarità. Non come un impiego serio, per intenderci. Ma per lei è una forma di espressione di sé, che va oltre i limiti che ha nella vita vera. Una parte fondamentale della sua esistenza.

La tematica che affronta in quest’opera è senz’altro condivisa da molti: chi non ha mai provato le stesse sensazioni di Nina in quest’epoca, così frenetica? Con tutte le pressioni a cui siamo sottoposti ogni giorno, al lavoro e nelle situazioni sociali?

Insomma, anche se non siamo persone particolarmente ansiose, ognuno di noi può facilmente immedesimarsi, in almeno una situazione, che ha vissuto Nina.

Ecco perché l’opera grafica della Palleschi è imperdibile ed estremamente attuale.

A cura di Silvia Ruffaldi

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Silvia Ruffaldi

Silvia Ruffaldi

Silvia ha studiato Scienze della Comunicazione a Reggio Emilia con il preciso scopo di seguire la strada del giornalismo, passione che l’ha “contagiata” alle superiori, quando, adolescente e ancora insicura non aveva idea di cosa avrebbe voluto fare nella vita. Il primo impatto con questo mondo l’ha avuto leggendo per caso i racconti/reportage di guerra di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani. Da lì in poi è stato amore vero, e ha capito che se c’era una cosa che voleva fare nella vita (e che le veniva anche discretamente bene), questa doveva avere a che fare in qualche modo con la scrittura. La penna le permette di esprimere se stessa, molto più di mille parole. Ma dato che il mestiere dell’inviato di guerra può risultare un tantino pericoloso, ha deciso di perseguire il suo sogno, rimanendo coi piedi ben piantati a terra e nel 2019 ha preso la laurea Magistrale in Giornalismo e cultura editoriale all’Università di Parma. Delle sue letture adolescenziali le è rimasto un profondo senso di giustizia, e il desiderio utopico di salvare il mondo ( progetto poco ambizioso, voi che dite ?).

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