DiscOttanta – Sono solo canzonette di Edoardo Bennato

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Nei miei sogni di bambino la chitarra era una spada, chi non ci credeva era un pirata

Da Sono solo canzonette – Edoardo Bennato

Reduce dal successo di Burattino senza fili, Edoardo Bennato il 1 aprile del 1980 pubblica il suo settimo album Sono solo canzonette. In realtà è doveroso ricordare che il cantautore napoletano, sempre nel 1980, compie una rischiosa operazione facendo pubblicare, dopo ben tre anni di silenzio, un altro disco dal titolo Uffa Uffa.

Ogni favola è un gioco

Come in Burattino senza fili dove l’ispirazione principale era il Pinocchio di Collodi, anche Sono solo canzonette è un concept album che prende spunto dalla favola di Peter Pan creata dallo scrittore scozzese James Matthew Barrie. Bennato sembra impersonarsi con l’eroe della fiaba, esaltandone l’istinto di volare ed essere liberi senza farsi persuadere dalle regole della ragione dettate dagli adulti.

Sono solo canzonette

Come nel disco precedente Bennato dimostra di essere un istrione giocando coi generi. Non solo il cantautore-menestrello folk con chitarra, armonica e kazoo ma un artista che sa creare brani di potente rock blues, che a tratti si serve dell’uso ironico dell’operetta insieme a sprazzi di jazz. Anzi, i vari generi sono elemento portante del messaggio, della forza dissacrante di Edo nel descrivere oppressi e oppressori insieme all’ipocrisia dei benpensanti.

Le canzoni dell’album

Ma che sarà, primo brano del disco, in realtà fa da introduzione al concept. E si parte alla carica, con le percussioni di Tony Cercola aka Esposito, il basso funky di Paolo Donnarumma e il sax di Enzo Avitabile. Il testo insiste sulla necessità di provare a volare per distaccarsi dal pensiero convenzionale.

Un rock’n’roll in piena regola è invece Il rock di Capitan Uncino. Come in una pièce teatrale Bennato qui fa da mattatore interpretando il cattivo. Dal testo sembra ci sia un attacco all’estremismo brigatista ancora attivo e che sarà drammaticamente profetico durante l’estate dello stesso anno (per smuovere la gente / non servono i discorsi / ci vogliono le bombe”).

Il successivo Nel covo dei pirati invece sembra riprendere, quasi ai limiti dell’auto-plagio La fata, brano contenuto ne Burattino senza fili. Anche qui Bennato dimostra di essere stato fra i pochi a esaltare nelle sue canzoni la figura della donna e la sua emancipazione. Il personaggio in questione per rimanere fedele alla favola, è Wendy, l’amica di Peter Pan.

Altro personaggio invece quello descritto ne Dopo il liceo che potevo far. Spugna, l’uomo fidato e devoto a Capitan Uncino che ha rinunciato a tutte le sue ambizioni per seguirlo. Un riferimento a chi si accontenta nella vita di seguire la strada più facile rimanendo assoggettati alle convenzioni (Fare buon viso a cattivo gioco). Bennato dimostra di essere a suo agio anche con un accompagnamento in pieno stile Dixieland Jazz.

Seconda stella a destra.

Siamo giunti così a uno dei pezzi più rappresentativi e più richiesti nei suoi concerti: L’isola che non c’è. Bennato traspone la famosa isola della favola, dove Peter Pan viveva e giocava permettendogli di non diventare adulto. L’isola raffigurata come il luogo ideale che apparentemente non esiste ma in cui ognuno può trovarne la strada realizzando i propri sogni e le proprie aspirazioni senza farsi influenzare dai saggi e maturi.

In Rockcoccodrillo abbiamo un’altra rappresentazione di un personaggio della fiaba con tanto di ticchettio della sveglia incluso in una particolare veste quasi teatrale.

Tutti insieme lo denunciam è un brano che usa lo stile dell’operetta con cantante soprano e baritono; rappresentano le lamentele dei genitori nei riguardo del pazzo ciarlatano Peter Pan.

Il disco si chiude con Sono solo canzonette. Qui è Bennato – Peter a parlare descrivendo la sua figura, le sue aspirazioni, la sua identità e appartenenza di artista. Sopratutto Bennato prende le distanze da quella classe politica che vorrebbe servirsi del suo personaggio controcorrente, usandolo come portavoce delle loro finalità (riferimento al partito comunista di allora).

La leggenda racconta che il titolo del brano fu dato da Enzo Jannacci che stava registrando il suo disco “Ci vuole orecchio” nello stesso studio ( il mitico Castello di Carimate, già citato in questa rubrica riguardo ai dischi usciti in quell’anno). Quella frase è il manifesto della logica- Bennato: non vi offro soluzioni perché, alla fine sono solo canzoni, ma sono uno spunto per far capire e pensare.

Quel disco, tuttora, è il più venduto di Edoardo Bennato. In quell’anno visse poi un vero e proprio trionfo suggellato dai concerti di San Siro, del Comunale di Torino e del San Paolo di Napoli.

a cura di
Beppe Ardito

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Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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